Il grande architetto inglese, consulente del sindaco di Londra, è in città per ricevere la laurea honoris causa. CAFFÈ Rivoire, ore 12.30. Camicia blu e maglia arancio sgargiante, l'architetto Richard Rogers si gusta un'acqua tonica con limone e alza spesso gli occhi verso la torre di Palazzo Vecchio. In compagnia dell'architetto Ernesto Bartolini e della moglie, il «Sir» architetto consulente del sindaco di Londra Ken Livingstone, detto «Ken il rosso», che Tony Blair ha eletto supervisore per tutte le città inglese, aspetta di essere laureato honoris causa dall'ateneo della sua città natale (la cerimonia si è tenuta al rettorato nel pomeriggio). Fino ad oggi però la sua città natale non ha offerto molta cittadinanza ai suoi progetti: il recupero degli argini dell'Arno e il progetto Castello sono ancora sulla carta. Tanto che Rogers si è spostato a Scandicci, dove sta ridisegnando e «inventando» il nuovo centro attorno al capolinea della futura tramvia. «In Italia sto lavorando a Roma, Mantova, Verona e Scandicci. Ma proprio Scandicci è la cosa più importante», dice sorridendo col suo ottimo italiano condito da accento londinese facendo felice per un giorno il sindaco di Scandicci Simone Gheri, anche lui accorso da Rivoire. Architetto Rogers, adesso che si trova a Firenze è sempre convinto che la loggia di Isozaki debba essere realizzata? «Certo che sono convinto. C'è stato un concorso e c'è stata una commissione che ha preso le sue decisioni. Adesso andiamo avanti; Isozaki è un architetto internazionale. Capisco questa città, si trova sempre un buon motivo per non fare le cose ma non ci si può fermare». Firenze ha bisogno di contemporaneità? «Tutte le città ne hanno bisogno. Da qui, seduto in piazza Signoria, posso vedere questi palazzi. Penso a Palazzo Strozzi che è un gigante, al ponte Vecchio con le case sopra che poteva sembrare un'idea stupida, agli Uffizi che quando furono costruiti erano modernissimi e che sono come un dente che spunta da piazza Signoria. Ci vuole sempre coraggio per fare le nuove cose e Firenze non può essere un museo. La città deve essere una cosa viva. Per questo che ho anche firmato l'appello a favore del progetto di Isozaki». Lei è presidente della commissione voluta da Tony Blair per la revisione urbanistica delle città inglesi. Come dire, architettura e anche politica. Come giudica questo dibattito tutto fiorentina e partitico su Isozaki? «Questo dibattito non mi sembra importante. Adesso, dopo il concorso, penso che sia importante solo realizzare la loggia. A Londra sono consulente di "Ken il rosso", come lo chiamate voi, anche se adesso è un po' meno rosso. Ogni mercoledì stiamo insieme per 10 ore: Londra è cresciuta del 23 percento in 20 anni. E adesso si sta discutendo delle nuove case sulle ex aree industriali e anche dell'allargamento della zona a pagamento per le auto che vogliono raggiungere il centro». Consulente a Londra ma assiduo frequentatore di Firenze. Cosa pensa di questa città ogni volta che ci viene? «Penso che sia migliore di 15-20 anni fa. Ricordo ancora quando qui, in piazza Signoria, c'erano le auto. Le strade sono migliori e l'idea di una zona col traffico limitato è già un passo avanti. Vedo i bus elettrici in centro e anche un numero maggiore di persone che usano la bicicletta». In questi giorni si discute di pedonalizzare il centro, un'area che da Duomo arrivi fino all'Arno. E il bello è che sono stati commercianti a proporlo per valorizzare il cuore della città. «Questa mi sembra una buona cosa. Si deve senz'altro andare in questa direzione. Le auto devono essere allontanate, servono per andare fuori città, ma non