Dal sondaggio di MF - Milano Finanza valanga di no alla permanenza della scultura a Piazza affari. Fra gli operatori montano le critiche per l'installazione di Cattelan in Pizza Affari Oggi la giunta comunale milanese discute se mantenere la scultura davanti a Palazzo Mezzanotte fino a giugno. È una mezza vittoria del fronte del no. A decidere sarà la nuova amministrazione eletta in primavera Un Dito medio alto 11 metri ha accolto ieri Sergio Marchionne a Piazza Affari, all'esordio di Fiat Industrial in borsa. Un dito piantato al centro della piazza, per l'occasione trasformata in un salone del trattore made in Torino. È il Dito raffigurato nella scultura di Maurizio Cattelan, battezzata L.O.V.E., che fin dal suo arrivo davanti alla sede della borsa italiana, lo scorso settembre, ha scatenato polemiche e diviso l'opinione pubblica milanese, oltre alla stessa giunta comunale, tra chi è favorevole a tenerlo in piazza (unica condizione posta dall'artista per lasciare l'opera in regalo alla città) e chi invece non ne può più di una provocazione, per di più scontata. Che danneggia l'immagine di Milano quale capitale della finanza italiana, più che attrarre l'attenzione sul significato dell'opera. Proprio oggi la giunta comunale si riunisce sotto la guida del sindaco Letizia Moratti per decidere se spostare la statua o tenerla o se accordare un'ulteriore proroga di sei mesi, che lascerebbe la palla della scelta definitiva alla nuova giunta che sarà votata in primavera. Peraltro, di proroga in proroga L.O.V.E., che doveva restare inizialmente dal 24 settembre al 3 ottobre, è stata prolungata prima al 24 ottobre, poi al 9 gennaio. Anche per questo la giunta è sempre più divisa. Contrari alla permanenza sono gli assessori Giampaolo Landi di Chiavenna (salute), Maurizio Cadeo (arredo urbano). Alan Rizzi (sport e tempo libero) Carlo Masseroli (urbanistica) e Giacomo Beretta (bilancio). Favorevoli invece Giovanni Terzi (attività produttive), Stefano Pillitteri (servizi civici) e naturalmente Massimiliano Finazzer Flory, l'assessore alla cultura che ha voluto l'esposizione. E che ieri, in previsione della seduta della giunta, ha precisato di essere disponibile a una proroga come via di mediazione dentro l'amministrazione: «Io non amo le proroghe ma in questo caso il prolungamento consente a Milano e all'installazione di confrontarsi con tre importanti appuntamenti dei prossimi mesi: il Miart, il Salone del Mobile e la biennale d'arte di Venezia. Un ulteriore test del pubblico, della stampa e dei critici prima di prendere una decisione definitiva». Insomma, il partito del «no» al Dito ha già raggiunto un mezzo risultato. scongiurando una decisione definitiva. L.O.V.E., che raffigura un'enorme mano con tutte le dita mozzate tranne il medio, ufficialmente evoca il saluto nazista come gesto paradigmatico degli orrori e degli errori del secolo scorso. Ma vista la piazza per la quale è stata destinata fin dalla sua realizzazione e la modalità espositiva, il riferimento alla finanza è esplicito. Fra le critiche che Finazzer raccoglierà ci sono certamente quelle degli operatori di Piazza Affari, a cominciare da chi in quel luogo vi lavora. Come Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa Italiana. Il quale ufficialmente tace, ma che in privato non esita a sfogarsi: «Proprio a me doveva capitare questa grana? Dovreste vedere le facce dei membri delle delegazioni inglesi quando vengono a trovarmi nel mio studio. Guardate, guardate dalla finestra centrale. Lo vedete? Ma come si fa a parlare di finanza e di aziende con quel coso lì spiattellato davanti al naso. Altro che senso dell'umorismo ci vorrebbe... Se poi penso che ma i principali sostenitori di questa bella impresa c'è anche il sindaco Moratti, donna che sa di economia e di finanza perché da quel mondo viene e li e cresciuta e s'è formata, fatico a credere a ciò che vedo». Anche chi ci passa di tanto in tanto, non mostra entusiasmo. Marchionne ieri, visibilmente perplesso davanti alla gigantesca installazione, si è difeso con un «no comment» da chi gli chiedeva se preferisse spostarla o lasciarla. Ma il tono di voce non lasciava dubbi, e non celava un pensiero positivo. Ieri la Fiat è andata bene. Ma se l'esordio di Fiat Industrial fosse andato male, quale immagine sarebbe stata più appropriata di quella del Dito? D'altronde, non fosse altro che per buon auspicio, sostengono a