Fare opposizione, in Parlamento come in Consiglio comunale, è una delle prerogative fondamentali di una democrazia. L'Italia e, nello specifico, l'Aula Giulio Cesare non fanno eccezione. Il problema è come si fa opposizione. Il problema sono i contenuti. Perché se da un lato è vero che il Consiglio comunale ancora non si è espresso formalmente sulla Formula Uno e se è altrettanto vero che il boss del Circus Ecclestone non ha preso ancora nessuna decisione definitiva sulla candidatura di Roma a ospitare un Gran Premio, dall'altro lato è altrettanto vero che, finora, tutte le argomentazioni del centrosinistra per scongiurare l'ipotesi del Gp dell'Eur appaiono pretestuose e s'incardinano in un ostruzionismo a priori e a prescindere che certo non aiuta la crescita della Capitale. E vogliamo parlare delle Olimpiadi del 2020? C'è addirittura chi - come il simpatico Atlantide di Tommaso, segretario dei socialisti romani al momento sprovvisto di cariche elettive - arriva a sostenere che Alemanno «gioca la partita per le Olimpiadi sperando di perderla. I Giochi non li vuole, forse anche perché comprende che si tratta di una questione non alla sua portata». Siamo alle comiche. Il consigliere regionale Pd Enzo Foschi chiede invece - giustamente - il coinvolgimento di tutte le Istituzioni locali, cioè Provincia e Regione. Ma una candidatura olimpica è una sfida nazionale, che riguarda anche governo, Coni e imprenditoria. Il coinvolgimento di tutti gli enti locali è conseguente e scontato. Diciamo la verità. Formula Uno e Olimpiadi possono portare a Roma business, infrastrutture, lavoro e sviluppo. Come accaduto per Barcellona, Sydney e Atene. Per questo è giusto andare avanti. Decisi.