qui. Il mezzo pubblico è diverso, salirci non significa chiuderci come si fa quando viaggiamo in macchina, sul mezzo pubblico si incontrano altre persone». Meglio la tramvia? «Senza dubbio. Sono 200 anni che si usa questo sistema, è ormai sperimentato. E non mi stanco mai di dire che quando entra in città anche la tramvia però deve andare piano, 8 chilometri all'ora. Le distanze sono piccole, anche se il convoglio va piano bastano pochi minuti per spostarsi da una parte all'altra. Non si deve dimenticare che un mezzo che viaggia a 50 chilometri orari può essere mortale, per il 90 per cento dei bambini che si dovessero trovare in mezzo, mentre per uno che viaggia a 30 km ora la percentuale scende al 10 per cento». A partire dalla tramvia lei sta disegnando il nuovo centro di Scandicci. O lo sta piuttosto inventando? «Dobbiamo sempre trovare il carattere dei luoghi. Scandicci i già una piccola città ma manca del cuore, c'è un vuoto. E crede dobbiamo aiutare questo luogo a darsi una identità: adesso ciò che può dare slancio a questo è proprio la tramvia. La cosa importante è che la città sia compatta, che le funzioni importanti stiano dentro, non fuori. Anche l'università, secondo me, dovrebbe stare dentro, piuttosto che a Sesto». C'è chi sostiene che si dovrebbe fare la metropolitana, andare sotto terra. «Firenze è una città che ha più storia sotto che sopra. E parlare di metropolitana sarebbe un pò come per Isozaki: un modo per non fare niente. Un tram che viaggia a 8 chilometri all'ora è un mezzo che si integra benissimo nel tessuto civile». Secondo lei Firenze dovrebbe fare come Londra? Prevedere un pedaggio per chi vuoi raggiungere l'area centrale in auto? «Non mi pare che gli italiani amino pagare le tasse...sarebbe forse da studiare. A Londra ha ridotto gli accessi del 20 per cento e ha fruttato molti soldi all'amministrazione Ma qui mancano anche le piste ciclabili. «A Copenhagen il 30 per cento degli spostamenti si fa in bicicletta. Eppure è freddo, per molta parte dell'anno anche buio. E' chiaro che è un fatto di cultura. Naturalmente è importante che le piste ci siano. Ed allo stesso modo importante che siano sicure, fisicamente separate dall'asfalto utilizzato dalle auto. Già porsi l'obiettivo di arrivare al 10 per cento di spostamenti in bici qui sarebbe molto». Pensa che Firenze dovrebbe dotarsi di nuove strade? «Non dimentichiamo che più strade equivale a più auto. Il 60 per cento della superficie di Los Angeles è asfalto per le auto o parcheggi. Eppure Los Angeles è anche la città più congestionata. La soluzione non è questa, è diminuire l'utilizzo dell'auto in città». Architetto, che fine ha fatto il suo progetto a Castello? «Ricordo di aver parlato col sindaco di Firenze, dopo poco la sua prima elezione. Sono sicuro che oggi ci sarebbe qualcosa da cambiare ma la struttura è fatta. Abbiamo anche previsto le barriere anti-rumore di fronte all'aeroporto. Credo che Firenze abbia bisogno di questo luogo, di questo pezzo di città. Sarebbe un altro centro rispetto a quello storico». Teme che farà la fine del suo progetto di recupero delle rive dell'Arno con tanto di passeggiate e giardini? L'architetto ride. «L'ultima volta ne parlai con sindaco Primicerio, ma poi si disse che c'era il problema del rischio dell'acqua alta. Questo è il bel Paese del mondo ma le decisioni sono così difficili». A proposito di aeroporto, lei lo usa molto. Ritiene che Firenze debba ingrandirlo? «Si tratta di studiare la questione, ma è chiaro che non possono esserci due aeroporti internazionali a Firenze a Pisa. Mi pare che il treno possa funzionare come ottimo mezzo di collegamento».