Si sa che le case poco abitate deperiscono rapidamente; così i palazzi. A Venezia in particolare il degrado cresce oltre la norma e i ripristini, le ristrutturazioni, i restauri rischiano di gravare sui bilanci in misura insostenibile. A due anni dal restauro, Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa necessitava di una rivitalizzazione che gli desse un po' di aria, così, dopo una mostra dedicata a Giorgione (pittore sul quale incombe il rischio dell'inflazione), oggi se n'è aperta una dedicata a Bosch, ideata da Vittorio Sgarbi, il quale, da par suo, è a conoscenza del fatto che le tavole esposte per quasi un ventennio a Palazzo Ducale, raffiguranti la Visione dell'aldilà, il Trittico di Santa Liberata e il Trittico degli eremiti, dipinte dal maestro olandese tra il 1503 e il 1510, appartenevano alla grande collezione del cardinale Domenico Grimani. È una ragione sufficiente per trasferirle nella loro sede originaria, Palazzo Grimani, in un'esposizione che sarebbe bello diventasse permanente, e contribuire così al rilancio del bel edificio rinascimentale, che fu dapprima di Antonio Grimani, doge per soli due anni, e poi del figlio, il cardinale Domenico, raffinato collezionista di quadri e di sculture in parte finite nel Museo archeologico di Venezia. Antonio Grimani fu eletto doge in un momento di depressione della Serenissima, tale che gli elettori puntarono su di lui non perché gli riconoscessero particolari doti, ma perché era straricco. Aveva fatto i soldi con la mercatura, ma non poteva ostentare alcun titolo nobiliare. Suo figlio Domenico era di ben altro spessore intellettuale e, beneficiando del patrimonio paterno, si era potuto permettere di dedicarsi agli studi, traducendo testi di San Giovanni Crisostomo e acquistando la biblioteca di Pico della Mirandola. Prende il nome del Grimani lo stupendo Breviario miniato, oggi alla Biblioteca Marciana che da gennaio verrà esposto nel palazzo di Santa Maria Formosa. Qui è ancora visibile la Nuda di Giorgione, rosea larva d'affresco ritenuto bellissimo, che il visitatore medio fatica a immaginarsi nelle sue condizioni migliori perché pare un puzzle. A prescindere dagli arrivi esterni, Palazzo Grimani si presenta al pubblico nella razionalità delle sale affrescate da Francesco Salviati e Federico Zuccari, con decorazioni a stucco di Giovanni da Udine. Quanto a Bosch, come molti altri maestri del Nord aveva fatto sosta a Venezia un paio d'anni. Domenico Grimani deve averne apprezzato l'opera, per l'attraente e non sempre comprensibile assembramento di figure simboliche e allegoriche. Forse anche per la religiosità capziosa e spinta, influenzata dal «pensiero mistico» del Brabante, indice di un ritardo rigoristico al confine della gnosi, di cui la devotio moderna di molti paesi dell'Europa del Nord era imbevuta. Gnostica è la Visione dell'aldilà, con l'anima beata scortata da un angelo in un cannocchiale luminoso, l'empireo, dove la luce divampa improvvisa e impalpabile.