Chiesto il rinvio a giudizio di una diciannovenne; ne aveva 15 all'epoca dell'episodio L'amore ai tempi dei graffiti è un bel cuore grande disegnato su un muro con pennarello più o meno indelebile, naturalmente trafitto da una freccia di Cupido e accompagnato da frasi che suonano come eterna promessa. Ma se il muro in questione è poniamo il caso specifico quello del loggiato della Galleria degli Uffizi, nel piazzale antistante, il writer innamorato rischia, se scoperto, una denuncia penale all'autorità giudiziaria per «deturpamento o imbrattamento di cose altrui», reato previsto all'articolo 639 del codice. Specie in tempi di contrasto al fenomeno del degrado urbano e secondo il testo più recente della norma «se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico». Proprio quel che è capitato a una studentessa fiorentina residente nella zona di Montespertoli, minorenne all'epoca dei fatti. L'episodio è datato, risale al 16 ottobre 2006: Francesca (nome di circostanza) di anni ne aveva appena 15 e mezzo. Oggi che, fortuna sua, viaggia per i venti è chiamata a rispondere di quella dedica d'amore davanti al giudice dell'udienza preliminare, su richiesta della procura presso il Tribunale per i minorenni. Competente, come del resto il Tribunale per i minori, fino al compimento del 25 anno di età dell'indagato, o imputato. Rischia, insomma, di essere rinviata a giudizio. Quel tiepido giorno di metà ottobre Francesca e il suo Valerio (altro nome di circostanza, 17 anni nel 2006) erano seduti su una panchina sotto il loggiato degli Uffizi vicino all'ingresso numero 2 del museo. Due carabinieri in servizio di ordine pubblico e vigilanza in piazza della Signoria e al Loggiato degli Uffizi li notarono, mischiati ma non troppo tra i tanti turisti e cittadini a spasso. Soprattutto notarono lei, la quindicenne mentre, con un pennarello nero, disegnava il cuore («di notevoli dimensioni») trafitto dalla classica freccia. Dentro due date (5 giugno e 16 ottobre 2006) e due frasi a ufficializzare un amore fresco e spontaneo: 'ti amo principessa' il modo di chiamarla preferito dal boyfriend e '6 unico amore ti amo'. Intorno, altre scritte, alla «moda» di 'Ho voglia di te', coi lucchetti dell'amore accompagnati da messaggi in codice, scritte sentimentali e di ogni tipo su ringhiere e muri, oppure graffiti fatti con lo spray in terra, tutti elementi ormai «tipici» dell'arredo metropolitano. In quel caso, pare evidente, si trattò di una leggerezza più che di una reale volontà di danneggiare il Loggiato. I due ragazzini furono identificati, accompagnati negli uffici della vicina stazione dell'Arma e quindi riaffidati ai genitori, chiamati al telefono. C'è stato ben poco da indagare, è stata sufficiente la relazione di servizio dei due militari. La denuncia è scattata solo per la ragazzina, oggi diciannovenne, mentre il fidanzatino si è trovato suo malgrado nell'antipaticissima posizione di 'persona informata dei fatti'. Di testimone diretto, insomma. Consola però il fatto che a distanza di quattro anni Francesca e Valerio, stanno ancora insieme. 'Scrivilo sui muri' alla maniera di 'Brava Giulia' cantata da Vasco Rossi, ha portato loro serenità. Di sfregi e «tazebao» sui muri è o è stato pieno il centro. Peggio: le pareti lungo i 400 scalini della cupola del Duomo. Dai 'ti amo', alle semplici firme, agli insulti, al ricordo di chi è stato lì. Quando va bene, si tratta di scritte a lapis, purtroppo è ricorrente l'uso dei pennarelli. Il 'copyright' è soprattutto degli studenti in gita. Ma anche i turisti fanno la loro (brutta) parte. E a poco valgono i cartelli, scritti in italiano e in inglese, che invitano a non scrivere sui muri. Così, il problema, rimane di difficile soluzione. Anche perché in nome della prevenzione dai deturpamenti e della sicurezza, non si possono occultare le tante bellezze a cielo aperto. E comunque non sono mancate le proposte originali: per l'esterno della galleria dell'Accademia la direzione propose, nel 2009, di coprire le scritte con la gigantografia di un artista writer. Così come, proprio per quanto riguarda il loggiato degli Uffizi il direttore Antonio Natali propose la