Un dito alzato, che l'arte ha fatto diventare monumento, occupa da mesi la piazza della Borsa di Milano: suscita dubbi, curiosità e ammirazione nel volontario accostamento con un luogo che Internet ha reso vuoto e metafisico, ma adesso che la giunta comunale ne ha prolungato di altri nove mesi l'esposizione è legittimo chiedersi che cosa davvero simboleggi: lo sberleffo irriverente al capitale e ai suoi predoni, o l'avanguardia di un nuovo corso che si esprime con provocazioni calcolate (e ben quotate)? E' singolare che il Comune decida di sponsorizzare per tutto il 2011 l'esposizione della gigantesca mano mozzata di Maurizio Cattelan come dileggio della Borsa, quando lascia impolverare nel deserto di San Siro il sontuoso cavallo di Leonardo, donato da un magnate americano e nascosto da anni alla città, nonostante le richieste di comitati, turisti e cittadini. Ed è strano che una scultura, originale e certamente provocatoria, ma lontana anni luce dai valori di Milano, diventi oggi il simbolo di una modernità culturale che meriterebbe ben altri approcci. Cattelan è un artista brillante che sa dare un impatto scandaloso alle sue opere e Milano è una vetrina ideale per avere grande visibilità, soprattutto quando si mette in mostra qualcosa di provocatorio, o allusivo. Ma lo scultore padovano, che la critica giudica tra i più innovativi degli ultimi trent'anni, aveva già fatto la sua bella figura con il «dito» davanti a Palazzo Mezzanotte: e il Comune gli aveva già regalato un magnifico spot nel lungo tergiversare sulle condizioni per le sculture da esporre. Forse il sindaco Moratti, altre volte rimproverata per una certa rigidità davanti alle opere d'arte un po' troppo disinvolte, ha voluto mostrarsi aperta e innovativa nel decidere la proroga Ma adesso c'è chi si chiede se questa ostentata esposizione di un gestaccio da osteria davanti alla Borsa sia più conveniente per l'autore o per Milano. Noi non abbiamo dubbi.