L'associazione Meridies: a rischio la Pompei dell'età del bronzo Il soprintendente: urgente approvare il nostro piano NAPOLI Prima l'innalzamento della falda acquifera, poi il maltempo: il villaggio preistorico di Nola è in pericolo ed è urgente che la Regione approvi il progetto che la Soprintendenza ai beni archeologici sta per sottoporle. L'allarme è stato lanciato ieri dall'associazione Meridies, che da anni si batte per la valorizzazione di questo straordinario sito e organizza visite guidate perché studenti e non possano conoscerlo. La scoperta del villaggio del bronzo di via Polveriera, come informa il sito Archemail, avvenne mentre si stavano gettando le fondamenta per la costruzione di un supermercato. Affiorarono i resti di diverse capanne e moltissimi reperti ceramici. Il villaggio, così come sarebbe poi avvenuto per Pompei, venne «sigillato» da un'eruzione del Vesuvio avvenuta fra il XIX ed il XVII secolo a.C. Gli scavi hanno messo in luce tre grosse capanne al margine di un'area nella quale erano presenti una vasta aia, alcuni forni e una gabbia in argilla e legno nella quale sono stati rinvenuti gli scheletri di 9 capre. Vi era poi una stalla dove trovavano posto altri animali, come testimoniato dalle impronte degli zoccoli. Nelle capanne sono stati ritrovati più di 200 vasi, alcuni dei quali contenevano cibo. L'eccezionalità della scoperta stava anche nel fatto che, dopo la caduta di pomici dovuta all'eruzione, l'area venne seppellita da uno strato di fanghiglia cineritica che consolidò le strutture delle capanne, conservandole in maniera eccezionale fino ad oggi. Un caso unico, insomma, che fa del villaggio di Nola una struttura senza eguali. Nei giorni scorsi, però, riferisce Meridies, è stato riscontrato un cedimento della parete orientale della sezione di scavo del villaggio. La frana ha provocato lo spostamento delle tettoie di copertura delle capanne. «Un'altra pagina nera ha dichiarato Michele Napolitano, presidente dell'associazione viene scritta nella storia della tutela dei Beni culturali del nostro territorio. Gli sforzi della nostra associazione, del dottor Giuseppe Vecchio e della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei non sono serviti ad evitare quanto da tempo si temeva. Abbiamo perso probabilmente in modo definitivo la Pompei della Preistoria». Più ottimista, per fortuna, è proprio Giuseppe Vecchio, soprintendente speciale per Napoli e Pompei: «Le capanne spiega non hanno riportato danni consistenti perché sono state protette dalle tettoie. C'è stato un crollo del fronte di scavo provocato probabilmente dal maltempo, ma le conseguenze non sono particolarmente preoccupanti. Il vero problema è l'innalzamento di un paio di metri della falda acquifera: a quello, sì, è impossibile rimediare». L'innalzamento, secondo lo studioso, è dovuto al mancato utilizzo dei pozzi per irrigare i campi (l'agricoltura ormai pochissimo praticata anche nel Nolano) e forse anche alla realizzazione del Vulcano buono, che ha interrotto il flusso sotterraneo delle acque. «Abbiamo preparato un progetto spiega Vecchio che prevede l'interramento del sito: è paradossale, ma è l'unico modo per preservarlo. Abbiamo però i rilievi tridimensionali e possiamo ricostruirlo esattamente com'è a un livello superiore. Confidiamo nella tempestività della Regione». Titti Beneduce La scheda Il sito scoperto per caso Riportato di recente alla luce è denominato la «Pompei della Preistoria», i cui ritrovamenti sono ora conservati nel Museo Archeologico di Nola; il sito, di eccezionale valore archeologico, conserva il calco in alzato di due capanne, che si sono conservate grazie al fango causato dall'eruzione detta «delle Pomici di Avellino». Centinaia di reperti e utensili risalenti all'età del Bronzo Antico (1800 a.C.) sono conservati presso il Museo Archeologico di Nola.