Il club di Gerace vuole raccogliere casi simili per una campagna nazionale Locri Perché non riaccendere i riflettori sulla preziosa statua della Persefone esposta al Museo di Berlino, sulla sua originaria provenienza, la Locride? E perché non prendere seriamente in considerazione tutte le vie legali percorribili per far tornare in Italia, e quindi a Locri, una delle opere d'arte più discusse del ventesimo secolo? A lanciare l'idea è il Club Unesco di Gerace, ultimamente sollecitato da molti rappresentanti del mondo dell'arte e della cultura, non rassegnati all'idea che il patrimonio culturale della Locride (e più in generale della Nazione) debba passivamente privarsi del pregevole manufatto. Ecco dunque la novità: da qui a qualche mese nel comprensorio jonico reggino s'intende dar vita a un qualificato movimento d'opinione, da estendere successivamente anche ad altre regioni che ne condividano lo scopo, perchè riproponga in termini decisi il tema, oggetto in passato anche di interrogazioni parlamentari (ben sei) senza alcun esito. Nel 1997 l'allora ministro dei Beni culturali, Walter Veltroni, rispose tra l'altro, al parlamentare interrogante, Natino Aloi che «non è possibile intraprendere un'azione per ottenere la restituzione dell'opera, azione che verrebbe accolta con preoccupazione dalle autorità tedesche e comprometterebbe la fattiva collaborazione in atto per la restituzione all'Italia di opere in merito alle quali le nostre richieste hanno ben maggiore fondamento». Per conoscere la storia della preziosa opera basta leggere alcuni testi o consultare uno dei tanti siti disponibili in rete. L'argomento, ad esempio, è riportato con dovizia di particolari su www.locriantica.it (Benvenuti in Magna Graecia) laddove un valido e prezioso contributo viene dalle scrupolose ricerche dal locrese prof. Gaudio Incorpora, studioso e ricercatore d'arte e d'archeologia, ispettore onorario della Soprintendenza archeologica. «Chi ha visitato l'Art Museum di Berlino (sezione dedicata ai reperti greco-romani) non sobbalzi sulla sedia nel leggere in questo sito che questa splendida statua di divinità femminile in trono, la Persefone, non proviene da Taranto bensì "ist zu Lokroi", da Locri, come appunto già nel 1917, l'archeologo e numismatico tedesco Behrendt Pick, allievo prediletto di Theodor Mommsen, affermava senza ombra di dubbio». Da sito si apprende pure che «la Persefone è forse una delle tante storie correlate a quello che fu, tra la fine dell'800 e la prima metà del XX secolo, il sistematico trafugamento e contrabbando di molte opere del nostro immenso patrimonio storico ed artistico». Era il 1905 quando, «durante i lavori di scasso di una vigna di proprietà della famiglia Scannapieco (a Locri), venne alla luce la Dea Persefone. Il titolare del fondo la fece nascondere per poi venderla, era il 1911, a un acquirente tedesco. Sempre dal sito "Locriantica" si apprende che «il reperto venne in un primo tempo portato a Gioiosa Marina, dove venne imbarcato su una nave con destinazione Taranto. Qui venne nascosta nei pressi dell'Arsenale in attesa di essere imbarcata per la Germania». La statua venne però «scoperta da alcuni sterratori che, non immaginando nemmeno di avere tra le mani un vero e proprio tesoro, la vendettero per un tozzo di pane al marchese F. De Maldè che la fece trasportare ad Eboli. Alcuni anni dopo la statua venne denunciata alla dogana come "statua da giardino barocca" e fini nelle mani dell'antiquario bavarese Hirsh, il quale la espose a Parigi nel 1914». Allo scoppio della prima guerra mondiale «il governo francese confiscò la statua, in quanto appartenente a una persona di nazionalità tedesca e quindi nemica». Molte le successive vicissitudini: la statua «dalla Francia passò in Svizzera e qui Hirsh, tornatone in possesso, la offrì al governo tedesco in cambio di un milione di marchi». Una testimonianza del contadino Giovanni Giovinazzo (che indicò il luogo del ritrovamento nel fondo Scannapieco) venne «ufficializzata da un atto giudiziario, un'inchiesta compiuta nel 1966 dall'allora Procuratore di Locri, Domenico Palermo». Anche il ministro della Pubblica istruzione del tempo sentenziò, dopo opportune indagini, l'origine locrese della Persefone, statua trafugata dal sua legittima sede. È pensabile che ora, esattamente dopo un secolo, la Dea del bene e del male possa tornare a casa?