Il titolo rievocava le suggestioni platoniche sulla miglior forma di governo possibile. "Alla ricerca della città migliore. La città creatrice: arti, cultura, economia" è stato il contenitore all'interno del quale si sono confrontati economisti, politici, amministratori, personalità della cultura e giornalisti, chiamati a raccolta ieri mattina da Aspen Institute nel piano nobile di Ca' Vendramin Calergi, sede del Casinò sul Canal Grande. In discussione il futuro delle "mille e una Italie", del Belpaese (e anche del Nordest) che punta su cultura e turismo, sul rilancio urbanistico e sociale delle proprie città e su uno sviluppo che non deve ridursi alla formula del "Grand Hotel Italia". Non a caso è stata scelta Venezia, capitale della cultura e dell'arte, ma pure di quel turismo multiforme capace di attirare visitatori a cinque stelle, ma anche eserciti di "mordi e fuggì", maledizione per ristoratori, albergatori e residenti. Una città, quella lagunare, che vive di turismo, ma che punta sulla cultura (settore con 6mila addetti su 10mila abitanti in centro storico) e sulle creazione di eventi; una città che si lamenta della qualità dei visitatori, ma che poi offre loro musei e mostre aperti solo fino alle 18, librerie e negozi che abbassano le serrande alle 19.30, ristoranti che chiudono le cucine al massimo alle 23. Una città che, attraverso l'intervento del sindaco Paolo Costa, ha chiesto al ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani (presente all'incontro), una maggior sensibilità da parte della finanza pubblica. «Lo Stato -ha detto Costa- ci trasferisce risorse in base al numero degli abi-tanti, che va via via scendendo, e non tiene conto dei costi da sostenere per mantenere il sistema culturale». Eppure Venezia gode di ricchezze impensabili altrove: un Casinò che garantisce alle casse comunali tra i 90 e 100 milioni di euro l'anno, una Legge speciale che finanzia restauri e manutenzioni, un ticket sui bus turistici che frutta circa 6 milioni, oltre ai 14 milioni di incassi dei musei civici e allo sfruttamento dei diritti per l'utilizzo di un marchio che nel 2005 garantirà un milione e 200mila euro. Eppure non basta. C'è bisogno dell'intervento dei privati, oltre che di una gestione manageriale delle politiche culturali. C'è anche da colmare un deficit rispetto agli altri grandi Paesi che producono cultura. «Come offerta l'Italia batte tutti -ha detto il ministro Urbani- Ma come servizi non ci siamo. Ai turisti che vengono nelle nostre città d'arte bisogna offrire musei comodi, strutture moderne, trasporti efficienti. Il governo farà la sua parte: raddoppieremo i musei statali per ampliare la parte dedicata ai servizi. Con il ministero delle politiche agricole promuoveremo i prodotti e le gastronomie regionali nelle sedi espositive». Urbani ha poi annunciato la presentazione, il prossimo mese, delle rinnovate Gallerie dell'Accademia e intanto tenterà di ripercorre (Siniscalco permettendo) la strada degli sgravi fiscali a beneficio di chi investe in cultura, per coinvolgere i privati. Nella Finanziaria in discussione, infatti, Urbani vorrebbe ampliare gli sgravi alle persone fisiche, oltre che alle imprese. In attesa di un nuovo mecenatismo, intanto, le città devono anche sapersi ammodernare come le grandi capitali europee, da Londra, a Berlino, a Barcellona. Per farlo, ha detto il professor Giacomo Vaciago (ordinario di politica economica all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), occorre una classe di amministratori efficiente. «Un buon sindaco -ha spiegato Vaciago- deve far suonare un'orchestra di circa 25 persone a capo dei posti chiave. Se tutti vanno d'accordo, la città cresce. A meno che non intervenga la mannaia del Tar, Tragedia amministrativa regionale, che cala inesorabilmente bloccando progetti e idee».
II ministro dei Beni culturali all'incontro veneziano di Aspen Institute: Bisogna recuperare un deficit nei servizi da offrire al turista. Urbani: Raddoppieremo i musei statali
Ieri mattina, a Ca' Vendramin Calergi a Venezia, si è tenuto un incontro tra economisti, politici, amministratori, personalità della cultura e giornalisti, per discutere sul futuro delle "mille e una Italie". La città di Venezia, capitale della cultura e dell'arte, ha chiesto al ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani di avere una maggior sensibilità da parte della finanza pubblica. La città ha ricchezze impensabili, come il Casinò e la Legge speciale per restauri e manutenzioni, ma ha bisogno di un intervento dei privati e di una gestione manageriale delle politiche culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo