L'ira di Matteoli: «Come si fa a votare così?». Il sottosegretario Bono: «Disapprovo tutto». Gli ecologisti in rivolta. Ds e Verdi portano il caso all'Ile. Arrivano gli ispettori dell'Unesco Dopo avere spaccato il governo e messo in fibrillazione la maggioranza il caso della norma che autorizza la realizzazione di nuovi alberghi alle Eolie supera i confini dell'Isola. Da Roma arriva la bocciatura politica al voto dell'Ars del ministro dell'Ambiente Altero Matteoli e del sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono. Mentre per effetto di una interrogazione e di una denuncia la vicenda approderà presto anche al Parlamento europeo. La pietra dello scandalo è un articolo della legge di variazioni di bilancio che da il via libera alla realizzazione di sette strutture a Lipari e una a Vulcano, tutte in deroga al piano paesistico. Il caso a Strasburgo. «La maggioranza di Totò Cuffaro dimostra ancora una volta di considerare le risorse ambientali siciliane soltanto un fastidio e di ritenere che l'unica regola di governo sia l'assenza di regole»: con questa premessa il deputato europeo diessino Claudio Fava annuncia la presentazione di una interrogazione alla Commissione europea «per sapere quali e quante direttive risultino violate da questa norma». Una denuncia all'Unione europea è stata invece presentata dal coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che invoca un intervento per bloccare la legge siciliana. L'ira del ministro. La norma approvata dall'Ars provoca lo sdegno anche del ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: «Da una parte si elogia il fatto che l'Unesco abbia dichiarato le Eolie patrimonio dell'umanità, dall'altra ci si dimentica di questo al momento di legiferare. Ma come si fa ad approvare un articolo come questo?». E proprio al rischio di perdere il riconoscimento internazionale fa riferimento, preoccupato, il sottosegretario Bono che ha la delega per l'Unesco: «Non posso che esprimere stupore e disapprovazione per il voto dell'Ars, incomprensibile e rischia di essere un eccezionale boomerang proprio per le aspettative di sviluppo». Le Eolie avevano già attirato l'attenzione critica dell'Unesco in occasione di una proroga concessa all'attività di una cava di pomice. Bono sottolinea che adesso il problema si aggrava: «Eravamo riusciti a ottenere dall'Unesco la cessazione delle procedure di verifica, proprio in virtù dell'adozione del piano paesistico e grazie all'impegno a cessare in tempi non lunghissimi l'attività estrattiva. Purtroppo la deroga decisa al piano paesistico vulnera uno dei punti fondamentali a cui è subordinata l'iscrizione delle Eolie nella lista dei siti patrimonio dell'umanità». Gli esperti dell'Unesco. Su tutta la vicenda l'Unesco ha già acceso i propri riflettori: «Presto arriveranno in Sicilia gli esperti -spiega il presidente del Comitato italiano per l'Unesco, Gianni Puglisi- che studieranno la situazione». Il fronte trasversale. Resta violenta la polemica anche in Sicilia, dove il fronte contrario alla legge raccoglie pezzi da An a Rifondazione. Per l'azzurro Carlo Vizzini «questa norma è uno dei peggiori servizi resi all'immagine della Sicilia». Il senatore di Forza Italia vede un altro pericolo in prospettiva: «È un episodio destinato a diventare il principio di un processo di degrado che potrebbe portare ad altri scempi. Ma la politica, se vuole, può ancora trovare rimedio a quanto avvenuto». Piovono critiche anche dal centrosinistra, che pure con alcuni suoi esponenti ha votato a favore del provvedimento. Per il segretario di Rifondazione, Giusto Catania, «i deputati che siedono a Sala d'Ercole non meritano le straordinarie bellezze della Sicilia». Catania va giù duro: «Lo scempio edilizio appena autorizzato nasconde solo gli interessi privati di una serie di deputati che si comportano come barbari». E di «lobby di cementificatori» parlano anche i deputati siracusani Roberto De Benedictis (Ds) ed Egidio Ortisi (Margherita). Ambientalisti in rivolta. Legambiente ha annunciato un ricorso al Commissario dello Stato affinché bocci la legge. Poi ha scritto una lettera aperta proprio all'Unesco in cui chiede di «valutare con attenzione quanto sta accadendo in Sicilia». Al Commissario dello Stato fa appello anche Giuseppe Giliberti, vice presidente di Italia Nostra. Il presidente del Wwf nel criticare la norma allarga lo scenario: «L'isola di Lipari rientra nel piano delle riserve naturali ma finora è mancata solo una firma dell'assessore al Territorio al decreto che dovrebbe istituirla».