Frana nel villaggio preistorico di Nola, che conta 4000 anni. Non è una calamità naturale ma l'incuria ad aver danneggiato la Pompei dell'età del Bronzo. Una parte dello scavo è crollata a causa delle intemperie e solo le tettoie sovrastanti i reperti hanno impedito che i detriti distruggessero tutto. Frana sul villaggio preistorico, capanne devastate Nola come Pompei: disastro annunciato nell'area archeologica sepolta dal Vesuvio 4mila anni fa Una frana nel villaggio della Preistoria di Nola. L'altra Pompei subisce un altro duro attacco: una parte dello scavo è crollata per effetto delle intemperie. Per fortuna le tettoie che sovrastano i reperti hanno impedito che i detriti si abbattessero su quelle preziose testimonianze di un passato che conta quattromila armi. I danni sono stati limitati ma il pericolo non è di certo scampato. Il fenomeno potrebbe ripetersi ancora e, viste le condizioni in cui versa il sito, per le capanne dell'età del Bronzo antico questa volta potrebbe non esserci più scampò. Eppure quanto è accaduto all'interno di quel buco recintato non può chiamarsi certo una calamità. L'incidente non era di certo inaspettato visti gli allarmi che proprio nelle ultime settimane si sono succeduti. Il villaggio di Croce di Papa è stato praticamente ingoiato dall'acqua di una falda acquifera sotterranea che negli ultimi due anni è cresciuta di quasi due metri. La Nola della Preistoria da città sepolta è diventata città sommersa. Dopo la distruzione a causa dell'eruzione del Vesuvio, detta delle Pomici di Avellino, il villaggio deve difendersi ancora, ma questa volta dall'incuria e dalle ragioni di cassa. Ieri mattina si è temuto il peggio. Tanto che sono immediatamente accorsi i tecnici della Soprintendenza archeologica per verificare i danni provocati dal crollo. Sono state scattate foto ed effettuati dei rilievi che non hanno evidenziato particolari problemi. Il disastro è stato sfiorato però, visto che le pensiline sistemate sopra le strutture si sono incrinate sotto il peso della frana. Gli esperti torneranno nelle prossime ore per effettuare uno' studio più dettagliato sulle cause, ma intanto a voce ancora più alta si grida allo scandalo. Ed i primi a pronunciare il laconico «lo avevamo detto» sono stati volontari di Meridies, l'associazione culturale da sempre in prima linea perla difesa del villaggio: «Un'altra pagina nera - dichiara Michele Napolitano, presidente di Meridies - viene scritta nella storia della tutela dei beni culturali del nostro territorio». Anche il sindaco di Nola, Geremia Biancardi non nasconde l'amarezza: «A questo punto è inutile chiedere risorse per salvare il villaggio se prima non si conoscono le cause che lo stanno distruggendo. Occorre uno studio geologico serio che faccia luce sul fenomeno, altrimenti si perde solo tempo prezioso. Il Comune, nei limiti delle proprie possibilità, cercherà di fare la propria parte investendo della questione la facoltà di geologia». Per il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano invece il disastro poteva essere evitato «se i fondi stanziati dalla precedente amministrazione regionale non fossero finiti nella tagliola del governo Caldoro».