Devoto Oli. Voce "cultura". Quattro definizioni. "Sintesi armoniosa delle cognizioni di una persona...", bella l'idea di armonia. Ma non è la definizione che mi interessa. "Coltivazione; allevamento...", non ci avevo pensato. "Una espressione arcaica di culto religioso...", siamo ancora lontani. "Il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo...", finalmente ci siamo. Chissà perché precisare "materiale, sociale e spirituale". Non era equivalente scrivere "Il complesso delle manifestazioni della vita di un popolo"? In ogni caso, è quello che mi aspettavo. La definizione di cultura è onnivora. In essa c'è tutto. Dai simboli associati ai numeri del lotto alla Bohème. Dai fumetti di Corto Maltese alla "Divina Commedia". Dalla vanga al cellulare. Per non parlare del miscuglio di conoscenze scientifiche e non che formano le convinzioni di un popolo. Anche su temi come energia, riscaldamento globale, ingegneria genetica. Poi il mondo dei suoni, della cultura visiva, della danza. E la cultura materiale dei manufatti. Che hanno plasmato i nostri comportamenti. Le nostre abitudini mentali. Quanti fronti quando si parla di cultura! Intanto le risorse per le iniziative culturali nel futuro saranno verosimilmente ancora meno di oggi. Già da diverso tempo il settore è in sofferenza. Eppure, in un paese di grandi tradizioni culturali, è fondamentale garantire la libera circolazione della cultura. Il suo sviluppo. La sua indipendenza. Realizzare la massima libertà nell'espressione culturale. Come si fa con le poche risorse in campo? Deve valere un principio di par condicio tra tutti gli aspiranti. Senza preconcetti. Né rendite di posizione. Senza classifiche artificiali. Prima la musica colta... in coda le canzoni. È un punto di vista. Poi ti ricordi di Proust, «Le canzoni, anche quelle brutte, servono a conservare la memoria del passato, più della musica colta, per quanto sia bella». Allora prima le canzoni... poi la musica colta. E' un punto di vista. I progetti devono essere valutati nel merito. Tenendo conto del valore e dell'impatto delle iniziative. Lo Stato (nelle sue varie articolazioni) deve fare la sua parte. Ma non ce la fa a finanziare tutto (non sarebbe né giusto né sensato). La carenza di risorse pubbliche - l'ho già detto - non è un problema transitorio ma un vincolo strutturale. Derivante anche dall'estensione e dalle dimensioni del fenomeno "cultura". La sostenibilità diventa quindi un nodo centrale di tutte le decisioni. Negarlo significa voler ragionare nella "Città del sole". E non a Napoli, in Campania, in Italia o in Occidente. Dovunque la sostenibilità si ottiene collaborando con soggetti e istituzioni private. Con quei pezzi della società civile - e ce ne sono anche qui - che colgono l'importanza di investire energie e risorse in operazioni di sostegno alla cultura. Senza pregiudizi di sorta. Di cultura di ogni genere c'è una gran fame in città. Di questo sono sicuro. Ho fatto un piccolo esperimento. Come rettore della Federico II. Organizzando per otto anni di fila, la manifestazione "Come alla Corte di Federico II". Oltre 70 eventi di divulgazione scientifica. Con punte di pubblico quasi di mille persone. Ad ascoltare Odifreddi, Galimberti, Cavalli Sforza, Parisi, Coppi, Ballabio, Di Lauro e Bartezzaghi... Un successo per una nicchia molto particolare. La scienza spiegata al largo pubblico dagli scienziati. Senza effetti speciali. Costi limati all'osso. Poche risorse pubbliche. E con il sostegno di fondazioni e con sponsor privati. Guai a fissare schemi rigidi e immutabili. La cultura soffoca dentro rigidi schematismi aprioristici. Sacrificando estro, creatività e innovazione. Che se invece messi in libera circolazione, diventano il lievito della cultura. È ben difficile riconoscere a chicchessia l'esclusiva nella musica, nel cinema, nella scultura... Una breve digressione sul cinema, mon amour. Tanto per fare un esempio concreto. Fosse per me finanzierei tutte le idee di Martone. I suoi film delicati li trovo deliziosi. Ma la mia è una prospettiva parziale. Legata al mio gusto e alla mia sensibilità personale. Che sarebbe folle far diventare il verbo. Almeno in un paese libero. I privati nel cinema. Mi chiedo e vi chiedo: l'oscar a "Nuovo cinema paradiso" è più merito di Tornatore o del produttore Cristaldi che, poiché il film era troppo lungo e non incassava, lo tagliò massicciamente? Dopo aver visto una pellicola, la prima cosa che mi chiedo è: mi è piaciuta o non mi è piaciuta? Solo dopo però cerco di capire perché. Detesto coloro ai quali un film piace solo se non piace alla maggioranza della gente. Solo se seguirlo è una sofferenza. Detesto i film girati solo per il piacere del regista e di pochi salottieri, ma a carico dei contribuenti. Se un film non piace al pubblico non è mai un grande film. Il che non vuol dire che se piace al pubblico è un necessariamente un bel film. Io penso che per il cinema funziona come per la letteratura. Il vero giudice è il tempo. Se dopo trent'anni un film ti dà ancora un'emozione allora è un buon film... Ecco perché non ha senso compiere scelte rigide. Pensiamo a "Casablanca". Un cocktail di luoghi comuni, di retorica e di banalità. Eppure così ben miscelate da farne un capolavoro... «Suonala ancora Sam», questa frase mi torna in mente ogni qualvolta voglio provare una sensazione già vissuta. Ma anche la "Banda degli onesti" ha retto l'usura del tempo. Si può dire che è un film straordinario o... come un tempo, sotto sotto, è cinema spazzatura? C'è un punto che si può affrontare solo coinvolgendo in modo significativo il governo. Il problema della conservazione dei beni culturali, una priorità assoluta nell'ambito del sostegno alla cultura. Peccato che proprio in dirittura di arrivo si sia arenato il progetto tra la regione Campania e i ministeri dell'Università e dei Beni culturali per finanziare gli scavi di Villa dei Papiri a Ercolano. Anche lì si potrebbe sollecitare l'intervento dei privati. Tutto il mondo a guardare incantato Ercolano. Chi dice che uno come Steve Jobs non sarebbe disponibile a partecipare all'impresa? Magari trasmettendo in diretta web il ritrovamento di una biblioteca con migliaia di papiri? Tutto il mondo a guardare incantato Ercolano. Un lancio formidabile per i nostri luoghi e la nostra economia.
Se tutto è cultura come si fa a finanziarla?
Il testo discute la cultura e le sue definizioni. Il termine "cultura" è onnivora e comprende tutte le manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo. La cultura è un concetto complesso e difficile da definire, ma è fondamentale per garantire la libera circolazione della cultura e il suo sviluppo. Il testo sottolinea l'importanza della sostenibilità nella gestione delle risorse culturali e la necessità di coinvolgere il governo e i privati per finanziare le iniziative culturali. Il testo anche esprime la necessità di evitare schemi rigidi e aprioristici nella gestione della cultura e di lasciare spazio alla creatività e all'innovazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo