La sede è il Piccinni. "Stop ai metodi dei contributi dove ognuno incassa e li usa per sé, senza badare ai giovani" "Invocano un assessore? In questa fase unico interlocutore posso essere solo io" La crisi annunciata dei teatri baresi? Per il sindaco Michele Emiliano luovo di Colombo è « dar vita a una grande istituzione culturale che raccolga le principali compagnie della città sotto legida di un teatro stabile». Un progetto ambizioso. E le convenzioni, nel frattempo? «Non riusciamo a sostenere contemporaneamente tutte le istituzioni culturali: non abbiamo i fondi per farlo. Se non ci sono i soldi, dove li andiamo a prendere?». E dunque? «Meglio un teatro stabile capace di dialogare con le giovani energie sul territorio che il sistema delle convenzioni dove ognuno incassa i quattrini e li impiega per sé, dimenticando di aprirsi al nuovo. Non dimentichiamo che i leader delle compagnie baresi hanno, in media, almeno cinquantanni». Non teme che una scelta simile equivarrebbe ad azzerare le identità e il lavoro dei singoli? «Credo sia venuto il tempo di porre fine a questa pluralità che, artisticamente parlando, produce abbastanza poco attraverso stagioni fotocopia e, ripeto, senza impiegare i giovani». Daccordo, ma quale strada seguire allora per arrivare alla nascita di un teatro stabile? «Non credo che, in tempi di vacche magre, il ministero ci aiuterebbe né riconoscerebbe uno stabile pubblico. Lunica chance è partire dal riconoscimento del Kismet come teatro dinnovazione per trasformarlo in uno stabile vero e proprio, ovviamente facendo sì che attorno al Kismet confluiscano le adesioni di tutti coloro che abbiano un livello artistico conforme». Facile a dirsi. «Mi rendo conto che esistono antichi contrasti fra i teatranti baresi: qui avrò bisogno della solidarietà e del sostegno di sindacati e opinione pubblica, perché se ognuno dovesse battere cassa per i propri beniamini dubito si riuscirà ad andare da qualche parte. Comè ovvio che chiameremo in causa Salvo Nastasi, capo di gabinetto del ministero per i Beni culturali, per verificare la fattibilità del progetto». La sede del teatro stabile, invece? «Il Piccinni, naturalmente, e durante il suo restauro il Petruzzelli». Mentre la tempistica? «Questoperazione va compiuta entro il prossimo 31 gennaio: la chiuderemo con tutti coloro che accetteranno di esserci, mettendo da parte le bandiere degli interessi particolari». Ma i fondi per mantenere lo stabile? «Il progetto passa anche da una nostra uscita dal Teatro pubblico pugliese, col quale studieremo altre forme di collaborazione, altrimenti non saremmo mai in grado di reggere. Così facendo reinvestiremmo nello stabile le centinaia di migliaia di euro versate oggi nelle casse del Tpp». Qualcuno, intanto, continua a invocare un assessore alla Cultura. «Una richiesta legittima in uno scenario di normalità e non di emergenza come il nostro, ma è evidente che in questa fase di transizione lunico interlocutore possibile resta il sindaco». (a.d.g.)