La notizia (e le immagini) fecero il giro del mondo: una studentessa giapponese fu fotografata da un altro turista, suo connazionale, mentre imbrattava con un pennarello la lanterna della Cupola del Duomo: nome, data e iniziali della sua università, il Collegio Femminile di Gifu. Quasi una 'carta d'identità'. Condanna generale. E mezzo incidente «diplomatico» perché quella ragazza, una 19enne sorpresa in compagnia di un'amica, è una studentessa dell'Università di Gifu, città del Sol Levante legata a Firenze da un patto di amicizia ultratrentennale. Accadde nel febbraio del 2008 e la ragazza 'immortalata' con tanto di pennarello, intenta a ferire i marmi, impose alle istituzioni giapponesi di porgere le scuse a Palazzo Vecchio. E come «funzione rieducativa» nel giugno successivo fu spedita di nuovo a Firenze (accompagnata da una psicologa) per chiedere scusa alla città del Giglio e offrire un contributo personale di 600 euro per il danno arrecato. «Accettiamo le scuse della ragazza e dell'Università di Gifu e accettiamo il denaro in via eccezionale per il grande senso di civiltà del gesto riparatorio» risposero l'ex assessore comunale alle Relazioni internazionali Eugenio Giani e l'ex presidente dell'Opera del Duomo Anna Mitrano» nel corso di un incontro pubblico a Palazzo Vecchio con il rettore dell'Università, Yukitoshi Matsuda, e la ragazza, all'epoca dell'episodio a Firenze grazie ad una partnership tra il Polimoda e 1'Università della città giapponese. I Giapponesi non lasciano correre. Ma nonostante la vasta eco avuta dalla vicenda, di lì a pochi giorni toccò addirittura un insegnante di trent'anni essere sorpreso mentre sporcava il Duomo. Non si è saputo niente circa la sua 'sorte' una volta tornato in patria a Tokiwa. Come minimo potrebbe aver perso il posto nella scuola superiore della città di Mito, in cui si disse «allena la squadra di baseball». Che cosa, come può insegnare ai ragazzi uno che in vacanza si comporta così? E' un cattivo esempio. Né fu certo comprensivo nei confronti dell'insegnante l'allora assessore Graziano Cioni: «Scrivere sul Duomo disse è una cosa vergognosa. Ma mi fa piacere che contro i giapponesi che compiono certi atti si sia creata una sollevazione di massa». Tanto che i protagonisti di atti vandalici che cercano di lasciare traccia di sé, in Giappone, sono considerati in modo disonorevole. Li chiamano i turisti della vergogna. Denunciati, prendono punizioni piuttosto severe. Sempre a Firenze altri tre studenti dell'università Sangyo di Kyoto dovettero confessare di aver lasciato disegni e scritte in cima al Duomo. Pure loro furono 'incastrati' da una foto che ritrae nomi, data, scuola. Due settimane di sospensione. Peccato per lei che la quindicenne fiorentina abbia preceduto di due anni le poco invidiabili 'performance' giapponesi: quelle polemiche le sarebbero state d'esempio.