Parla la responsabile Eni del progetto per Palazzo Marino: vincente la formula salott Più che sponsor ci sentiamo parte attiva di un progetto culturale. Ma le aziende non possono sostituirsi al ruolo dellente pubblico La quantità è un segno importante della riuscita, ma lo spirito delliniziativa è soprattutto nella qualità del rapporto tra visitatori e opera QUANDO SI SFONDA UN RECORD - e nel match Leonardo-Tiziano pochi avrebbero scommesso sul secondo - ci si può anche permettere di minimizzare: «Guardi, io ho unidea molto precisa sulle classifiche dei visitatori a una mostra come le nostre: è un segnale importantissimo della riuscita, ma in realtà il numero lo determiniamo noi, con la durata della visita e la grandezza del gruppo ammesso ogni volta. Perché lo spirito delliniziativa è proprio nella qualità del rapporto che consente tra i visitatori e lopera: una contemplazione tranquilla, ricca di informazioni fornite da persone competenti, a piccoli gruppi, senza code oltre la mezzora, in allestimenti pensati per focalizzare attenzione e sensibilità». Annalisa Messa, responsabile pubblicità e sponsorizzazioni dellEni, è anche la manager regista delle "mostre di un solo capolavoro" che hanno avuto sul proscenio di Palazzo Marino, di volta in volta, Caravaggio, Leonardo, Tiziano e le curatrici scientifiche Valeria Merlini e Daniela Storti. Della terza tappa conclusa, che impressioni riporta? «Quella di un pubblico milanese appassionato ed entusiasta, ma soprattutto di grande civiltà. Vuole due flash? Come sempre era a disposizione gratuitamente un ampio materiale informativo, e la domanda più frequente, educatissima, era degli insegnanti: 'posso prendere qualche copia in più per portarla a scuola? Oppure quando, come doveroso in una coda pur breve, gli addetti facevano passare avanti anziani, mamme col passeggino, signore in gravidanza, mai una protesta dalla fila e più volte complimenti per lattenzione». Sarà stato stupore: nei musei è più facile trovare porte chiuse e personale scarso. E con la fame di sponsorizzazione che cè dopo i tagli, avrete assillanti offerte e richieste... «La parola sponsor nel nostro caso non mi piace. AllEni preferiamo "quelli che fanno le cose", dallidea alla cura scientifica del progetto della ricerca, ai prestiti dal Louvre, allallestimento. Certo che sentiamo richieste in continuazione, e del resto in altri modi a Milano siamo impegnati con il Piccolo Teatro, il Cenacolo, la pinacoteca Ambrosiana, la Fondazione Scala. Ma va detto con chiarezza anche alle istituzioni culturali: lazienda non può sostituirsi al ruolo tipico del pubblico nella cultura, perché le nostre iniziative sono comunque associate alla comunicazione, si fanno per avere un ritorno di notorietà». In qualche caso, anche recente in città, sfociando perfino in esibizioni sfacciate... «Certo non nel nostro. Vede, noi, siamo un po facilitati. Eni non ha problemi di visibilità o di cercare clienti, noi puntiamo a comunicare la qualità dellintervento che facciamo, e naturalmente il fatto che siamo noi a farlo. Ogni volta, di fronte a una proposta, bisognerebbe domandarsi: cosa centra con noi? Che coerenza ha di ideali e valori, con unazienda che ha scelto la cultura come luogo di incontro? In questo modo il ritorno è quello giusto». Cosa vedremo alla prossima mostra? «È presto per dirlo, "La donna allo specchio" di Tiziano labbiamo scelta solo a settembre. Ma certamente continueremo quella che in tre anni è diventata una bella tradizione per noi e per la città. Diciamo che potremmo osare con un capolavoro del Louvre che non sia mai stato a Milano prima».