La denuncia del comandante dei carabinieri per la Tutela dei beni artistici: in 35 anni rubati un milione di opere, molti dai luoghi di culto Capolavori difficili da recuperare perché mai censiti. Al via piani di sicurezza nelle chiese La maggior parte della refurtiva finisce sul mercato estero I furti di opere d'arte sono una piaga nel nostro paese ed è pericoloso trastullarsi con l'idea che comunque il nostro patrimonio artistico è talmente vasto da poterne assorbire i colpi. In 35 anni un milione di oggetti d'arte è sparito dal suolo patrio. Si tratta di 830.000 oggetti, la maggior parte dei quali trafugati in chiese e luoghi di culto (dal 1970 sono partite 43.600 denunce). Il grido d'allarme è venuto ieri dal Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Ugo Zottin, intervenuto alla Conferenza Nazionale Sulla Protezione dei Beni Culturali Ecclesiastici. È innegabile che i ladri d'arte abbiano una vita facile, grazie alla carenza cronica di sorveglianza dei luoghi di culto. Molto spesso le opere trafugate, quasi sempre su commissione, non sono mai state censite e catalogate. Questo rende quasi impossibile il loro ritrovamento. «Spesso non esiste una fotografia, un documento con le esatte dimensioni del quadro o dell'angioletto o dell'inginocchiatoio portato via - spiega il Comandante Zottin - e siamo costretti a chiedere al parroco di fornirci foto di matrimoni, battesimi o cresime nella speranza che sullo sfondo ci siano proprio gli oggetti rubati». È per questo che la Conferenza Episcopale sta cercando di inventariare tutto ciò che c'è di prezioso nei luoghi di culto, chiese, conventi, abbazie ecc. Un'impresa ciclopica che si basa esclusivamente sulla collaborazione dei religiosi che custodiscono questi tesori. E che non basterà a sconfìggere i rapinatori d'arte (sono circa 16.000 le persone indagate in stato di libertà o arresto per reati attinenti alla materia). Bisogna entrare nell'ottica di considerare i luoghi di culto anche dei contenitori di opere d'arte che, come tali, vanno sorvegliati. Per questo è stato approntato un piano di sicurezza che studia gli impianti antintrusione che dovrebbero funzionare da deterrente e scoraggiare gli Arsenio Lupin a depredare il nostro patrimonio artistico. Questi criminali non operano quasi mai per iniziativa propria ma al servizio di una rete internazionale di ricettatori e commercianti che immettono sui mercati esteri le opere rubate. Ecco perché il recupero è molto difficile. Nella controffensiva le forze dell'ordine hanno ritrovato circa 246.000 oggetti. Molte di più hanno preso il volo e di capolavori assoluti come la «Natività» del Caravaggio rubata nel 1969 all'Oratorio di San Lorenzo a Palermo non c'è più traccia. Nella Banca Dati del Comando dei Carabinieri Tutela Ambientale sono schedati circa 2.400.000 oggetti ma per lo più provengono da musei e collezioni private. L'immenso patrimonio artistico conservato negli edifici pubblici deve essere ancora censito, non c'è da stare allegri. Il furto d'arte è la terza attività illegale più redditizia al mondo dopo il traffico di droga e quello delle armi. Il furto d'arte d'amore, come fu per la Gioconda, non esiste più.