Al dibattito promosso da Aspen Institute l'architetto Vittorio Gregotti lancia una provocazione cui replica l'assessore D'Agostino. Il ministro Urbani visita la Misericordia e resta "scandalizzato" dal degrado ma il sindaco Costa chiede più risorse «Questa è la più bella città in cui un progettista possa lavorare. Peccato che la burocrazia blocchi la realizzazione di interventi importanti». Vittorio Gregotti, uno dei maggiori architetti italiani, se la prende con l'immobilismo politico che a suo dire paralizza qualsiasi tentativo di innovare, anche dal punto di vista architettonico. Gregotti, assieme ad economisti, amministratori ed esponenti del mondo culturale italiano, ha preso parte ieri mattina a Ca' Vendramin Calergi alla riunione di Aspen Institute dal titolo "Alla ricerca della città migliore". Londra, è stato detto, si rinnova ogni 30 anni, Berlino è rinata dal punto di vista architettonico dopo l'unificazione delle due Germanie, Barcellona dopo le Olimpiadi del 1992 ha saputo ammodernarsi, Atene con gli ultimi Giochi pare aver vinto la sfida. E Venezia? La fotografia attuale è di una città che vive tanti cantieri fini a se stessi, malgrado un Piano strategico che sta cercando di disegnarne gli assetti futuri. Ci sono aree che si stanno rivitalizzando dal punto di vista residenziale, come la Giudecca, e altre che si stanno impoverendo e spopolando strangolate da seconde case e bed breakfast (come San Vio). Ci sono monumenti che rinascono (come la Fenice) ed altri che giacciono da anni in abbandono, come la Misericordia, che ieri, prima del vertice dell'Aspen Institute, è stata visitata dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, rimasto «scandalizzato» dallo stato in cui versa uno dei tanti contenitori di opere d'arte del centro storico. «In questa città -dice Gregotti- non mancano i progetti, le idee. Il problema sono i tempi della burocrazia». L'architetto porta due esempi. «Quattro anni fa vinsi un concorso per la nuova biblioteca di Ca' Foscari ai Magazzini Ligabue in Marittima. Sono ancora qui ad aspettare che si sblocchi il progetto. Ancora un po' di tempo e non ci saranno più i soldi. Lo stesso vale per la Punta della Dogana. C'è un progetto del 1997 successivo alla disponibilità del Demanio statale a regalare quell'area al Comune, a patto di destinarla a spazi espositivi. Il Comune non è ancora riuscito a firmare l'atto di accettazione di questo regalo e il progetto di ristrutturazione è rimasto sulla carta». Una denuncia precisa, quella di Gregotti, che però viene respinta con decisione da Roberto D'Agostino, assessore comunale alla Pianificazione strategica e al Progetto urbano. «Gregotti -attacca D'Agostino- è un uomo di cultura e dovrebbe stare attento a quello che dice. Il progetto su Punta della Dogana non è stato bloccato dal Comune, le cose sono andate diversamente. Li si doveva trasferire la Fondazione Guggenheim ma tutto si è fermato quando il Patriarcato non ha accettato di cedere la sua parte perché in quel sito ha intenzione di aprire l'istituto Marcianum. Il problema quindi non sono i rapporti tra Demanio e Comune, ma la volontà della Guggenheim che non è più disposta a insediarsi a Punta della Dogana». «Quanto alla biblioteca di Ca' Foscari -conclude D'Agostino- Gregotti sa bene che ci siamo incontrati per questo. Il suo progetto prevedeva una trasformazione radicale di uno dei Magazzini Ligabue,in violazione ai vincoli posti da Soprintendenza e Piano regolatore. Un bravo progettista deve saper ideare restando nel solco delle regole e questo Gregotti non lo aveva fatto. Tra l'altro non ha vinto un bando con un progetto approvato da una giuria, ma è stato selezionato in un concorso per titoli. Si è presentato a Ca' Foscari dicendo "Io sono Gregotti, questi sono il mio curriculum e il mio progetto". Ma non poteva pensare di lavorare fuori dai vincoli».