Attila, giunto a Roma, pur di prenderla, non esita a saccheggiarla. E disposto a cancellare la storia, a lui estranea. È rude: dove passa il suo cavallo non deve crescere più l'erba. Il suo nome è un mito negativo, esplicito e connesso con l'ambiente e il potere distruttivo di un uomo. Attila è tornato. Lo annuncia Vittorio Emiliani in un intervento lucido sugli effetti del nuovo condono (L'Unità 23102004). Vorrei proporre il tema della responsabilità dinanzi al paesaggio, in prospettiva di un'etica per la contemporaneità, suggerito dal Centro Studi sul Pensiero Contemporaneo di Cuneo per un convegno di stringente dolorosa attualità; "II paesaggio tra estetica, etica ed ecologia" (4-5 novembre 2004, Centro incontri Provincia di Cuneo). Nel nostro paese l'inimmaginabile sta diventando realtà. Siamo "di fronte al primo condono della storia sui beni vincolati, cioè sul paesaggio protetto", scrive Emiliani nel suo artìcolo. Con l'approvazione definitiva della Camera il guaio è fatto. Le conseguenze non sono ben ponderate. Certi interessi personali prevalgono sul bene comune. In un intervento che auspicava una maggiore cultura paesaggistica (Ambiente, più cultura e meno rigidità, 5 giugno 2001), intravedevo gli effetti devastanti di una politica che, nell'ambigua prospettiva di offrire un benessere immediato e caduco, crea danni irreversibili non solo all'ambiente come contenitore di vita, ma anche al paesaggio come millenario patrimonio storico e naturale che il nostro paese, unico al mondo, conserva: patrimonio che ci distingue, ci appartiene, oggetto di una irresponsabile politica di devastazione. Con questi presupposti è ancora possibile parlare di un'etica per la contemporaneità? Sì per un richiamo alla responsabilità e all'etica nel senso di azione e partecipazione. Ogni paesaggio appartiene a tutti coloro die ci vivono o lo ammirano, e hanno il diritto e dovere di partecipare alle sue trasformazioni, come recita l'articolo 6 della Convenzione Europea, che dobbiamo far valere. Non si può tacere o rimanere spettatori passivi. Soprattutto se si opera nel campo della formazione. Forse non tutta la destra italiana è cieca di fronte a queste realtà di fatto. La coscienza di qualche gentiluomo potrebbe essere turbata dall'idea di svendere il Belpaese. Una responsabilità oggettiva supera ogni singola esistenza ed ambizione: l'erica del futuro, che fa tutt'uno con la contemporaneità. È la constatazione che siamo giunti a un punto di non ritorno se vogliamo consegnare beni e risorse alle generazioni che verranno, composte dai nostri figli, dai nostri nipoti e i loro successori. Questa realtà riguarda tutti: maggioranze eo minoranze, governi e opposizioni. L'etica prende il nome e le regole dal luogo e presuppone la partecipazione, da consegnare ai posteri, insieme al territorio nella sua integrità arricchita dalla nostra storia, non depauperato dal nostro vandalismo. Ogni uomo partecipa del proprio luogo, ne è responsabile. Non c'è etica senza luogo. Etica che impone la tutela nella trasformazione dei paesaggi come realtà viventi, che accolgono la storia e la cultura dei luoghi compresi in un orizzonte visivo. Può essere favorita con la sensibilizzazione per promuovere e sviluppare la coscienza del loro valore, del loro ruolo e della loro trasformazione; con la formazione e l'educazione alla conoscenza dei paesaggi e dell'intervento su di essi; con l'identificazione e la valutazione per una migliore conoscenza; con gli obiettivi di qualità paesaggistica che stabiliscono un criterio di qualità all'interno dei luoghi; con l'applicazione per attivare gli strumenti d'intervento volti alla protezione, alla gestione eo alla pianificazione degli stessi. Tutto questo è scritto un accordo che ci lega al resto dell'Europa per la salvaguardia della qualità della vita e delle specificità culturali. Invece di promuovere la sensibilizzazione, la formazione e l'educazione, e quindi permettere una reale partecipazione degli abitanti alla tutela dei loro paesaggi, si continua a incoraggiare lo scempio con le sanatorie. È un problema concreto a cui bisogna porre rimedio con un'inversione di tendenza. Sappiamo bene che certe leggi danneggiano le nostre risorse. Tornare indietro non è facile. Le ferite aperte non si rimarginano. Soprattutto l'immagine che se ne ricava è negativa: in una parola diseducativa. I beni del Paese si riducono sempre di più. Per rovesciare questa tendenza bisogna sperare in un piano strategico incisivo del centrosinistra: un irrinunciabile punto qualificante del programma alternativo di governo. Un richiamo alla responsabilità dell'avve nire, basato su due presupposti. L'uno volto a portare al massimo le conoscenze del nostro agire -pericoloso per i destini del paesaggio e dell'uomo come vittima finale dei suoi scempi. L'altro-a favorire la conoscenza di ciò che potrebbe accadere; di ciò che conviene o non è opportuno fare. Così è chiara la responsabilità di una scelta che non può essere demandata, perché i paesaggi appartengono a tutti e sono realtà viventi da consegnare alle prossime generazioni, per offrire loro le stesse opportunità di vita e di cultura che abbiamo avuto. L'orizzonte panoramico di fronte ai nostri occhi, sia naturale sia antropico, è cultura: è tutto ciò che l'uomo ha creato nel corso del tempo. Le tracce sono evidenti nei paesaggi dove ancora è leggibile la storia dell'uomo, cioè la sua cultura, la visibilità senza confini offerta dall'orizzonte panoramico del mondo costruito: il cosmo degli antichi. Forti dell'insegnamento di Hans Jonas, filosofo rispettoso della totalità del mondo, possiamo ancora proporre un'etica contemporanea rivolta al futu ro, fondata sul principio di responsabilità. In nome di questo principio ci rivolgiamo alle persone sensibili della destra italiana, che pur vantava straordinari difensori del paesaggio. Ricordo solo un. maestro per tutti: Rosario Assunto. dal 1 novembre 2004 ordinario di Estetica presso la Facoltà di Architettura e società del Politecnico di Milano
AMBIENTE - Attila, il paesaggio, il nostro futuro
Vittorio Emiliani critica il condono dei beni vincolati, che lo porta a parlare della responsabilità dinanzi al paesaggio. Il condono, approvato dalla Camera, ha conseguenze devastanti per l'ambiente e il paesaggio. Emiliani richiama l'etica per la contemporaneità, che impone la tutela della natura e del patrimonio culturale. Egli sostiene che ogni paesaggio appartiene a tutti e che ogni persona ha il diritto e il dovere di partecipare alle sue trasformazioni. Emiliani propone di promuovere la sensibilizzazione, la formazione e l'educazione per favorire la coscienza del valore e del ruolo del paesaggio. Invece, si continua a incoraggiare lo scempio con le sanatorie.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo