Abbondanza Domenico, Arcangeli Febo, Baletto Carlo. Chissà da quanto tempo nessuno legge più i loro nomi sulla lapide annerita del cimitero monumentale di Staglieno. E sarebbe difficile, quasi impossibile, perché l'umidità e gli anni stanno cancellando decine di nomi. Sono i garibaldini sepolti a Genova. Certo è passato più di un secolo e mezzo dalla loro impresa, da quando partirono dallo scoglio di Quarto (lontano una manciata dl chilometri) per riunire l'Italia. E però, visitare il piccolo campo dedicato al Mille a Staglieno colpisce, soprattutto nell'anno in cui tanti si riempiono la bocca dell'Unità d'Italia e molti si sono anche riempiti i portafogli con i progetti per celebrare l'evento. Le tombe di chi l'Unità (l'Italia l'ha fatta davvero sembrano dimenticate, quasi abbandonate, mentre l'umidità, le erbacce e l'edera trionfano. Siamo in uno dei cimiteri più famosi d'Italia. Qui dove sono sepolti padri della Patria conte Giuseppe Mazzini e Nino Bixio. E più recentemente personaggi che hanno fatto l'Italia, come Ferruccio Parri. Una città nella città. dove decine di persone lasciano un fiore e un pacchetto di sigarette sulla tomba di Fabrizio De Andrè oppure passano per salutare Fernanda Pivano ed Edoardo Sanguineti. Ma pochi, perfino a Genova, sanno che a Staglieno esiste un campo dedicato ai Mille. E trovarlo non è impresa facile. Vero, Staglieno è immenso, con quelle tombe di marmo alte come palazzi. Però le indicazioni del "Campo dei Mille" mettono malinconia: piccole, mezze nascoste, annerite dal tempo. E' soltanto il primo segnale. I pochi che decidono di raggiungere il campo si trovano davanti uno spettacolo inaspettato. Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalita, che da anni denuncia gli scandali della Liguria è arrivato fin qui con la sua telecamera per documentare l'abbandono. Ma stavolta a spingerlo è stato anche altro: "Il primo nome riportato sulla lapide, quel Domenico Abbondanza, è un mio antenato", racconta. Gente combattiva da generazioni, viene da dire. Domenico che ha combattuto per l'Unità d'Italia, e Christian che un secolo e mezzo dopo racconta le infiltrazioni delle'ndrangheta nell'economia e nulla politica ligure che mettono a repentaglio quel Paese così faticosamente costruito. Abbondanza con la sua telecamera si aggira per il campo e filma: "Le lapidi sono annerite, l'edera si arrampica sulle pietre, l'erbaccia tagliata è stata ammassata sopra alle tombe, i lumini sono distrutti. Abbiamo visto soltanto una corona del Comune di Genova. Una tristezza". Non solo: "Tanti noti sono ormai illeggibili. Un invito a dimenticare chi si è battuto anche per noi". Un discorso elle non vale soltanto per i garibaldini. Poco distante ecco il cimitero dei soldati inglesi caduti per l'Italia sul fronte del Piave. Ragazzi poco più che ventenni morti (come ricorda qualche lapide) proprio il giorno della fine della guerra e sepolti a migliaia di chilometri da casa. Oggi sono dimenticati in un campo dove a lasciare un messaggio sul registro sono soltanto pochi inglesi e qualche satanista. Davvero è corta la nostra memoria. Certo, per ricordare è meglio affidarsi ai grandi monumenti, quelli più visibili, intorno ai quali magari si realizzano progetti da milioni. Proprio come quello dello scoglio di Quarto: curato da una struttura a capo della quale - solo amministrativamente giurano i progettisti - figurava un dirigente arrestato. Un'opera realizzata dalla ditta di un antico di Angelo Balducci, non indagato, ma ampiamente citato nelle intercettazioni. Chissà che cosa ne penserebbero i Mille. A guardare le loro toto oggi recuperate, a leggere i nomi ti accorgi che molti erano braccianti, falegnami, barcaioli. Gente semplice che voleva unire l'Italia. E che forse oggi non si sentirebbe così a suo agio nelle celebrazioni ufficiali. Meglio il piccolo campo dove trionfa l'edera.