iL CASO. Nei luoghi di culto sono custodite tante opere d'arte che ormai da tempo sono «vietate» ai visitatori Le numerose artistiche chiese del centro storico, ad eccezione di qualcuna, rimangono chiuse, tranne che durante lo svolgimento delle attività di culto. I turisti, che in parecchi visitano la città, non trovano aperte in molte ore della giornata i preziosi siti religiosi che annoverano anche diverse e tanto apprezzate opere d'arte. E' il caso soprattutto della trecentesca chiesa del Carmine, con il suo bel portale di stile gotico-chiaramontano, o la basilica di Santa Maria di Betlem, con la sua stupenda cappella palatina e l'artistico presepe permanente del Papale, per citare quelle che hanno fatto registrare le maggiori lamentele da parte dei visitatori, che sono stati costretti a rimanere dietro la porta. E' successo che in passato ad assicurare sia l'assistenza durante le visite che l'apertura delle chiese provvedevano i giovani di alcune cooperative di servizi culturali che ora si sono trasferiti presso varie istituzioni pubbliche. I vari parroci non riescono a questo punto, per mancanza di mezzi finanziari, a provvedere ricorrendo a delle soluzioni alternative. Questo ha creato inevitabilmente un problema che non si riesce a risolvere. Le proteste dei turisti, dei tour operator, dei titolari di strutture ricettive non si contano. C'è anche chi ha segnalato la cosa alla Regione Siciliana ma non è stato possibile finora ottenere alcunché. "In una città come Modica - dice il titolare di una struttura alberghiera - dove, anche a seguito del suo riconoscimento Unesco, ma anche di tanti altri fattori, ivi comprese le varie grandi manifestazioni religiose e non di grande richiamo non è possibile ignorare questo problema. E' necessario che noi albergatori, ma anche quanti si occupano di ristorazione e di organizzazione di gite, congressi e convegni facciamo qualcosa. Bisogna sensibilizzare Provincia regionale di Ragusa, Comune di Modica, Curia vescovile di Noto, Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Ragusa, per ottenere che si faccia qualcosa. Nei giorni scorsi è stato sollevato il caso del parco archeologico di Cava Ispica, chiuso nei primi giorni dell'anno, mentre quello delle chiese si protrae oramai da diversi mesi. Si deve, e si può intervenire, disponendo di mezzi, tenendo conto in primo luogo che anche questo è un lavoro, e che come tale va in qualche modo retribuito. Non è possibile sottrarsi a questa necessità. Va invece messo a punto un piano coinvolgendo varie istituzioni ed organizzazioni per evitare che l'inaccessibilità ai luoghi religiosi possa incidere notevolmente sul turismo. Non si può pensare assolutamente di ripiegare sul volontariato perché questo non è possibile". GI. BU. 06012011