L'ordine perentorio è arrivato giovedì direttamente da Arcore, indirizzato a ministri e vertici del Pdl: Silvio Berlusconi ha invitato tutti a non polemizzare neanche sottotraccia con Giulio Tremonti per non gettare altra benzina sul fuoco. E ieri da palazzo Chigi, per la seconda volta nel giro di una settimana, è arrivata la smentita del portavoce Paolo Bonaiuti: «I contrasti tra il premier e il ministro dell'Economia? Supposizioni prive di fondamento. Si dipingono trame più o meno occulte ma del tutto inventate». Ma scavando anche poco nel Pdl, si capisce che i rapporti tra il Cavaliere e il super-ministro si sono inceppati tanto che, martedì o mercoledì, i capigruppo Fabrizio Cicchitto (Camera) e Maurizio Gasparri (Senato) incontreranno Tremonti per convincerlo da ammorbidire la linea del rigore. La stessa linea intransigente sui conti pubblici esibita l'altro giorno al vertice Ocse di Parigi dove Tremonti se ne è uscito con un verdetto, «la crisi non è finita», che ha mandato in frantumi l'ottimismo del premier. Il quale, da parte sua, non ha chiesto la luna al super-ministro in odore di eresia politica ma qualche segnale di speranza da mandare alla maggioranza e chi eventualmente è disposto a dare una mano, come I'Udc, ma senza contropartite. Berlusconi vorrebbe qualche stanziamento in più per le forze dell'ordine e per il ministro Sandro Bondi (fondo spettacolo e beni culturali) rimasto praticamente con le casse vuote ma ci sarebbe bisogno anche di mettere in cantiere il quoziente familiare chiesto da Pier Ferdinando Casini per agganciare i centristi e ottenere almeno la loro neutralità nei passaggi più difficili in Parlamento. Cicchitto e Gasparri vedranno Tremonti con questo menù di richieste: l'obiettivo è di strappare al ministro alcune modifiche al decreto Milleproroghe.