Inizia male l'anno: chiude l'antico teatro bolognese dopo il fallimento dell'operazione di salvataggio di Regione e Comune BOLOGNA. Con il 2011 cala il sipario sul teatro Duse, storico palcoscenico bolognese attivo sin dalla seconda metà de11600. Fin troppo semplice ricorrere a sintesi sulle ragioni che ne hanno determinato la chiusura, ma la realtà è che questa sala per come è stata conosciuta fino ad oggi non esisterà più. Caduto sotto la mannaia della furia Tremonti che ha cancellato l'Eti (l'ente del teatro italiano) da cui dipendeva, il Duse è stato protagonista di un tentativo di salvataggio che non ha funzionato nonostante la buona volontà delle istituzioni prima su tutte la Regione Emilia Romagna. A porte chiuse, l'ormai ex direttore Marco Montanari dice «è stato compiuto un omicidio». Dal primo gennaio la gestione del Duse (le cui mura sono proprietà di un privato) è passata a Guido Ferrarini del teatro Dehon ma non sembrano esserci progetti reali tranne quello di affittare di volta in volta la sala per mettere al riparo la struttura dai rischi di una prolungata chiusura. I lavoratori hanno avuto un trattamento diversificato: i ventotto col contratto a tempo indeterminato sono stati riassorbiti dal ministero dei beni culturali in vari uffici della città e questo inevitabilmente produrrà una dispersione di competenze, i dieci lavoratori che avevano un contratto a tempo determinato sono invece a spasso in questo triste inverno dei teatri bolognesi (perché altre realtà sono a forte rischio per il cospicuo taglio del Fus, il fondo unico dello spettacolo). Duse addio quindi mentre non sono mancate le accuse come quella del sindacato Fistel Cisl che ha usato toni durissimi verso il commissario prefettizio che governa Bologna. «Signora commissaria: complimenti per il risultato - è l'ironico tono utilizzato da Stefano Gregnanin della Cisl - Bologna la ricorderà per essere riuscita in quello che altri avevano solo tentato». Cancellieri si è giustificato più volte in questi giorni di polemiche e amarezza, affermando che «per il Duse si era fatto tutto il possibile». Ma il piano sul quale le istituzioni hanno lavorato, era quello della creazione di un polo teatrale regionale che prevedeva il passaggio della gestione del Duse ad una cogestione da parte di Ert e Arena del Sole (ovvero un altro palcoscenico bolognese). L'accordo sembrava raggiunto: finanziamento regionale di 300 mila euro, altrettanti ne avrebbero messi il Comune e le fondazioni bancarie bolognesi, mentre il ministero di Sandro Bondi avrebbe contribuito con 600 mila euro. Ma durante i mesi inizia il balletto delle cifre: il ministero cambia le carte e scende a 400 mila mentre diminuisce anche il contributo del Comune. L'operazione non si può fare e il Duse si incammina verso l'agonia finale. Da qui gli attacchi sindacali mentre l'assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti ammette a L'Unità Emilia Romagna «l'accordo è saltato per motivi finanziari e, spiace dirlo, ma la Regione è l'unica ad aver confermato gli impegni» ovvero i 300 mila euro che erano già stati messi a bilancio. Non sarebbero mancati i motivi campanilistici ed è ancora Mezzetti a spiegare «una parte dei soggetti bolognesi era contraria alla nostra proposta di fare l'Ert capofila amministrativo dell'Associazione temporanea d'impresa». Con la chiusura del Duse inizia un anno per nulla semplice per i teatri bolognesi mentre in città si è aperto un dibattito sulla loro reale necessità. la politica per il momento sta a guardare aspettando le prossime elezioni amministrative ma i tagli del Fus potrebbero mietere altre vittime e per questo la Regione si sta facendo capofila di una proposta che sembra avere un sapore autenticamente federalista: «regionalizzare il fondo unico per lo spettacolo».