Ill.mo Prof. Giuliano Urbani Ministro per i beni e le attività culturali Via del Collegio Romano, 27 00186 ROMA Milano, 15 ottobre 2004 Signor Ministro, non possiamo che associarci al Suo appello affinché i fondi attribuiti al suo Ministero non siano ulteriormente ridotti. Da tempo siamo convinti che, fra le minacce al sistema della tutela nel nostro Paese, l'inadeguatezza del suo finanziamento, fra i più bassi ci risulta fra i paesi d'Europa, sia alla fine dei conti, la più preoccupante. Che i fondi a disposizione del Suo Ministero diminuiscano ulteriormente senza che peraltro nessuna delle previsioni di intervento dei privati che Lei in particolare aveva auspicato all'inizio del Suo mandato, sia andata verificandosi, è un fatto certamente gravissimo. Altrettanto quanto lo è la decrescente disponibilità finanziaria delle Regioni degli Enti locali, in partita corrente in particolare, che ha portato a tagli significativi in tutti i settori, colpendo anche quello della cultura, e che in taluni casi è stato il primo a subirli. Conservare, mantenere, restaurare, valorizzare, rendere accessibile il nostro patrimonio culturale costa. Costa e sappiamo anche che, direttamente, non rende. I conti della cultura sono e saranno in rosso, a dispetto delle opinioni prive di fondamento che ricorrentemente qualcuno avanza. Il suo rendimento è un altro, non misurabile in termini puramente economici. E se c'è profitto, questo è indiretto: avvantaggia altri settori e costituisce un'importante ricaduta, non sempre facile da contabilizzare, ma evidente. Qualcuno può dubitare del fatto che i soldi spesi per la cultura siano necessariamente spesi «bene». Lei, come noi, sa che ci sono spese più o meno utili e che quando si tratta di spendere il denaro pubblico che non appartiene a chi ne decide la destinazione, non sempre a prevalere è la ragione. Se si tratta di razionalizzare la spesa, siamo convinti di poter offrire, non tanto e non solo come ICOM, ma come categoria quella dei museologi e degli operatori della tutela un nostro contributo e siamo disponibili a metterci a Sua piena disposizione, certi di poter trovare con Lei criteri utili a evitare sprechi e a migliorare l'efficacia dell'intervento pubblico in questo settore. Crediamo anche che se fosse Lei il primo a dare l'esempio, altre pubbliche Amministrazioni potrebbero seguirlo su questo cammino, con profitto per tutti. E in primo luogo per il futuro del nostro patrimonio culturale e dei nostri musei. Per questo ci riserviamo di farLe delle proposte concrete e saremmo onorati di essere ascoltati o anche solo ricevuti, cosa che finora non è accaduta, nemmeno in occasione della recente approvazione del Codice, in cui le uniche audizioni parziali e tardive sono state promosse dal Parlamento. Non ne facciamo solo una questione di democrazia, che comunque esiste. Ma anche e soprattutto una questione di efficacia: un maggiore ascolto di chi si trova in prima linea nella difesa e nella promozione del nostro patrimonio, aiuterebbe Lei e i Suoi uffici a evitare errori ed omissioni e, forse, anche a percorrere cammini diversi dal passato. Signor Ministro, anche se non avessimo voluto cogliere l'occasione di associarci al Suo appello, Le avremmo comunque scritto. Per sottoporLe alcune questioni e per segnalarLe altre minacce al sistema della tutela che, direttamente o indirettamente, dipendono dalla Sua responsabilità. Dopo un intenso dibattito interno sul «Codice dei beni culturali e del paesaggio», ci siamo riuniti nel mese di giugno a Napoli e l'Assemblea dei soci di ICOM Italia ha dato mandato ai suoi organi dirigenti di sottoporLe in particolare una protesta e una proposta. La protesta non concerne il Codice, quanto piuttosto il Regolamento d'organizzazione del Ministero, che ci risulta essere stato approvato in assenza di qualsiasi consultazione o quasi. Se non abbiamo capito male, sottostando al principio che esso non dovesse aumentare la spesa, a un aumento delle posizione di vertice del Ministero, ha corrisposto una riduzione delle posizioni degli uffici periferici, con la soppressione di un numero di Soprintendenti quattro volte superiore ai nuovi posti di Direttore creati presso il Ministero. Speriamo di essere smentiti, ma se così è, Signor Ministro, crediamo che questo metta a rischio l'esercizio della