CAMPANIA - Il disastro. La perla del Cilento devastata da trentanni di scempi edilizi "Vassallo avrebbe richiamato il Club Med per salvarla" Sullarea dellex Mediterranée sorge unaccozzaglia di 130 piccole e orribili costruzioni private tutte abusive e destinate alla demolizione DAL NOSTRO INVIATO Il Cilento: loccasione fallita dello sviluppo turistico della Campania. Una costa dal mare trasparente, fitta di bandiere blu di Legambiente, che ormai accoglie solo turisti mordi e fuggi per non più di una quindicina di giorni allanno, ad agosto. Non limmaginava così Angelo Vassallo. E non lavevano immaginato così gli operatori del Club Mediterranée quando nel 1954 avviarono la costruzioni di tukul, piccoli capanni di paglia, in un uliveto secolare che si estendeva lungo la spiaggia incontaminata per 150 mila metri quadrati al centro di Palinuro. Le immagini delle baie incontaminate del Cilento fecero presto il giro del mondo, in bella mostra sulle riviste turistiche e sui depliant distribuiti in ogni continente. Fu addirittura realizzato un collegamento ferroviario Parigi-Palinuro. Per anni, gli ulivi del club furono testimoni di piccoli e teneri amori. Erano le stagioni dei primi topless e le spiagge da Agropoli a Sapri venivano consacrate, sotto lo sguardo di compiacenti sindaci dc e parroci lungimiranti, al nudismo e alla musica rock, alle liturgie hippy e alla scapigliatura snob proveniente da Parigi, Londra e Amsterdam. I primi spinelli dove oggi cè cocaina; abbronzatura integrale dove oggi trionfa lacquascooter. La discoteca soft e i concerti di Lucio Battisti e Mina, Peppino Di Capri e Fred Bongusto nei santuari della notte, i mitici "Ciclope", il "Lanternone". E le escursioni in mare con i pescatori e i falò con la frittura di paranza sulla spiaggia del Marcellino o del Pozzallo. Per i francesi Palinuro era la perla più preziosa del Mediterraneo, scrigno di un inesauribile tesoro che si chiamava Cilento. Incassi a gogò da maggio a settembre inoltrato per locali, ristoranti e alberghi. Decine di migliaia di giovani invasero i campeggi a caccia di languidi tramonti o albe mozzafiato. Vacanze da aprile a ottobre. Eppure nel 1980, a causa del mancato rinnovo del contratto, il Club Med fu sfrattato. I tanti proprietari dei suoli su cui il villaggio sorgeva si dissero, non a torto: «Organizziamoci, gestiamo noi questo paradiso, sarà la nostra fortuna». Il paradiso in trentanni è diventato unaccozzaglia di 130 piccole e orribili costruzioni private proprio sullarea dellex Mediterranée. Tutte senza concessione. Tutte abusive. Tutte assolutamente incondonabili e destinate alla demolizione. Nelle scorse settimane lazione della magistratura ha preso spunto da un sequestro operato il 18 maggio scorso dalla Capitaneria di Porto. Cemento e solo cemento. Sui tukul francesi sono state edificate casematte con infissi anodizzati e superfetazioni in cartongesso, con buona pace di sindaci e amministratori imbarazzati, residenti indifferenti o, spesso, complici, associazioni ambientaliste e sovrintendenza distratti, e carabinieri, vigili e finanzieri impegnatissimi in altri compiti dufficio. Per trentanni nessuno ha visto nulla. Con i primi sopralluoghi, lindagine è stata estesa allintera area dellex Club Med (ventimila metri cubi di cemento), culminando, dopo i risultati di una prima perizia preliminare che ventilava i possibili reati di lottizzazione abusiva materiale e negoziale, nel sequestro di tutti i manufatti costruiti abusivamente. A firmare il sequestro è il gip del tribunale di Vallo della Lucania su esplicita richiesta del procuratore Alfredo Greco. Larea fa parte di una zona di piano regolatore generale (la zona omogenea G1) che prevede la possibilità di realizzare insediamenti turistici e commerciali soltanto dopo la redazione e lapprovazione di un piano particolareggiato che ne delinei le direttive urbanistiche. Ma il piano non cè. Il Comune di Centola-Palinuro non lo ha mai redatto. Né ci potrà mai essere. Larea è naturalmente sottoposta ai vincoli naturali e paesaggistici del Parco nazionale del Cilento. Per costruire occorrono i nulla osta di amministrazione comunale, soprintendenza ed ente parco. Che naturalmente non ci sono, e anche questi non potranno mai esserci. Ciò nonostante lo scempio in trentanni è stato compiuto. Lintero lotto ha visto la costruzione di case, villini e di tre villaggi turistici con bungalow e servizi realizzati con strutture in cemento e porte e infissi anodizzati nella migliore tradizione dello scempio costiero. Tutto abusivo. Le costruzioni sono state realizzate allinterno di circa trenta suoli appartenenti a proprietari diversi - tutti denunciati - e sono culminate anche in atti negoziali che, insieme alle trasformazioni edilizie, ne hanno identificato la completa e totale lottizzazione. Possibilità di sanatoria eo bonifica: zero. La norma non si presta a equivoci: il reato di lottizzazione abusiva si estrinseca attraverso lo stravolgimento urbanistico ed edilizio del territorio ottenuto con la costruzione, la trasformazione, il cambio di destinazione duso (lottizzazione materiale) o il frazionamento o lalienazione (lottizzazione negoziale) di immobili in assenza di titoli abilitativi e in difformità dagli strumenti urbanistici vigenti. Lintera operazione, condotta e voluta da Alfredo Greco, sostituto procuratore di Vallo della Lucania, è in attesa, stamane, del deposito della relazione di consulenza definitiva. Nel frattempo le orribili casematte restano lì, ma stavolta i proprietari tremano. Entro pochi giorni arriveranno le ruspe e i titolari dei suoli rischiano di perdere non solo il cemento ma anche la proprietà del terreno. «Il sindaco pescatore una proposta di buon senso lavrebbe tirata fuori», dicono alcuni commercianti di Palinuro. Quale? «Angelo Vassallo - confidano al bar "Il Timone", nel cuore del passeggio di Palinuro, locale un tempo costretto a lavorare 24 ore su 24 con le sale e i tavoli pieni; e oggi semi vuoto anche ad agosto - avrebbe suggerito agli autori degli abusi di demolire a loro spese i "mostri", con il relativo ripristino dei luoghi. Ciò avrebbe consentito loro di restare proprietari dei suoli. Poi magari, preso atto del fallimento degli ultimi trentanni di politica turistica, avrebbe suggerito a sindaco e privati di lanciare un Sos proprio al Mediterranée o a un altro club di prestigio. Con la speranza di rivedere Palinuro sui depliant di tutto il mondo. Magari in tandem con Pollica-Acciaroli che è a una manciata di chilometri da qui. Il sindaco Vassallo, di una stagione estiva ridotta a poche giornate dagosto, come è ora a Palinuro, con i locali, i ristoranti e gli alberghi vuoti, non avrebbe saputo che cosa farsene».
la Repubblica
4 Gennaio 2011
CAMPANIA - Il disastro. La perla del Cilento devastata da trentanni di scempi edilizi
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Eduardo Scotti
la Repubblica
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Bene culturale
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