Protesta bipartisan. «Assenti nella grande mostra di Venaria» La storia dei due ducati Parma e Piacenza, dai Farnese a Maria Luisa. Il ducato di Parma e Piacenza venne istituito nel 1545 da papa Paolo III Farnese, che staccò le due città dallo Stato della Chiesa per assegnarne la signoria al figlio Pierluigi. Estintisi i Farnese nel 1731, il ducato passò ai Borbone. Annesso da Napoleone al «regno d'Italia» (1808), dopo la sua sconfitta fu assegnato dal Congresso di Vienna alla moglie Maria Luisa. Nel 1861 entrò a far parte del Regno d'Italia Modena e Reggio, tra Estensi e Asburgo. Il ducato di Modena e Reggio nacque nel 1452 per concessione di papa Niccolò V a Ercole d'Este: nel '700 vi furono annessi il ducato di Mirandola e quello di Massa e Carrara. Assorbito dalle repubbliche napoleoniche e poi dal regno d'Italia, fu ricostituito dal Congresso di Vienna, che lo assegnò a Francesco d'Asburgo-Este. Nel 1859 si costituì un governo provvisorio i cui territori entrarono nel regno di Sardegna e poi in quello d'Italia MODENA La festa inizia male, dalle parti della via Emilia. «Ci hanno dimenticato, ci hanno trasformato in capitali di serie B...». Modena e Parma per una volta unite, e già questa sarebbe una notizia. Il fatto è che, ad unirle, è un senso di esclusione. Altro che candeline per i i5o anni dell'Unità d'Italia: qui, a bruciare, è l'orgoglio storico di due città che capitali lo sono state, che ancor oggi ne menano vanto, salvo poi scoprire che qualcuno se n'è dimenticato. Il ducato di Modena (1452-1859) comprendeva Reggio Emilia e arrivava fino a Massa Carrara. Quello di Parma (1545-1859) inglobava Piacenza. Così almeno è scritto nel grande libro della storia «Certo che è così, il problema è che a Torino si sono un po' distratti...» tuona Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, oltre che modenese doc, da settimane in pressing su tutto e tutti (a partire dal presidente Napolitano fino ad arrivare al ministro Bondi) nel tentativo di convincere i curatori della mostra «La bella Italia. Arte e identità delle città capitali», uno degli eventi culturali più importanti delle celebrazioni dei 150 anni, a rimediare a quello che amministratori di destra come di sinistra (dal sindaco modenese, il pd Pighi, al collega parmense, il civico berlusconiano Vignali), per non parlare di storici e intellettuali di varia estrazione, considerano «un grave errore, un vulnus inaccettabile per le due città emiliane». Volendo sdrammatizzare, si potrebbe parlare di formazione sbagliata. La formazione contestata è quella delle 9 città capitali che fanno da sfondo alla sontuosa mostra che dal 17 marzo aprirà i battenti nella Reggia di Venaria alle porte di Torino: 351 capolavori d'arte dall'antichità alla vigilia del 1861, un progetto ad ampio respiro che ha coinvolto musei italiani ed esteri e che, come ha scritto il curatore della mostra Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani ed ex ministro dei Beni culturali, rappresenta «un manuale di storia dell'arte». Sarà anche così. Ma la formazione, a sentire Modena e Parma, così non va. «Niente da dire su Roma, Torino, Firenze, Milano, Venezia, Napoli e Palermo, ma nell'elenco dei curatori della mostra sono inserite due città che non c'entrano nulla Bologna e Genova» afferma il professore Marco Cattini, docente di storia economica alla Bocconi che coordina per Modena il comitato delle iniziative per i 150 anni nella città della Ghirlandina. Prosegue il docente: «Bologna non è mai stata capitale e Genova lo era dell'omonima repubblica, la cui fine risale però a molto prima del 1861. Nel progetto della mostra mancano inoltre, oltre a Modena e Parma, riferimenti a Ferrara e Mantova, le cui corti rappresentarono per secoli dei modelli europei nel campo dell'elaborazione culturale». E il sindaco Pighi: «La Galleria degli Estensi di Modena è tra le migliori d'Europa, in una mostra delle antiche capitali sarebbe al primo posto». A Torino però non si scompongono. «Forse c'è stato un equivoco afferma il direttore della Reggia di Venaria, Alberto Vanelli : questa non è una mostra storica sulle capitali d'Italia, ma una rassegna che punta a dimostrare come l'arte delle varie città, ben prima dell'unità d'Italia, avesse avuto un ruolo universale e unificante. Il caso dell'Emilia, territorio policentrico, era in effetti complicato, ma nell'indicare Bologna abbiamo voluto rappresentare l'arte di tutte le terre emiliane. Comunque ne parlerò con Paolucci, vedremo cosa si può fare». Aggiunge Elisabetta Ballaira, responsabile delle Grandi mostre: «In realtà, anche le corti di Modena e Parma entrano in questo progetto come centri di grande elaborazione culturale». Chissà se basterà a Giovanardi, che ha spedito lettere al presidente del comitato Italia 150, il leghista Roberto Cota, e che confida «in un intervento diretto di Napolitano». Luca Sommi, assessore a Parma, è convinto che «ci sia ancora il tempo per rimediare». E qualcuno, come ultima spiaggia, punta sul ministro Bondi, ex sindaco, quando era nel Pci, di Fivizzano, provincia di Massa Carrara: ex ducato di Modena.
Corriere della Sera
7 Gennaio 2011
A Parma e Modena festa con ribellione: noi capitali ignorate
FR
Francesco Alberti
Corriere della Sera
La mostra "La bella Italia. Arte e identità delle città capitali" a Torino, che partirà il 17 marzo, ha suscitato una forte protesta da parte di Modena e Parma, che considerano un grave errore averle escluse. Le due città, che furono capitali del ducato di Modena e Reggio e del ducato di Parma e Piacenza, hanno richiesto l'inserimento dei loro capolavori d'arte nella mostra. Il problema è che la mostra non include le 9 città capitali dell'Italia, tra cui Modena e Parma, e che le due città considerano un errore averle escluse.
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