MANTOVA. Conclusi, con l'esposizione del polittico di Cima da Conegliano nel castello di San Giorgio, i Martedì in Arte promossi dal Ministero per i beni artistici e storici. Conservato finora in un luogo non accessibile al pubblico, il capolavoro cinquecentesco è stato illustrato dalla restauratrice che ne ha curato il recupero, Vanda Malacarne, coadiuvata in laboratorio da Chiara Reggiani. L'opera è stata inserita nel regolare percorso di visita al castello e, come a fare gli onori di casa, prima dell'accesso alla Camera Picta, vi sarà una serie di ritratti dei Gonzaga. Si tratta di un prezioso corpus di immagini su carta, raffiguranti i signori di Mantova, realizzati tra il XVI e il XIX secolo, selezionati a cura di Tiziana Mantovani, conservatrice della Sovrintendenza di Mantova. La documentazione fotografica esposta è firmata da Emanuela Pezzini. Della serie di 107 opere, apparse in una mostra iconografica del 1937, ne sono state scelte diciannove. Realizzato nel 1513 per un convento francescano di Capodistria, il polittico di Cima è arrivato a Mantova nel 1965, dopo un passaggio a Venezia, e dal convento di San Francesco è stato subito trasferito a palazzo Ducale per essere meglio conservato. E così la reggia gonzaghesca non finisce mai di stupire proponendo, senza sosta, nel corso dei secoli, pezzi preziosi della sua lunga storia. Realizzata quasi come un castello di carte, con ventidue pezzi di carpenteria e dieci tavole dipinte aggrappati alla struttura di sei montanti verticali, la grande opera era stata solo parzialmente mostrata negli anni scorsi, mentre da oggi la si potrà ammirare in tutto il suo complesso di Vergine, santi e figure di religiosi nella maestosa cornice. A Mantova, perché? Prezioso, perché? Palazzo Ducale continua a stupire risponde Vanda Malacarne non solo chi viene a visitarlo; anche chi lo frequenta quotidianamente per motivi di lavoro e ad ogni titolo, non può non coglierne la potenza comunicativa; e il Cima è una fra le tante che l'esprimono. A Mantova è ospite illustre e come custodi di tanta bellezza abbiamo pensato di condividerla come bene che appartiene all'umanità: quale migliore occasione delle feste natalizie? E' interessante il confronto con l'altro grande veneto contemporaneo, il Mantegna, che è lì a due passi, nella Camera Picta. Che effetto fa? Come ospite illustre l'abbiamo fatta accomodare vicina alla Camera degli sposi che è la padrona di casa; un atto di cortesia; il Cima è visibile all'interno del percorso del piano nobile di castello. Cima ha lavorato nell'ambito veneto e veneziano e poi in Emilia. I rapporti con la Mantova gonzaghesca? Oggi, nella reggia gonzaghesca, avviene ciò che in passato non sembra essere accaduto: infatti, Cima non ha lavorato a Mantova ma il caso ha voluto che lavorasse per lo stesso ordine francescano che è in Mantova ma presso i padri del convento di Sant'Anna in Capodistria. Il polittico esce da un restauro: quali sono le sue caratteristiche 'fisiche' considerando la sua complessità? Il restauro come espressione di quell'attenzione all'altro che in certi casi diventa accoglienza, cura e soprattutto dialogo: il polittico racconta, parla, dice; sta a noi ascoltarlo. Si parla di complessità dell'intervento di restauro laddove la vera complessità risiede nel riconoscere nell'essenzialità delle tecniche costruttive della carpenteria, nei materiali una sostanza di vita; assi di legno gesso, colle e polveri colorate si trasformano, mani allenate eseguono e traggono i pensieri non per magia ma attraverso una lucida consapevolezza del fare e rendere visibile un pensiero. Come convincerebbe i potenziali visitatori di martedì per tornare in Ducale di sera? Con i martedì di sera ma anche nei giorni fra la settimana, queste opportunità sono sempre lì che attendono qualcuno che le accenda, attacchi la spina, cerchi di sintonizzarsi e trovi la stazione che meglio riproduce il suono armonioso dell'arte. 28 dicembre 2010