Una passeggiata al cimitero del Verano, dove riposano italiani celebri e le cappelle vengono usate come riparo di fortuna Una vecchia Fiat 500 è abbandonata vicino al sepolcro di Mameli. Erbacce sopra le lapidi AL VERANO fervono i lavori per rifare il look al cimitero monumentale della capitale: squadre di giardinieri si affannano sulle aiuole intorno al serbatoio idrico del piazzale Circolare mentre altre, a bordo di automezzi, trasportano materiale inerte e vegetale appena rimosso o tagliato. Il 2 novembre, festa dei morti, è ormai vicina e una folla incalcolabile di parenti ed amici si appresta a compiere l'annuale omaggio alle oltre 40.000 tombe ospitate nel giardino storico. Ma, come dice l'antico proverbio, «non tutto ciò che luccica è oro». L'impressione incalzante che nasce nel girovagare per i viali e le tombe monumentali è di una situazione varia ed ibrida: accanto a splendide tombe e cappelle monumentali, magari proprio lì a due passi dalle prime c'è il degrado della peggior specie. La splendida tomba dell'eroe risorgimentale nonché grande compositore Goffredo Mameli, appena restaurata dal Comune di Roma, con i suoi marmi bianchissimi e lucidi mal si coniuga con la vicina cappella Grandi, ultimo defunto ivi seppellito risale al 1958, che nonostante sullo splendido stemma araldico sia scolpito una salda torre sotto l'elmo cavalieresco, in realtà cade a pezzi dalla cupola al suo basamento, la porta di ferro ormai pressoché inesistente, perfino le rosse transenne di plastica sono cadute a terra. E ancora, che dire dell'automobile abbandonata da chissà quanti anni a due passi dal Mameli, proprio a ridosso del sontuoso viale d'ingresso cimiteriale? Il viale che porta al OuadriPortico è ineccepibilmente privo di una cartaccia o di una cicca a terra ma basta girare l'angolo per trovare le statue d'arredo delle tombe nere per la polvere e i residui dello smog, cappelle cariche di edera sul tetto, una addirittura con un albero vero e proprio cresciuto sul basamento della cupola. È il caso del tempietto esagonale della famiglia di Cesare Poggioli, costruzione risalente al 1875 ove l'ultima sepoltura risale al 1967. Oppure ecco la tomba dei familiari di Giuseppe Garibaldi, divenuta un rifugio per barboni privi di un'abitazione: per evitare l'uso improprio di rifugio per la notte qualcuno, non si sa chi, ha messo una modesta catenella con tanto di lucchetto per chiudere la cancellata ai malintenzionati.
ROMA - DEGRADO Nella tomba di Garibaldi ci dormivano i barboni
Il cimitero del Verano di Roma è in preparazione per la festa dei morti, con lavori di giardinaggio e trasporto di materiali. La passeggiata per le tombe e le cappelle monumentali è varia, con splendide tombe e cappelle accanto a degradi e abbandoni. La tomba di Goffredo Mameli è stata restaurata, ma la cappella Grandi è in cattivo stato. Un'automobile abbandonata è stata trovata vicino alla tomba di Mameli. Le statue delle tombe sono coperte di polvere e residui dello smog. Alcune tombe sono state trasformate in rifugi per barboni. Il cimitero è in attesa della festa dei morti, che si terrà il 2 novembre.
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