A Reggio Emilia, il presidente Napolitano ha incontrato solo i sindaci di Torino, Firenze e Roma. Il silenzio di De Luca Alla fine non è arrivato nessun invito alla cerimonia dei festeggiamenti per i 150 anni dellunità dItalia. Salerno, capitale dItalia da febbraio al luglio del 1944, dopo lo sbarco alleato del 9 settembre del 1943 e fino al trasferimento del governo a Roma, resta tagliata fuori dalle celebrazioni che ieri a Reggio Emilia hanno coinvolto il presidente Napolitano e i sindaci delle altre tre città capitali, Torino, Firenze, Roma. Escluso il sindaco Vincenzo De Luca - che preferisce non commentare lepisodio -, rimosso il ruolo storico, la città è come cancellata dagli eventi drammatici dellepoca. Colpa di una semplice distrazione o della disinformazione? Lomissione fa esplodere la polemica negli ambienti accademici. «Mi rifiuto di pensare ad un altro elemento di rottura tra Nord e Sud - dice Nicola Oddati, docente di storia contemporanea allUniversità di Salerno e direttore del nascente Museo dello Sbarco -. Può essersi trattato di una dimenticanza ma in generale cè ignoranza su quello che in quei giorni avvenne da queste parti. Di quel periodo esiste una bibliografia sterminata riconosciuta anche allestero». Hanno sbagliato a non invitare il sindaco De Luca? «Si, hanno commesso un grave errore a non invitare lui e a dimenticare la città. È così che ancora una volta il Meridione viene defraudato». Resta assente eccellente la città che ha visto nascere il primo governo di unità nazionale. La stessa che ha tenuto a battesimo i vertici tra personalità come Benedetto Croce, Palmiro Togliatti, Giuseppe Saragat. «A Salerno è nata lidea della Costituzione - spiega Oddati - qui si è creato lo spirito che ha condotto queste illustri personalità politiche a scrivere la nostra Carta dei diritti. A settembre abbiamo inaugurato, alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, la mostra "Salerno capitale, città della Costituzione"». Messa così, lomissione diventa una svista clamorosa. La città è protagonista di due episodi storici importanti. Prima di essere sede del governo Badoglio, è teatro dello sbarco massiccio della flotta americana. Il 9 settembre 1943, a 24 ore dallarmistizio, la quinta armata Usa approda sulle sponde del litorale salernitano. Centottantamila uomini e mille navi, la più grande operazione anfibia della storia, una campagna finita nel sangue, conclusa dopo aspri combattimenti con i tedeschi ormai in ritirata. Il prezzo pagato alla guerra da Salerno e provincia è altissimo: 400 morti, migliaia di feriti, 15mila vani distrutti, più di 100 ponti danneggiati, oltre un quinto degli edifici industriali perduti. L11 febbraio 1944, il governo Badoglio si trasferisce a Salerno, da Brindisi, sede ormai inadeguata. «Subito viene convocato un Consiglio dei Ministri a Palazzo di Città, il primo del governo Badoglio - continua Oddati - e il 15 febbraio viene stampata la Gazzetta Ufficiale con Salerno come luogo in calce, proprio come Torino, Firenze e Roma». Fino alla fine del luglio 1944, il governo risiede a Salerno, poi, due mesi dopo la liberazione di Roma, viene trasferito nellattuale capitale. Lo storico Guido DAgostino attribuisce lassenza della città alle celebrazioni di Reggio Emilia al fatto che Salerno non fosse considerata «capitale dellItalia unita ma solo di un quarto della penisola». «Non si può fare un discorso territoriale - interviene Oddati - perché per un mese e mezzo, tra il 6 giugno e fine luglio, Salerno è stata capitale anche di Roma». Per di più Salerno e Napoli reclamano un altro riconoscimento, quello delle medaglie della Resistenza. «Si fa un gran parlare dei martiri del Nord - conclude Oddati - ma le stragi sono avvenute qui per la prima volta solo che nessuno lo sa. E per questo è importante proseguire liniziativa del Parco della memoria, ideata da "Repubblica"».