Altro che aeroporti, parchi e palazzi Basterebbe insegnare la storia Grandi opere, grandi sprechi e grandi ritardi. Ieri vi abbiamo raccontato del mezzo miliardo di euro investito per infrastrutture che nulla hanno a che fare con l'Unità d'Italia. Oggi abbiamo chiesto ad alcuni dei più importanti storici italiani come avrebbero speso, loro, tutti quei soldi. Da chi è deluso dalle celebrazioni che parlano solo del Risorgimento, a chi accusa la Lega, fino a chi ricorda che non è tempo di nuovi diari della Patria, esce una riflessione comune. Per festeggiare l'Italia unita, forse, non serviva un euro. Lucio Villari storico Non ho idea di quanti soldi ci vorrebbero per festeggiare degnamente, né di come andrebbero spesi. So per certo che le ragioni per festeggiare sono molto valide e si potrebbero ricordare anche senza spendere una lira: basterebbe fare ognuno la propria parte nelle scuole, nelle istituzioni. Invece, a parte il presidente Napolitano, mi pare che nessuno se ne stia occupando. Quello che colpisce è il clima che si sarebbe dovuto creare e che non c'è. Il punto non è tanto l'analfabeta della Lega che sfotte il tricolore, nemmeno Zaia che parla dei veneti come di un popolo che ha lottato solo per se stesso. Sono ignoranti a cui non conviene dare alcuna risposta, non contano nulla. Quello che conta è che la scuola, la tv di Stato, le istituzioni, avrebbero dovuto spiegare che il Risorgimento non è un tema da liceo, ma un tema politico. Non c'è niente da commemorare, si commemorano solo i morti. C'è da custodire un evento, come avviene in tutti i Paesi liberi e democratici. L'Italia era un paese molto più serio di come è diventato ora in mano a questi corrotti che ci governano. Giovanni Sabbatucci storico Faccio parte del Comitato dei garanti, che non si occupa dei finanziamenti delle opere, ma solo di patrocinare e seguire le attività già avviate, di segnalare lacune e buchi. Credo che l'errore sia stato iniziale: erano opere che non andavano programmate, io le avrei evitate, non è il momento per i grandi monumenti, non è tempo di erigere nuovi altari della Patria. Sarà da valutare caso per caso quale opera sarà utile e quale no, ma è evidente che non siamo in una fase come nel 1911 o nel '61, dunque meglio fermarsi alla dimensione sobriamente celebrativa. Per questo credo che tutte le lamentele su come è stato affrontato questo anniversario derivino non tanto dall'evento in sé, quanto dal fatto che non siamo in un momento buono, né dal punto di vista economico, né da quello della fiducia nella gestione della cosa pubblica, e questo rende tutto meno liscio. Non darei eccessiva importanza nemmeno alle resistenze dei leghisti, ne alle rimostranze dei sudisti: sono tutte cose di ritorno, esistevano già. Nicola Tranfaglia, storico La presenza della Lega Nord al governo ha fatto sì che i 150 anni dell'Unità d'Italia finora siano passati in assoluta sordina. Mi pare che abbiamo speso soldi non per i festeggiamenti effettivi della ricorrenza, ma piuttosto li abbiamo sprecati per opere che non avevano molto riferimento con l'anniversario. Se si volesse celebrare in maniera adeguata, bisognerebbe tener conto dei grandi risultati raggiunti con l'Unità e delle grandi difficoltà che vive l'Italia attuale: un Paese più diviso che mai, dove sono aumentate le differenze tra Nord e Sud piuttosto che l'omogeneità nazionale. Se avessi avuto voce in capitolo, avrei investito risorse soprattutto per preparare al meglio l'avvenire delle nuove generazioni. La scuola, l'università, la ricerca scientifica: questo ci serve per essere competitivi in Europa, non le spese inutili. Riforme come quelle del ministro Gelmini non solo non ci aiutano a contare qualcosa, ma contribuiscono anche a creare ulteriori divisioni all'interno del Paese. Dacia Maraini scrittrice Mi sono dimessa dal Comitato dei garanti perché si erano tagliati troppi fondi: è inutile dire 'facciamo questo, facciamo quest'altro' quando la cifra prevista da Prodi è stata ridotta a un centesimo. E ora queste opere - tra l'altro, qualcuna c'entra con l'Unità, qualche altra non c'entra proprio niente - non saranno pronte anche per colpa dei tagli. Comunque, credo che le celebrazioni tutto sommato non servano a molto, quello che andava privilegiato era la conoscenza: c'è molta retorica, sono pochi a conoscere i fatti, soprattutto sono pochi a conoscere quello che ha proceduto l'Unificazione. I moti degli anni '20 '30 e '40 sono stati straordinari in quanto a partecipazione della gente comune. Altro che unita calata dall'alto: si andava sapendo di rischiare la tortura, la fucilazione, ma si andava! Il popolo tirava giù i nobili dalla finestre per fare le barricate. In giro vedo molta retorica, l'unico modo per fare onore a questo periodo bellissimo è quello di farlo conoscere meglio. Giovanni De Luna storico Credo che questo anniversario, più che un'occasione di celebrazione. dovrebbe essere un momento di riflessione: una buona opportunità per discutere finalmente sulle luci e le ombre dell'Italia unita. Mi pare che invece stiamo assistendo a una distorsione strumentale: anziché sui 150 anni, si sta dibattendo sul Risorgimento. Ma la storia dell'Unità d'Italia è soprattutto novecentesca: di questi 150 anni, 100 sono nel Novecento, e solo una minoranza nell'Ottocento. L'Italia di oggi è nata dal fascismo, dal secondo dopoguerra, dal boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta... Il passato risorgimentale non incide minimamente sul Paese attuale! Non sarebbe più interessante riflettere sui vent'anni di dittatura totalitaria che abbiamo vissuto? Dei cantieri che si sono aperti non so nulla. So che non interrogarci sul nostro passato è una prova di cecità, e di profonda inconsapevolezza su come è nata l'Italia di oggi.
Italia Unita. Come festeggiarla senza cricche
I storici italiani hanno espresso le loro opinioni sulle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Lucio Villari, storico, ha sottolineato l'importanza di ricordare la storia e di celebrare l'Unità in modo sobrio e non sprecare soldi in opere che non hanno riferimento con l'anniversario. Giovanni Sabbatucci, storico, ha invece sottolineato l'errore iniziale di programmare opere che non erano necessarie e che non è il momento per erigere nuovi altari della Patria.
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