Sei mesi di collaborazione e poi un licenziamento in tronco arrivato dopo le feste di Natale. Il caso di Sergio Segalini, maestro dal grande curriculum sollevato dalla direzione artistica del San Carlo, scuote il mondo della cultura. Ieri il Corriere del Mezzogiorno ha dato in esclusiva la notizia, raccogliendo l'amarezza del maestro: «A Napoli è un inferno e non vi metterò più piede» . Oggi interviene Salvo Nastasi, commissario del Massimo, tra l'altro fresco di proroga per un altro anno e spiega che «con Segalini non è stato un matrimonio felice» . Il teatro è già pronto a rimpiazzarlo, come lascia intendere Luciano Schifone, consigliere regionale Pdl con delega allo spettacolo NAPOLI Il drastico licenziamento di Sergio Segalini, consulente artistico del San Carlo già alla storia per il record di neanche duecento giorni di «regno» , suscita all'interno come all'esterno del teatro stupore e commenti. Ma, soprattutto, tanta preoccupazione a fronte di un vuoto lasciato su una poltrona fra le più delicate fra i Lirici d'Italia. Desta perplessità intanto, la motivazione del provvedimento, ossia la non reperibilità del neo vertice-artistico nell'arco dei giorni fra Natale e Santo Stefano per sciogliere un semplice contratto di collaborazione: Tutti erano a conoscenza della divergenza fra Segalini le compagini di Coro e Orchestra della Fondazione, o fra lo stesso consulente artistico e il direttore principale ospite, Maurizio Benini, su scelta di voci e titoli» osservano sia il primo violino di spalla, Gabriele Pieranunzi, che Maria De Simone, soprano del Coro sancarliano e sindacalista Fials. «Basti la recente Tosca con interpreti cambiati da Segalini e, poco dopo, ricambiati dal nostro direttore musicale» . Con esiti, comunque, infelici. «Quel che ora ci auspichiamo, piuttosto replica l'artista del coro è l'arrivo di una figura di pari competenza ma di ulteriore esperienza in un grande teatro lirico. Qualcuno che rilanci il grande repertorio, più che tentare sperimentazioni di nicchia, utilizzando al meglio le imponenti masse artistiche in campo. E poi, pensiamo anche a non perdere definitivamente il pubblico, già visibilmente disorientato dinanzi ad un percorso che ci porta a suonare un po' tutto, tipo juke-box: per questo è necessaria gente realmente competente, dal preciso profilo. Non figure improvvisate» . Così Luca Signorini, primo violoncello del lirico: «La direzione artistica è un posto di massima responsabilità. Deve essere assegnata solo ad una persona che vanti realmente meriti indiscutibili» . Non diverse le considerazioni all'esterno, come quelle fatte da uno spettatore «doc» quale Sergio Ragni, rossinologo e proprietario del maggior fondo privato dedicato al compositore del Barbiere di Siviglia. Una manovra che mi ha scoraggiato, un vuoto che mi sgomenta» commenta Ragni, conoscente ed estimatore del consulente licenziato in tronco. «Ho pensato ad un pretesto per il suo licenziamento, staremo a vedere» . Ad ogni modo resta un quadro non rassicurante: «Il San Carlo di oggi mi sembra rifletta la Napoli di questi giorni. Gli eventi messi in piedi per aumentare gli introiti forse servono a sopravvivere, ma non a riscoprire l'anima più autentica, la storia del San Carlo. Per il nostro teatro vorrei una guida artistica che almeno tenti di restituirci il prestigio di un tempo» . Ma il licenziamento di Segalini è anche una questione politica. Luciano Schifone, consigliere regionale del Pdl con delega allo spettacolo, lascia intendere che una alternativa già c'è. «È fin troppo evidente dice che il licenziamento di Segalini non può assolutamente essere dipeso dalla sua irreperibilità nei giorni di Natale. Può essere soltanto la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso» . E fiducioso conclude: «Sono certo che questa vicenda porterà presto alla nomina di un nuovo direttore di comprovata e consolidata esperienza nel settore della direzione artistica, che abbia alle spalle una carriera prestigiosa, che sappia instaurare con le maestranze e gli artisti impegnati nell'attività del Massimo partenopeo un rapporto di collaborazione che sappia consolidare il lustro conquistato dal San Carlo in quasi tre secoli di vita» . Al di là delle speranze, c'è intanto da fare i conti con la proroga ministeriale, sempre giunta in coda d'anno, per Nastasi, commissario con il suo staff al San Carlo fino alla fine del 2011. In tale ottica, il «vuoto» , potrebbe essere riassorbito dalle attuali figure interne. Ieri è arrivata anche la versione del San Carlo. «Pur confermando la qualità artistica del maestro Segalini, scelto proprio per il suo curriculum, la sua collaborazione con il nostro teatro non si può dire sia stato un matrimonio felice» spiega Salvo Nastasi. «Le continue assenze in momenti strategici nella vita della Fondazione e il determinarsi di difficoltà nella gestione dei cast e dei rapporti con gli artisti, i direttori d'orchestra e le maestranze tutte aggiunge Nastasi mi ha portato alla decisione di risolvere una collaborazione che non si basava più sui criteri necessari di fiducia e garanzia di un prodotto all'altezza della storia del San Carlo. Purtroppo le scelte operate dal maestro Segalini hanno costretto il teatro a protestare molti artisti: sette situazioni in pochi mesi e molte in via di attuazione, tutte risolte brillantemente dal sovrintendente Purchia. Questi i motivi conclude il Commissario straordinario -che mi hanno portato alla decisione di concludere il rapporto con il maestro, a cui auguro comunque un futuro più sereno e professionalmente più felice di quello passato al San Carlo» . Paola De Simone