La chiusura della tomba di Tutankhamon, così come di altri luoghi diventati mete di massa, è una notizia che non ci sorprende. L'ingresso dei visitatori a luoghi d'arte in questi ultimi decenni è stato regolato da norme sempre più restrittive. In tal modo, anche al Cimitero Ebraico di Praga si accede attraverso un percorso particolare, mentre il Cenacolo di Leonardo a Milano «sopporta» solo un certo numero di persone che respira, suda e trasporta agenti corrosivi. E il Monastero di Voronet nella Moldavia rumena, la Cappella Sistina dell'Est? Ormai protegge talune sue parti dall'inimitabile colore azzurro contingentando gli osservatori. E Le Storie della Vera Croce, il ciclo di affreschi conservato nella cappella maggiore in San Francesco ad Arezzo, iniziato da Bicci di Lorenzo e dipinto soprattutto da Piero della Francesca, ha regolamentato gli ingressi. Sono soltanto alcuni esempi dei possibili. Un tempo tutto era libero ma non si conoscevano le visite di massa. Anche se l'arte e l'architettura non sono eterne, il compito delle società attuali è quello di proteggere e conservare chiedendo a tutti piccoli sacrifici, come code e biglietto. Per casi eccezionali la chiusura è una triste ma indispensabile necessità. Non dimentichiamoci che la Valle dei Re, dove si trova la tomba di Tutankhamon, non era stata pensata osserva Giovanni Pettinato, già professore di assiriologia ad Heidelberg e a Roma per folle e nemmeno per visitatori selezionati; voleva essere un cimitero lontano da occhi indiscreti, per assicurare l'eternità ai faraoni». Gli egizi, del resto, credevano fosse necessaria la mummificazione e la conservazione del corpo per consentire al defunto un'altra vita dopo la morte. Pettinato precisa: «Le reliquie preclassiche a noi giunte sono i resti di un mondo che costruiva e progettava con intenti lontani anni luce dai nostri, e non poteva immaginare abitudini turistiche. Conservarle non è facile, ma dobbiamo tentare di prolungare la loro esistenza il più possibile, perché sono riferimenti essenziali». Quanto e come sarà possibile conservare tali documenti del passato? Non è facile rispondere, ma è certo che circostanze e necessità simili domande non se le pongono. Non dimentichiamoci che centinaia di migliaia di mummie vennero usate, tra l'800 e gli inizi del 900, come combustibile per le locomotive delle prime ferrovie egiziane. Erano secche e adatte alla bisogna. Nessun macchinista o fuochista si pose domande sull'immortalità di quei disgraziati.
L'eternità dei Faraoni va difesa
La chiusura della tomba di Tutankhamon e di altri luoghi d'arte è diventata una norma. Gli ingressi sono regolati da norme restrittive, come ad esempio il Cenacolo di Leonardo a Milano e il Monastero di Voronet in Moldavia. Le Storie della Vera Croce a San Francesco ad Arezzo sono state regolamentate dagli ingressi. Un tempo tutto era libero, ma non si conoscevano le visite di massa. La società deve proteggere e conservare l'arte e l'architettura richiedendo piccoli sacrifici. La Valle dei Re, dove si trova la tomba di Tutankhamon, non era pensata per folle o visitatori selezionati, ma come un cimitero lontano da occhi indiscreti.
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