Piazza Affari, di fronte alle borse di solito c'è il toro. Così è a Wall Street, ma è così perfino nella piccola borsa del Vietnam: lo stesso presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, tre anni fa si fece immortalare davanti alla statua del toro nella sede della borsa di Ho Chi Minh City. Forse non poserebbe allo stesso modo sotto il Dito. «La scultura in sé non è brutta, ma la trovo francamente fuori posto a Piazza Affari», sostiene Federico Imbert, ceo di Credit Suisse Italia. «anche perché il gesto che esprime è, per usare un eufemismo, di grande spregio che francamente non credo che i mercati meritino. Non dimentichiamo che la borsa rappresenta tutto il mercato, non una singola banca o un singolo speculatore. Poteva essere una provocazione per un certo periodo, ora mi sembra fuori luogo». Sulla stessa linea 1' avvocato d' affari (nonché collezionista d'arte contemporanea) Gianfranco Negri-Clementi: «Cattelan. se voleva stupire, allora forse ci è riuscito (dopo Manzoni, però). Ma è il sito dove l'opera è stata collocata, non l'opera in sé, a stupire. Mettere un popolare segno di disprezzo di fronte al luogo dove solo gli stupidi vedono speculazione è dimenticare stupidamente che quel luogo è invece simbolo di lavoro, sudore, successo e civile progresso». Salvatore Mancuso, di Equinox è netto: «Io la sposterei da Piazza Affari e la destinerei a uno spazio più consono». Anche Alberto Sorbini, presidente di Enervit pensa che il gioco sia durato abbastanza: «Ha senso se è temporaneo. Sono invece totalmente contrario a che il Dito resti permanente. Va quindi tolto». Alessandro Falciai, presidente di Dmt, gioca sullo stesso terreno di Cattelan: «Dal punto di vista artistico e usando il linguaggio delle dita dico: pollice verso». Un altro «no» si raccoglie da Ettore Riello, presidente dell'omonimo gruppo di caldaie e condizionatori (non quotato): «Sono contrario al Dito in Piazza Affari perché anche la borsa è una cosa seria e una grande opportunità per le imprese italiane. Il dito lo sventolerei sotto il naso di tutti quegli speculatori che drogano ogni giorno il sistema, rubando alle imprese le fatiche del loro lavoro». Così la pensa pure Marco Caleffi, che con la Caleffi spa (non quotata) è fra i primi produttori di componentistica per impianti civili: «Se è vero che alcuni si meriterebbero il Dito, non sono certo le aziende di Piazza Affari né coloro che faticano per mantenere le proprie posizioni sul mercato. Lo metterei davanti agli speculatori. anche di materie prime, che rovinano la vita delle aziende». La provocazione ha comunque colpito nel segno. Ne è consapevole Federico Caporale, ad di Industria Innovazione: «Io non l'avrei messo, perché Cattelan non mi fa impazzire come artista. E la trovo una provocazione abbastanza stupida. Però visto che ormai ha ottenuto quello che cercava, cioè di far parlare di sé. la lascerei. Sennò gli faremmo un servizio due volte». Non manca però uno schieramento a favore del Dito anche fra gli uomini di finanza, che pure sono simbolicamente i destinatari dello sberleffo. Giuseppe Garofano, vicepresidente di Alerion, è tra questi: «Sono consapevole che sarò in minoranza ma a me non dispiace esteticamente, e non farei una guerra di religione per toglierla. È un po' come l'Ago e Filo di piazzale Cadorna, controversa ma comunque un'opera d' arte». Sulla stessa linea Andrea Sasso, ad di Elica, Canio Mazzaro, presidente di Pierrel, Ignazio Capuano,. ad di Reno de Medici, Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Valsoia, Massimo Brunelli, ad di Mantero Seta, Mario Maiocchi, ad di Unieuro. Tutti uniti dall'idea di accettare la provocazione di Cattelan di fronte agli errori commessi dalla finanza Chi invita a non drammatizzare è Giuliano Pisapia, candidato sindaco per il centrosinistra alle prossime elezioni (dalle quali uscirà 1' amministrazione che deciderà su L.O.V.E.): «Il dito di Cattelan è un'opera d'arte e come tale va considerata. Non credo proprio che una istituzione come la Borsa possa sentirsi in alcun modo turbata da una scultura che sembra essere stata apprezzata dai cittadini e che ha rivitalizzato una piazza importante della città».
MF Milano Finanza
4 Gennaio 2011
Milano. La Borsa rischia altri sei mesi col Dito
FA
Fabrizio Massaro
MF Milano Finanza
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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