Non cala il sipario sull'(ex?) Cinema Metropolitan. Continua la raccolta firme in sostegno della storica sala, chiusa il 30 dicembre scorso: cittadini e residenti fanno sentire la propria voce attraverso il social network Facebook (oltre 9 mila le sottoscrizioni all'attivo gruppo pro-Metropolitan). «No al cambio di destinazione d'uso degli spazi in via del Corso 7» , è la richiesta unanime espressa nei numerosi post. La posizione del Campidoglio è ribadita dall'assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi: «Sto aspettando di poter parlare con la nuova proprietà spiega l'assessore Croppi La normativa è chiara: non sono permessi cambi di destinazione d'uso» . Ad oggi, continua l'assessore Croppi, «non risulta essere giunta alcuna richiesta in merito dai nuovi proprietari: ripeto, la delibera è chiara e al momento non ci sono motivi per concedere deroghe sulla riconversione della struttura» . Rimbalzato sulle cronache internazionali, l'affaire Metropolitan ha mobilitato gli operatori del cinema e la politica. «Già da mercoledì studieremo quali nuove iniziative portare avanti in favore della multisala» commenta Luca Sappino, consigliere di SeL in II Municipio. Per protestare contro la chiusura anticipata del cinema, fissata inizialmente ad oggi, sono scesi in piazza (manifestando con una proiezione en plein air, il 30 dicembre scorso, proprio in via del Corso) volti noti del mondo della cultura, a partire dal regista Carlo Lizzani. «A causa della forte protesta scattata in favore del Metropolitan rilancia Mario Carucci del Cub Informazione il 29 dicembre scorso, con un vero blitz, sono stati posti i lucchetti alla struttura. Probabilmente per evitare ulteriori complicazioni» . Martedì le organizzazioni del cinema e i sindacati si riuniscono per discutere, anche, del futuro del Metropolitan. Assemblee, nuove manifestazioni in programma, la mobilitazione non accenna a calare. Compatte anche le associazioni dei residenti del centro storico. «La cultura e tutto il centro storico vanno tutelati da ulteriori speculazioni» . I cittadini scongiurano l'arrivo di un nuovo megastore al posto della sala (venduta pare per una cifra che si aggira intorno ai 30 milioni di euro) che, unica a Roma, proiettava film in lingua originale con sottotitoli oltre a lungometraggi di successo e pellicole d'essai. «Nonostante le rassicurazioni del Campidoglio aggiunge Carucci temiamo che sia in corso una sorta di gioco delle parti: ovvero che il piano per trasformare il Metropolitan in qualcosa d'altro sia già pronto e che si stia aspettando un calo dell'attenzione per attuarlo» . I lavoratori, continuano dal sindacato, «non sanno ancora chi sia la nuova proprietà, se una società afferente al gruppo Benetton o altri» , un «giallo» cui si uniscono i dubbi in merito «a quali siano effettivamente le intenzioni dell'amministrazione e della nuova proprietà che rimane avvolta nel mistero» . Conclude Mario Carucci: «La questione non è accantonata. Più volte abbiamo chiesto al Comune un tavolo per avviare una discussione seria e ragionare sul destino della storica sala. Ad oggi, però, tutto tace» .
Mobilitazione per il Metropolitan la battaglia continua a sala chiusa
Il Cinema Metropolitan, chiuso il 30 dicembre scorso, continua a mobilitare cittadini e residenti in sostegno della sua storica sala. L'attivo gruppo pro-Metropolitan su Facebook ha oltre 9 mila sottoscrizioni. L'assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi, ha ribadito che la normativa è chiara: non sono permessi cambi di destinazione d'uso. La nuova proprietà non ha ancora espresso richieste in merito alla riconversione della struttura. I lavoratori del sindacato continuano a non sapere chi sia la nuova proprietà e quali siano le intenzioni dell'amministrazione e della proprietà.
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