tutela che, al contrario, avrebbe bisogno di un rafforzamento numerico degli uffici periferici, di nuove assunzioni di tecnici, di una più capillare ed estesa presenza sul territorio, di maggiori fondi per il funzionamento ordinario. E anche di una riorganizzazione, fondata tuttavia su una crescita degli addetti. Non solo: ci sfugge in parte anche il criterio con cui Ella ha proceduto alle nomine dei Direttori regionali e in particolare di alcuni di essi che non presentano quei requisiti di professionalità ed esperienza che derivano da un profilo di competenza «tecnico» (di storico dell'arte, di archeologo, di architetto o ingegnere) e da una pratica consolidata di lavoro sul campo, nelle Soprintendenze. Anche questo può produrre un abbassamento del livello di tutela e costituire un fattore di rischio per il patrimonio, maggiore di norme che consentano l'alienazione (controllata) di parte del patrimonio pubblico. La proposta concerne invece il Codice. Abbiamo registrato con favore e interesse l'inclusione del museo fra gli istituti della cultura, dopo un secolo in cui esso era stato tutelato dalla normativa statale solo in quanto «collezione». E anche la riformulazione della sua definizione che tuttavia risulta lacunosa in due aspetti qualificanti, che avrebbero potuto essere inclusi, se solo vi fosse stata una diversa disponibilità di ascolto da parte dei Suoi uffici ad accogliere (come in altri paesi è avvenuto da tempo, in Spagna ad esempio) la definizione dell'ICOM, definizione elaborata e condivisa dai suoi 190.000 soci, moltissimi dei quali sono musei e organismi governativi, presenti in tutto il mondo. Mancano nella definizione del Codice tra le funzioni del museo la ricerca, che invece ne costituisce, come certamente non Le sfugge, una funzione non solo qualificante, ma fondante della sua attività, e tra le finalità il diletto, che altrettanto chiaramente rappresenta un fine importante per un museo, indissociabile dallo scopo educativo e da quello dello studio. Poiché ci risulta che sia prevista una prossima revisione del Codice, Le sottoponiamo formalmente, Signor Ministro, la richiesta di integrare l'attuale definizione di museo, presente all'art. 101, aggiungendo fra le funzioni la ricerca e fra le finalità il diletto. Saremmo certamente lieti, in ogni caso, di poterLa incontrare, per presentarLe contestualmente il documento conclusivo dell'Assemblea di Napoli e più in generale le linee di indirizzo di ICOM Italia che assegnano ai musei un ruolo fondamentale all'interno di un sistema rinnovato della tutela, individuando in essi la funzione essenziale di costituire un presidio territoriale, diramato e diffuso, in grado di integrare conoscenza, salvaguardia e comunicazione del patrimonio culturale presente non solo all'interno del museo, ma del proprio territorio di riferimento. È questo un ruolo che il Codice rende possibile, nel quadro di accordi fra le Direzioni regionali statali, le Regioni gli Enti locali, ma il cui successo dipende innanzitutto dalla presenza di competenze tecniche che molti dei musei sono in grado di assicurare. Sappiamo che quello a cui pensiamo sia un «nuovo» modello di tutela, e anche un diverso (o ritrovato e rinnovato) ruolo dei musei. Ma siamo anche convinti che nelle condizioni attuali, e forti però di una tradizione e di una pratica che si è fatta e si fa, ma a cui non è stato dato il rilievo e il sostegno che merita, sia questa riforma ad avere la priorità su tutte le altre: che in questa direzione debbano trovare attuazione le previsioni del Codice, che attorno al nodo del decentramento e della diffusione dei presidi attivi di tutela debba confrontarsi la normativa regionale; che attorno ad essa debba incentrarsi il confronto, di tutti: dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali, delle Università, con il contributo determinante degli operatori culturali e museali; che ad essa debbano essere destinate crescenti risorse finanziarie ed umane maggiori e meglio distribuite di quanto oggi non accada. RingraziandoLa per l'attenzione e nell'attesa di poter avere con Lei un confronto su queste questioni, anche a nome di tutta la Giunta esecutiva di ICOM Italia, Le invio i miei più distinti saluti. Daniele Jalla Presidente di ICOM Italia La lettera è pubblicata nel sito www.icom-italia.org