L'appello dell'associazione al Ministero: tutelare l'edificio Archeoclub «Bene del demanio culturale, inalienabile» «La Torre del Pesce fa parte del patrimonio culturale ed è inalienabile». Questa la tesi dell'Archeoclub di Terracina, che in una nota si appella al Ministero dei Beni Culturali, alla Sovrintendenza, alla Regione e al Commissario del Parco dei Monti Ausoni perché tutelino l'edificio, oggetto di una controversia legale tra privati. «La "Torre del Pesce" riveste un interesse particolarmente importante per il suo riferimento con la storia politica, militare e dell' architettura, quale testimonianza dell'identità e della storia del territorio e delle istituzioni pubbliche». La documentazione dimostra che «la "Torre del Pesce" è rimasta sempre, negli ultimi quattro secoli, in proprietà dello Stato, mentre è mutata soltanto la sua destinazione d'uso da struttura militare a residenza privata». Dunque non può essere alienata. L'Archeoclub ricostruisce la storia della Torre del Pesce per chiarire quanto rappresenti per la storia del territorio. Costruita alla fine del 1500, la Torre risale al pontificato di papa Sisto V Peretti e venne «realizzata su progetto dell'architetto camerale Giovanni Fontana, insieme alla "Torre dell'Epitaffio", ubicata dopo circa 1 km, per il controllo e la difesa militare della strada e dei territori prossimi ai confini dello Stato Pontificio». Un edificio che porta i segni dell' architettura militare, a due piani, la cui documentazione è custodita nell' archivio di Stato di Roma ma anche in quello di Latina. Proprio dagli atti l'Archeoclub, dopo attente ricerche, ha confermato che, a parte un cambio di destinazione d' uso, passato da struttura militare a residenza privata avvenuto nell'Ottocento, nei secoli la "Torre del Pesce" è sempre stata di proprietà pubblica. L'associazione, nell'appellarsi alle istituzioni, cita il decreto legislativo 42 del 2004, che inserisce l'edificio nei beni del demanio culturale.