De Capitani: idee anticrisi nella nuova casa dellElfo Attore, regista, direttore di uno spazio centrale nella mappa culturale cittadina, scommette sul futuro prossimo anche ai tempi dei tagli Come Oberon nella foresta del Sogno, Elio De Capitani si gode la nuova casa dei suoi elfi. E a quasi un anno dallinaugurazione dellElfo Puccini, smagliante superteconologica multisala nel cuore di corso Buenos Aires (tre palchi intitolati ai numi tutelari Shakespeare, Fassbinder e Bausch, ampio foyer che invita a incontrarsi, angolo bistrot ottimamente gestito dalla cooperativa Olinda) il regista, attore e direttore di uno dei teatri cardine della geografia culturale di Milano prova a tirare le somme. Felice di parlare di un pubblico sempre più numeroso che non si spaventa davanti a uno Shakespeare meno noto come quello del Racconto dinverno (in autunno settimane di sold out) e si esalta per lumorismo tuttaltro che conciliante di Alan Bennett e del suo History Boys, che in questi giorni conquista soprattutto i giovani. De Capitani, come è andato il 2010? «Benissimo. Siamo felici. Abbiamo pensato allElfo Puccini come a un teatro darte contemporanea per la città e il pubblico lha capito: qui si progetta, si lavora, si rischia». Se dovesse definire lanima dellElfo Puccini? «È un luogo di formidabile duttilità, che chiede di essere interpretato. Ogni sala racconta una sua storia: la Shakespeare ha un palco enorme e molto tecnologico che permette grandi imprese di allestimento, la Fassbinder invita alla sperimentazione con gli attori, la Bausch protegge lintimità del rapporto con il pubblico». Gestire uno spazio così complesso non è semplice. «Non lo è. Per dare unidea, il costo fisso della struttura (produzioni e ospitalità escluse) è di 510mila euro allanno. Sono aumentati dipendenti, collaboratori e le nostre responsabilità. Ma è quello che sognavamo e lottiamo per farlo funzionare». In epoca di tagli brutali alla cultura e allo spettacolo, voi andate controcorrente e fate produzioni con molti attori. Incoscienza o coraggio? «Con il nostro repertorio potremmo riproporre spettacoli già fatti per almeno cinque anni, ma non è così che si tiene vivo il teatro. Per continuare a trasmettere il senso del nostro mestiere e della sua tradizione non si può pensare di salvarsi con i monologhi. Dalla crisi si esce investendo, non sottraendo: questo significa generare lavoro». Qualcuno sostiene che del teatro di fronte a problemi più gravi importa poco. Che cosa risponde? «Di venire una sera da noi o in qualche altra sala. La gente ha una voglia matta di teatro». Perché? «Perché si tratta di rapporti reali in un mondo che spera di affascinarci con il virtuale. Mi permetta un paragone: è meglio un film porno o del sesso vero? Il teatro mette in relazione profonda gli essere umani, è esperienza esistenziale che passa attraverso la rappresentazione e ci parla della vita» Progetti per la prossima stagione? «Intanto fra breve avremo finalmente linsegna su corso Buenos Aires e anche due videowall. Delle produzioni, ancora posso dire poco perché stiamo trattando per i diritti. Ma cè unautrice americana mai rappresentata in Italia sulla quale stiamo puntando, Naomi Wallace. Pochi altri come lei sanno raccontare loggi e i suoi conflitti di classe, genere e generazioni con tanta limpida ferocia». Un proposito per il nuovo anno? «Le cito una frase di Carlo Ginzburg in cui mi rispecchio molto: lottare contro limpulso alla velocità dettato dallimpazienza, dallansia di capire. Ne farò il mio motto». Veniamo agli auguri per il 2011. «Che in questo paese si torni a rispettare la dignità del lavoro artistico. Nel 2011 è previsto un taglio del Fus del 38, per noi significa più di 300mila euro, cioè essere strangolati. E se strangolano noi, che da anni sappiamo gestire al meglio ogni centesimo, che succede di tutto il sistema? Se lo Stato non ci ascolta, (lideologo Brunetta, il killer Tremonti, Bondi non conta nulla, che se ne vada davvero!) tocca alla Regione Lombardia, tra le più ricche dItalia, aprire un paracadute, e in fretta, dando una risposta ai suoi teatranti, che lo meritano perché sono uneccellenza». Regista, attore, direttore artistico. In che ruolo si sente più a suo agio? «Lemozione più radicale ce lho in palcoscenico. In questi giorni sto facendo Hector, il professore di poesia di History Boys: unesperienza ineguagliabile, una gioia fisica. Non cè niente da fare, questo resta il mestiere più bello del mondo».
MILANO - "Il teatro vince sempre perché è vera emozione in questo mondo virtuale"
Elio De Capitani, regista, attore e direttore di uno spazio teatrale, parla delle sue idee anticrisi per il teatro. Ha lanciato lElfo Puccini, un teatro multisala a Milano, che ha avuto un pubblico sempre più numeroso e ha presentato spettacoli di autori meno noti. De Capitani sostiene che il teatro è un luogo di formidabile duttilità e che chiede di essere interpretato. Gestire uno spazio come lElfo Puccini non è semplice, ma De Capitani è determinato a farlo funzionare. In epoca di tagli alla cultura e allo spettacolo, De Capitani e il suo team stanno investendo per generare lavoro e trasmettere il senso del loro mestiere.
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