Il ministro è accusato di mortificare lo spettacolo, ma nel 2010 ha aumentato i fondi per la musica dell'8 L'hanno accusato di essere responsabile dei crolli di Pompei. L'hanno descritto come il peggior ministro dei Beni Culturali di sempre. Contro di lui sono scesi in piazza volti noti del cinema italiano, da Giulio Scarpati a Riccardo Scamarcio. Carlo Verdone, parlando con Repubblica, disse che mortificava la cultura. Gli avversari politici ne hanno approfittato, trasformando Sandro Bondi nell'anello debole berlusconiano da colpire e far fuori a tutti i costi. Futuro e libertà, Italia dei Valori e Partito democratico lo hanno sfiduciato, mozione che si discuterà nei prossimi giorni. Il clima per il povero Bondi si è fatto talmente pesante che il ministro ha fatto trapelare l'intenzione di dimettersi prima che gli votino contro. Sulla vicenda, tuttavia, ieri il centrodestra ha incassato l'ottimismo di Umberto Bossi. «Questa mozione non è rischiosa per il governo», ha detto, «a meno che la Lega non punti i piedi». Cosa che sembra improbabile, viste le dichiarazioni immediatamente successive del Senatur. «Se Pompei, non sta in piedi, Bondi cosa c'entra col crollo? Secondo me non si deve dimettere. Non ha molto senso questa mozione. Bondi non ha i soldi, che cosa avrebbe dovuto fare?». In realtà il ministro un po' di soldi li ha avuti e li ha pure versati a chi li chiedeva. Il fatto è che sull'operato di Bondi un minimo di riflessione in più, svincolata dagli attacchi motivati esclusivamente da ragioni di bassa bottega politica, sarebbe necessaria. Indagando un po' più a fondo si scopre che non è stato quel flagello perla cultura dipinto dai suoi nemici. Vero, nel 2011 il Fondo unico per lo spettacolo verrà ridotto sensibilmente, arrivando a una cifra di circa 260 milioni di euro. Il che non è necessariamente un male, specialmente in un momento di crisi economica. Potrebbe essere l'occasione per lo spettacolo di sfilarsi finalmente dalle stampelle statali. E riflettere, per esempio, sulla necessità di tornare a una programmazione che attiri pubblico invece di allontanarlo: nel primo semestre 2010 (dati Siae), la vendita di biglietti per spettacoli lirici è scesa di circa il 14,4, mentre quella dei concerti è salita del 5,7. Nel 2010, le elargizioni ministeriali sono state più che abbondanti. Lo dimostra un'indagine svolta dalla rivista Suonare, la più seguita fra chi si occupa di musica a livello professionale, nel numero in edicola a breve. Il direttore Filippo Michelangeli ha pubblicato l'elenco completo degli enti che nell'anno appena concluso hanno ricevuto finanziamenti. E quel che si scopre è sorprendente. Nel comparto musicale non c'è stato alcun taglio, a differenza di quanto hanno sostenuto i protestatari. Anzi, il denaro versato dal ministero è cresciuto rispetto al 2009. «Contrariamente a quanto è stato scritto e detto non ci sono stati tagli al comparto musica, ovvero orchestre regionali, teatri di tradizione, lirica ordinaria, attività concertistica, festival, rassegne, concorsi», scrive Michelangeli. Ed è così. Nel 2009 a tutti questi soggetti erano stati assegnati 52 milioni di euro. Nel 2010 ne sono arrivati 56. Il che significa un incremento dell'8 per cento. Mica cosa da poco. Eppure chi scende in piazza a protestare, ma anche chi contesta da altre sedi, pretende che i fondi ritornino ai livelli dell'anno precedente. Lo ha chiesto espressamente qualche tempo fa il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner, secondo cui senza un reintegro del Fus per il 2011 ai livelli del 2009 «quasi tutte le Fondazioni liriche sarebbero costrette a chiudere. Come tutti i sovrintendenti», disse, «aspetto la decisione finale sul Fus del 2011 sperando che sia fatto il reintegro sul 2010 e che sul 2011 si confermi un Fus ai livelli del 2009». Il reintegro non c'è stato, ma i tagli lamentati dal sovrintendente non sono stati drastici, nel 2010. Complessivamente, nell'anno passato il Fus ammontava a 409.702.747 euro. 56 milioni, abbiamo detto, sono andati alla musica (13,7 circa). Alle fondazioni liriche, invece, ne sono andati 190. Per loro, in effetti, una riduzione c'è stata. Ma che genere di riduzione? Del 20, perfettamente normale in tempi di crisi. E certamente non drammatica come si vuol far credere. Anche perché la lirica assorbe la maggioranza dei denari destinati alla cultura, a discapito di tutto il resto, giusto per tenere in piedi carrozzoni che potrebbero essere snelliti senza versare troppe lacrime. Guardate di che cifre parliamo: la Fondazione Teatro Regio di Torino nel 2009 ha incassato oltre 16 milioni e 285 mila euro. Nel 2010 "solo" 13 milioni e 734 mila. Alla Fondazione Teatro Comunale di Bologna sono andati oltre 12 milioni di euro nel 2010, a fronte dei 15 milioni 545 mila euro de12009. E al Petruzzelli di Bari la somma stanziata è scesa da 6 milioni del 2009 a 5.911.521 del 2010. Che taglio! Le cifre, avete visto, restano elevatissime, tanto che persino Repubblica, a firma Alessandro Baricco, sostenne che bisognava tagliare gli aiuti alla lirica Ma parliamo di mesi fa, quando la necessità politica di impallinare Bondi non era all'ordine del giorno.
Bondi in croce per tagli alla cultura che non ha fatto
Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi è stato accusato di mortificare lo spettacolo e di aver ridotto i fondi per la musica. Tuttavia, un'indagine ha rivelato che i fondi per la musica non sono stati tagliati, ma sono stati aumentati del 8% rispetto al 2009. Il ministro ha fatto trapelare l'intenzione di dimettersi a causa della mozione contro di lui, ma il centrodestra ha espresso ottimismo sulla sua posizione. Il sovrintendente della Scala ha espresso preoccupazione per il futuro della lirica se i fondi non vengono reintegrati. Le cifre mostrano che i fondi per la musica sono ancora elevati, anche se ci sono state riduzioni in alcuni casi.
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