Giotto giunse a Napoli nel 1328, al termine dei lavori per il Polittico Baroncelli di Santa Croce, rispondendo all'invito del re Roberto d'Angiò. Rimasto nella capitale angioina fino al 1333, vi lavorò alacremente, anche se di quel patrimonio sopravvivono solo un frammento di affresco con la «Lamentazione sul Cristo Morto» in Santa Chiara e le figure di «Uomini Illustri» dipinte negli strombi della Cappella Santa Barbara in Castelnuovo, in parte realizzate dai suoi allievi. Grande fu l'influenza che il maestro fiorentino ebbe sulla pittura gotica campana e meridionale, come testimoniano notevoli artisti napoletani come il Maestro di Giovanni Barrile, Roberto d'Oderisio e Pietro Orimina. Pittori collocabili fra gli anni ' 30 e gli ' 80 del XIV secolo. Non stupisce quindi il fatto che in più angoli della regione, da Napoli a Eboli a Casaluce, sia possibile ritrovare ancor oggi tracce di quella lezione. Un esempio dei più clamorosi e intriganti è quello degli affreschi della Cappella di Santa Lucia a Massaquano, il più antico casale di Vico Equense, che sorse nell'alto medioevo sulla collina a circa 330 metri dal mare, in seguito alla fuga della popolazione della costiera sorrentina per le continuee incursioni saracene. Nel cuore del borgo, di fronte alla chiesa di San Giovanni Battista, nell'ombra di un piccolo sottopasso, c'è la cappella di Santa Lucia, minuscolo edificio di struttura gotica, con volta a crociera, fatta costruire nel 1385 dal nobile prelato Bartolomeo de Cioffo accanto alla sua casa. Una scelta fatta in accordo con l'allora vescovo di Vico, Ludovico da Napoli, sia per devozione alla Santa protettrice della vista che per trovarvi degna sepoltura dopo la morte, con tutti i suoi discendenti. L'aspetto più notevole sono gli affreschi che impreziosivano a più ordini le intere pareti della cappella e che restauri iniziati nel 1991 e completati nel 2007 hanno riportato alla luce pur con qualche inevitabile lacuna. A partire dall'esterno della cappella e in modo particolare dalla lunetta che conteneva l'immagine di Santa Lucia, nella cui parte inferiore, di stile gotico, sono state rinvenute tracce originali di colore con il simbolo iconografico, gli occhi che ricordano il martirio, della celebre vergine di Siracusa, intestataria del piccolo edificio sacro. Si è trattato di lavori di consolidamento, pulitura, stuccatura ed equilibratura cromatica. E sono stati oggetto d'intervento anche il portone ligneo e il portale lapideo in tufo grigio locale. All'interno risalta sul fondo l' «Assunzione della Vergine» , articolata in due scene: la «Dormitio» (o morte) e la «Coronatio» (o incoronazione), in parte degradata. Ciò che aggiunge valore alle opere è anche l'aspetto più schiettamente iconografico, spesso ripreso dai Vangeli apocrifi di cultura bizantineggiante, come quello di San Giovanni il Teologo, che svelano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento del tutto inconsuete. Come a esempio il San Michele Arcangelo che usa la spada per tagliare le mani all'ebreo Jefonia che aveva tentato di rovesciare il catafalco su cui giaceva la Vergine «dormiente» , ai cui lati dominano le figure delle Sante Caterina d'Alessandria (a sinistra) e Lucia (a destra). Lungo le pareti laterali, invece, sono sopravvissute per frammenti le Storie di Santa Lucia (sulla parete sinistra) e le Storie della vita di Cristo, aperte con l' «Ingresso di Gesù in Gerusalemme» , sottolineato da una didascalia in latino («Hic est quando Cristus intravit in Ierusalem» ), «L'Ultima cena» , «La lavanda dei piedi» e infine «La Passione nell'orto» , in cui si nota un altro inconsueto particolare, quello del taglio dell'orecchio a Malco, servo del sommo sacerdote, giunto lì con i soldati guidati dal traditore Giuda per arrestarlo. I maestri di questo ciclo di Massaquano sono ovviamente senza nome, ma molto probabilmente iniziarono ad affrescare le mura della cappella qualche anno dopo la sua costruzione, aggiornando il linguaggio figurativo indigeno soprattutto sui modi dei pittori giotteschi Maso di Banco e Roberto d'Oderisio.
Tesori da riscoprire La scia di Giotto nelle retrovie della Costiera
Nel 1328, Giotto giunse a Napoli per lavorare al Polittico Baroncelli di Santa Croce. Rimase nella città fino al 1333, lavorando anche al Castelnuovo e alla Cappella Santa Barbara. La sua influenza sulla pittura gotica campana e meridionale è evidente, come testimoniano artisti napoletani come il Maestro di Giovanni Barrile e Pietro Orimina. Giotto lavorò anche alla Cappella di Santa Lucia a Massaquano, costruita nel 1385. Gli affreschi della cappella, restaurati nel 1991 e nel 2007, mostrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, come l'Assunzione della Vergine e le Storie di Santa Lucia.
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