Niente campagna acquisti in cambio di qualche aiutino in Parlamento Il testamento biologico e gli embrioni non sono gli unici motivi di rottura: il cartello centrista è diviso anche su federalismo e riforme Il Cav rinuncia a corteggiare i deputati udc, mentre Casini darà una mano al governo. Ma tutto potrebbe cadere sul caso Bondi Alla fine Silvio Berlusconi ha trovato un modus vivendi, per quanto sgangherato e provvisorio, con Pier Ferdinando Casini. Funziona così: il Cavaliere rinuncia a corteggiare i singoli parlamentari dell'Udc, e questa, tutta insieme, dà una mano al governo e alla maggioranza laddove ce ne è più bisogno, a costo di lasciare da solo Gianfranco Fini. Il quale, invece, sta ancora cercando un modo per convivere con il leader dell'Udc, magari senza rendere troppo evidente la subalternità di Futuro e libertà rispetto agli alleati cattolici. L'ultimo esempio è la mozione di sfiducia nei confronti del povero Sandro Bondi, primo appuntamento parlamentare dopo la pausa panettone. L'Udc intende astenersi, e questo metterebbe Fli in guai serissimi. Già prima di Natale Italo Bocchino aveva espresso verdetto di condanna: «Le condizioni lasciano presagire un'ipotesi di sfiducia al ministro Bondi per molte ragioni». Adesso il capogruppo finiano dovrà scegliere tra rimangiarsi queste parole e fare astenere i suoi per non spaccare il terzo polo, o essere coerente con se stesso certificando che l'accordo con l'Udc è un cartello dietro al quale c'è il vuoto. Proprio perché Casini sa benissimo che l'impatto del caso Bondi su Fli e Polo della nazione rischia di essere devastante, lui e i suoi devono ancora prendere l'ultima decisione sull'atteggiamento da tenere in aula: da un lato hanno tutto l'interesse a rafforzare il dialogo con il PdL, anche perché (a differenza di tanti finiani) non nutrono astio nei confronti del ministro per i Beni culturali. Dall'altro, appunto, vorrebbero non lacerare più di tanto il rapporto con Fini. «Vogliono salvare Bondi e non rompere con Fli», riassume uno degli strateghi berlusconiani. Ieri infatti gli uomini di Casini hanno provato a tranquillizzare i finiani, assicurando che ogni scelta sarà presa insieme. La diffidenza però resta alta. Insomma, si pensava che il problema dell'alleanza tra Udc, Fli e Api fosse la bioetica, ma c'è dell'altro. Il testamento biologico, in arrivo alla Camera, e la mozione su embrioni e limiti della ricerca, che entro un mese sarà votata in Senato, senza dubbio spaccheranno l'aggregazione centrista in cattolici e laici. Ma non saranno questi i soli provvedimenti a creare una frattura. L'Udc, infatti, è intenzionata a votare il federalismo, a patto che il go- verro inserisca nel pacchetto quel quoziente familiare che allenterebbe il carico fiscale sulle famiglie con figli. Dentro Fli convivono invece pareri diversi. Si va da Benedetto della Vedova - il quale ieri ha assicurato che «il federalismo è partito e arriverà in porto bene. Non abbiamo cambiato idea» - al solito Bocchino, che dice cose diverse: «Se il federalismo rischia di dividere il Paese e lasciarne per strada un pezzo, allora se lo facciano da soli, se ne sono capaci». L'impressione è che o li aiuta Giulio Tremonti, annunciando che i soldi per il quoziente familiare non ci sono e liberando così le mani dell'Udc, o sul federalismo quelli del terzo polo faranno un'altra figuraccia. Che la tensione sia più alta di quanto i finiani vogliono far credere lo confermano le parole della politologa di FareFuturo Sofia Ventura. In un'intervista tutt'altro che tenera nei confronti di Fini, rilasciata al settimanale "Gli Altri", la Ventura chiede a Casini di «abbandonare il modello tedesco» (perché anche sulle riforme istituzionali ed elettorali Fli e Udc sono su posizioni distinte) e avverte i cattolici di «non imporre la loro posizione, così come spesso accade». Auguri per il futuro. La collaborazione tra Berlusconi e Casini, però, regge solo se l'uno rinuncia a fare incetta dei deputati dell'altro. L'intervista con cui l'ex finiano Silvano Moffa ha confermato l'entrata di parlamentari dell'Udc nell'orbita berlusconiana ha avuto infatti per risultato l'irrigidimento del segretario centrista Lorenzo Cesa, di solito non ostile al Cavaliere. Cesa ha espresso «sconcerto» per il «toto-acquisti» e ha annunciato scelte «concertate» assieme a Fli e Api sui temi in agenda, a partire dal caso Bondi. Insomma, il percorso che porta all'allargamento della maggioranza, anche sotto forma di appoggio esterno dell'Udc, è ripido e tortuoso, e difficilmente potrà essere completato. Berlusconi ci prova, ma il voto anticipato resta lo sbocco più probabile di tutte queste convulsioni.