La decisione presa da una giunta «ridotta». Restano dubbi e divisioni tra gli assessori Milano e il Dito di Cattelan. «Spero che rimanga lì dov'è, ma non decido da sola. Siamo in tanti, le città si amministrano in maniera democratica» aveva detto Letizia Moratti. Ieri il sindaco l'ha confermato: l'installazione dell'artista padovano in piazza Affari, proprio davanti alla sede della Borsa, è stata prorogata per altri nove mesi. Ma alla riunione di «governo» non erano tanti: soltanto il sindaco e nove assessori su quindici. Giusto il numero legale. «Spero che rimanga li dov'è, ma non decido da sola. Siamo in tanti, le città si amministrano in maniera democratica...». Letizia Moratti l'aveva detto in un programma televisivo, a ottobre. E la giunta, ieri, ha confermato l'auspicio del sindaco: l'installazione del «Dito» medio di Maurizio Cattelan in piazza Affari è stata prorogata per altri nove mesi. Ma alla riunione di governo non erano tanti»: solo il sindaco e nove assessori su quindici, giusto il numero legale. In vacanza, assenti, lontani da Milano o nel salotto di casa, c'erano anzitutto gli oppositori di Cattelan. Carlo Masseroli, titolare dell'Urbanistica: «Rispetto la decisione, ma continuo ad essere contrario». Maurizio Cadeo, assessore al Decoro urbano: «Un autogol». Giampaolo Landi di Chiavenna è il responsabile del settore Salute: «Milano merita un'amministrazione più attenta ai veri problemi della città e una governance che sappia dedicare tempo, energie e risorse economiche a questioni più serie». L'opera dello scandalo s'intitola L.O.V.E., amore, ma ognuno può leggere ciò che vuole nell'acronimo e interpretare a suo modo la forma: uno sberleffo alla Borsa, un gestaccio ai poteri forti, una reazione alla crisi finanziaria (l'autore non ha mai dato una sua versione). Il monumento di marmo è in piazza Affari dal 24 settembre, avrebbe dovuto essere smontato il 24 ottobre, poi il 6 gennaio: l'installazione è stata prolungata fino al 30 settembre. Altri nove mesi, tre in più di quelli ipotizzati alla vigilia della giunta. E stato il sindaco, nella riunione di preparazione dei lavori, a proporre la proroga della proroga, raccogliendo il parere favorevole di tutti i capidelegazione. Il più entusiasta è l'assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory, primo sponsor dell'operazione che ha portato Milano sul New York Times: «La permanenza della scultura ci permetterà di rafforzare il programma di iniziative dedicate all'arte contemporanea in vista dell'apertura del Museo d'arte contemporanea». Il Dito di Cattelan indicherà Milano al mondo durante la Bit, il Salone del Mobile, le manifestazioni collegate alla Biennale di Venezia e la Settimana della Moda. L'artista padovano ha fatto arrivare una lettera di ringraziamento al sindaco e a Finazzer, ieri. Tutti contenti, allora? No. La decisione continua a dividere la giunta. Anche a distanza: «Tra chi partecipa allo sviluppo della città e chi la sbeffeggia usandola, scelgo chi partecipa allo sviluppo attacca Masseroli . Tra la Borsa e Cattelan scelgo la Borsa. E innegabile che l'opera di Cattelan ridicoleggi la Borsa, altrimenti non si capirebbe l'insistenza sul luogo». Riecco Cadeo, altro assessore in ferie: «Si può essere irridenti con il potere, certo, ma la collocazione di quell'opera è fuori luogo. Un inaccettabile insulto alla Borsa, simbolo della città. Il mio timore, confesso, è che non la spostiamo più da lì». Il vicesindaco Riccardo De Corato ha dato parere favorevole, ma senza troppa convinzione: «La questione Cattelan non mi appassiona, è marginale. Le priorità dei milanesi sono altre». Condivide il collega Landi di Chiavenna: «La nuova giunta prenderà le decisioni che riterrà opportune, ma io continuo a considerare quell'installazione davvero insignificante. Le polemiche hanno favorito l'autore, danneggiando Milano». Chiude Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd: «La questione della proroga è assurda. La giunta deve avere il coraggio di prendere una decisione, e non continuare con questo balletto surreale».