La biblioteca storica lancia l'allarme: libri in pericolo, ma i fondi non arrivano Da due anni hanno chiesto l'intervento della Sovrintendenza e della direzione regionale dei Beni Culturali. La risposta è stata: non ci sono soldi. Eppure, dal direttore e dal personale della storica biblioteca Braidense di via Brera non s'è levata protesta. Anzi, le bibliotecarie si sono rimboccate le maniche e hanno pensato a mettere in salvo i libri. In salvo dall'acqua e dall'umidità. Già, perché da due anni il tetto del magazzino «Ex scolastici», al secondo piano della Braidense, ha bisogno di un rattoppo: se piove bene, piove anche dentro, piove sugli scaffali del magazzino. Macchie di umidità compaiono anche sulla volta dello splendido atrio della biblioteca. Pragmatismo e amore dei libri, le bibliotecarie della Braidense hanno svuotato gli scaffali del magazzino esposti all'acqua e trasferito i volumi. Libri dell'Ottocento. Nel caso degli scaffali meno esposti all'acqua, li hanno coperti con teli di plastica. Sull'ultima mensola, un secchio per contenere l'acqua piovana. Così è nella biblioteca per eccellenza di Milano. L'imperatrice Maria Teresa d'Asburgo la volle nel 1770 per sopperire alla mancanza di «una biblioteca aperta ad uso comune di chi desiderasse coltivare il proprio ingegno». Dopo aver ereditato e ricevuto in dono raccolte straordinarie, oggi la Braidense conta 1.500.000 di libri divisi tra i magazzini e le sei sale. La più nota è la sala Manzoni: per dono di Pietro Brambilla, marito della nipote dello scrittore, vi si possono ammirare 200 manoscritti del Manzoni e 250 volumi da lui postillati, oltre alle lettere. Tra i manoscritti, la prima stesura de «I promessi sposi». Tra i volumi, la prima edizione del romanzo con le correzioni a mano dello stesso scrittore. Nel magazzino si trovavano per lo più enciclopedie dell'Ottocento. Oggi, nel magazzino, sono rimaste, prudentemente messe al riparo dall'acqua, edizioni,e ristampe di opere di Benedetto Croce. E' Donatella Falchetti, una delle bibliotecarie, ad accompagnarci fino al magazzino. Si sale per scale strette. E sale prima lei: non c'è corrente elettrica nel locale. Una scelta dettata dalla volontà di evitare guai, visto che vi penetra l'acqua. Accende una lampada a mo' di torcia e, a quel punto, invita a salire. In fondo al magazzino, sul soffitto e sulle pareti, macchie evidenti di umido, intonaco in parte scrostato. E quegli scaffali vuoti coperti da teli e sormontati da secchi. Eppure sì, è la biblioteca per eccellenza di Milano.