chiusura con una cancellata. Omnia vincit amor anche in coda Francesco Gurrieri Uno dei problemi aperti e non risolti del nostro sistema museale è quello delle "code" all'ingresso dei musei. Sappiamo bene come le attese per entrare agli Uffizi e all'Accademia, siano fra le più lunghe, anonime e scomode (quella all'Accademia addirittura allo scoperto). In altri angoli del mondo si sono date ragionevoli soluzioni, accompagnando i percorsi di attesa con pannelli didattici pre-introduttivi alle opere in ostensione all'interno. Da noi no: ovviamente non si possono alterare le pareti vasariane sotto il portico ove si consuma l'attesa (anche se i pannelli e i tasselli al muro del cottile di Palazzo Strozzi, ad oggi, non hanno suscitato alcuna reazione). Così può accadere e accade - che la norma di "danneggiamento" di un'opera d'arte possa equiparare (almeno in prima istanza) una frase d'amore tracciata a pennarello e un sito archeologico che precipita o una ruspa che distrugge una traccia etrusca. Ma si dirà cosa c'entra l'amore? C'entra, c'entra. Due giovani vite in coda che debbono passare qualche ora, cosa posson fare se non esprimere reciproci sentimenti di profonda tenerezza e devozione, se non farsi, pubblicamente, qualche carezza? "Amare ed esser saggio è appena concesso a Giove" si diceva un tempo. Né sappiamo se Paolo e Francesca scrissero qualcosa del loro amore sui muri: probabilmente sì. Allora, mi pare, fra l'applicazione severa dell'articolo 733 del Codice penale e la scritta con un pennarello in una superficie che, per l'abrasione della folla dei visitatori, potrebbe essere considerata quasi una superficie di "sacrificio", ci può correre. "Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento è punito se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale" recita, appunto quell'articolo. E con Cupido che svolazzava sotto il portico degli Uffizi come la mettiamo? Sarebbe invocabile l'«ammonizione» che vale richiamo, esortazione, ammaestramento? La legge ha da esser legge, non v'è dubbio. Ma la distrazione dell'amore può essere un'attenuante? Comunque sia "Omnia vincit amor". Ma sono ben altri i gesti deprecabili Diana Kapo Mi sembra che abbia poco senso processare adesso una ragazza che, da minorenne, ha compiuto un gesto certamente sbagliato, ma non così grave come si vuol far credere. In fin dei conti, ha vergato una scritta d'amore. Insomma, nulla di infamante. A mio parere, sono ben altri i gesti deprecabili che andrebbero perseguiti. Ciò non toglie che imbrattare i muri, specialmente quelli del nostro patrimonio artistico, sia un gesto sbagliato, da censurare. Ma mandare a processo una giovane per questo mi sembra davvero troppo. Sono sicura che, sul momento, la ragazzina non si rese conto di quello che stava facendo proprio per la sua giovane età. Mi pare proprio che nel nostro Paese si perda tanto tempo per queste cose e non si vada invece a processare chi invece lo meriterebbe. Rinviarla eventualmente a giudizio adesso, per un fatto compiuto da minorenne, secondo me è un inutile accanimento che non ha nemmeno uno scopo educativo. Non giustifico il suo gesto, ma mi metto nei suoi panni. E onestamente non vedo alcun fine nel suo rinvio a giudizio. Piuttosto che mettere in moto la macchina della giustizia per fatti come questo, pensiamo a risvegliare nei giovani quel senso di rispetto e di appartenenza alla cittadinanza che ritengo sia andato perso. Ecco, solo trasmettendo il senso civico si può sperare di sconfiggere il fenomeno degli imbrattamenti. Ceno, ci sarà sempre chi impugnerà una bomboletta per noia o per volontà di ribellione. Perché dunque non pensiamo a degli spazi ad hoc in cui i giovani possano esprimere il proprio estro? Sono certa che portando avanti una simile proposta si potrebbero evitare episodi come quello di cui è stata protagonista la ragazza che dovrà subire un processo per aver scritto parole d'amore.
La Nazione
6 Gennaio 2011
Firenze. Cuore d'amore disegnato agli Uffizi. Giovane writer rischia il processo
GI
Giovanni Spano
La Nazione
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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