L'impresa difficile di finanziare la cultura La regola: no a schemi fissi e immutabili Non era equivalente scrivere «Il complesso delle manifestazioni della vita di un popolo» ? In ogni caso è quello che mi aspettavo. La definizione di cultura è, come ho già detto, onnivora. In essa c'è tutto. Dai simboli associati ai numeri del lotto alla Bohème. Dai fumetti di Corto Maltese alla Divina Commedia. Dalla vanga cellulare. Per non parlare del miscuglio di conoscenze scientifiche e non che formano le convinzioni di un popolo. Anche su temi come energia, riscaldamento globale, ingegneria genetica. Poi il mondo dei suoni, della cultura visiva, della danza. E la cultura materiale dei manufatti. Che hanno plasmato i nostri comportamenti. Le nostre abitudini mentali. Quanti fronti quando si parla di cultura! Intanto le risorse per le iniziative culturali nel futuro saranno verosimilmente ancora meno di oggi. Già da diverso tempo il settore è in sofferenza. Eppure, in un paese di grandi tradizioni culturali, è fondamentale garantire la libera circolazione della cultura. Il suo sviluppo. La sua indipendenza. Realizzare la massima libertà nell'espressione culturale. Come fa con le poche risorse in campo? Deve valere un principio di par condicio tra tutti gli aspiranti. Senza preconcetti. Né rendite di posizione. Senza classifiche artificiali. Prima la musica colta, in coda le canzoni. È un punto di vista. Poi ti ricordi di Proust «Le canzoni, anche quelle brutte, servono a conservare la memoria del passato, più della musica colta, per quanto sia bella» . Allora prima le canzoni, poi la musica colta. È un punto di vista. I progetti devono essere valutati nel merito. Tendendo conto del valore e dell'impatto delle iniziative. Lo Stato (nelle sue varie articolazioni) deve fare la sua parte. Ma non ce la fa a finanziare tutto non sarebbe né giusto né sensato). La carenza di risorse pubbliche l'ho già detto non è un problema transitorio ma un vincolo strutturale. Derivante anche dall'estensione e dalle dimensioni del fenomeno «cultura» . La sostenibilità diventa quindi un nodo centrale di tutte le decisioni. Negarlo significa voler ragionare nella Città del sole. E non a Napoli, in Campania, in Italia o in occidente. Dovunque la sostenibilità si ottiene collaborando con soggetti e istituzioni private. Con quei pezzi della società civile e ce ne sono anche qui che colgono l'importanza di investire energie e risorse in operazioni di sostegno alla cultura. Senza pregiudizi di sorta. Di cultura di ogni genere c'è una gran fame in città. Di questo sono sicuro. Ho fatto un piccolo esperimento, come rettore della Federico II, organizzando per otto anni di fila, la manifestazione Come alla Corte di Federico II» . Oltre 70 eventi di divulgazione scientifica. Con punte di pubblico quasi di mille persone. Ad ascoltare Odifreddi, Galimberti, Cavalli Sforza, Parisi, Coppi, Ballabio, Di Lauro, Bartezzaghi e tanti altri. Un successo per una nicchia molto particolare. La scienza spiegata al largo pubblico dagli scienziati. Senza effetti speciali. Costi limati all'osso. Poche risorse pubbliche. E con il sostegno di fondazioni e con sponsor privati, tra cui questo giornale. Guai fissare schemi rigidi e immutabili. La cultura soffoca dentro rigidi schematismi aprioristici. Sacrificando estro, creatività e innovazione. Che se invece messi in libera circolazione, diventano il lievito della cultura. È ben difficile riconoscere a chicchessia l'esclusiva nella musica, nel cinema, nella scultura. Una breve digressione sul cinema, mon amour. Tanto per fare un esempio concreto. Fosse per me finanzierei tutte le idee di Martone. I suoi film delicati li trovo deliziosi. Ma la mia è una prospettiva parziale. Legata al mio gusto e alla mia sensibilità personale. Che sarebbe folle far diventare il verbo. Almeno in un paese libero. I privati nel cinema. Mi chiedo e vi chiedo: l'Oscar al film Nuovo cinema paradiso è merito di Tornatore o del produttore Cristaldi che lo tagliò massicciamente perché troppo lungo e non incassava? Dopo aver visto una pellicola, la prima cosa che mi chiedo è: mi è piaciuta o non mi è piaciuta? Solo dopo però cerco di capire perché. Detesto coloro ai quali un film piace solo se non piace alla maggioranza della gente. Solo se seguirlo è una sofferenza. Detesto i film girati solo per il piacere del regista e di pochi salottieri ma a carico dei contribuenti. Se un film non piace al pubblico non è mai un grande film. Il che non vuol dire che se piace al pubblico è un necessariamente un bel film. Io penso che per il cinema funziona come per la letteratura. Il vero giudice è il tempo. Se dopo trent'anni un film ti dà ancora un'emozione allora è un buon film. Ecco perché non ha senso compiere scelte rigide. Pensiamo a Casablanca. Un coktail di luoghi comuni, di retorica e di banalità. Eppure così ben miscelate da farne un capolavoro. «Suonala ancora Sam...» . Questa frase mi torna in mente ogni qualvolta voglio provare una sensazione già vissuta. Ma anche La banda degli onesti ha retto l'usura del tempo. Si può dire che è un film straordinario o è cinema spazzatura? Su un punto voglio tornare. Un punto che si può affrontare solo coinvolgendo in modo significativo il governo. Il problema della conservazione dei beni culturali. Si tratta di una priorità assoluta nell'ambito del sostegno alla cultura. Peccato che proprio in dirittura di arrivo si sia arenato il progetto tra la Regione Campania e i ministeri dell'Università e dei Beni culturali per finanziare gli scavi di Villa dei Papiri ad Ercolano. Anche lì si potrebbe sollecitare l'intervento dei privati. Chi dice che uno come Steven Jobs non sarebbe disponibile a partecipare all'impresa? Magari trasmettendo in diretta web il ritrovamento di una biblioteca con migliaia di papiri? Tutto il mondo a guardare incantato Ercolano. Un lancio formidabile per i nostri luoghi e la nostra economia
L'impresa difficile di finanziare la cultura La regola: no a schemi fissi e immutabili
L'artista e intellettuale esprime la sua preoccupazione per la finanziaria della cultura in Italia. La cultura è onnivora e comprende tutti i settori, dalla musica e dal cinema alla scienza e alla letteratura. Tuttavia, le risorse per le iniziative culturali sono limitate e il governo non può finanziare tutto. L'artista propone di valutare i progetti in base al loro valore e impatto, senza pregiudizi di sorta. Lo Stato deve fare la sua parte, ma non può finanziare tutto. La sostenibilità diventa un nodo centrale di tutte le decisioni. L'artista propone anche di coinvolgere i privati e le fondazioni per finanziare le iniziative culturali.
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