La città greca di Kamarina, oggi conosciuta come quella del commissario Montalbano, sta per sprofondare Dalla Valle dei Templi al Palatino, passando per Pompei. Tutti i monumenti in pericolo per incuria e abbandono. Eppure i fondi ci sarebbero Il crollo della Schola Armaturarum a Pompei ripropone con evidente allarme la questione della tutela del nostro patrimonio archeologico. L'eco di questa rinnovata apprensione per la sorte dei più importanti monumenti mondiali tocca, inevitabilmente, la Valle dei Templi e i rischi cui potrebbe essere esposta in assenza di una responsabile politica di conservazione. I vertici dell'Ente parco definiscono la situazione «tranquilla» e, tutto sommato, tale giudizio appare condivisibile. L'inestimabile sito archeologico non mostrerebbe spiedi un pericolo imminente per la sua integrità, così come i principali monumenti architettonici della città dei templi costantemente monitorati. Ma, complessivamente, qual è lo stato di salute della Valle dei Templi? Al di là delle rassicurazioni confortate dai recenti sopralluoghi, è evidente che siamo di fronte a un quadro complesso che merita particolare attenzione. Occorre prendere le mosse dalla geologia del territorio ove si snoda la Via Sacra Oltre due milioni di anni fa, in un ambiente di mare basso, si cominciarono a deporre sedimenti costituiti da sabbie e sedimenti più fini, così come possiamo riscontrare oggi lungo le nostre fasce costiere. Il risultato finale, dopo millenni, è stato la trasformazione delle spiagge in rocce calcarenitiche (comunemente chiamate tufo) e dei sedimenti fini in argille. Le problematiche che investono quest'area si indirizzano verso differenti aspetti stabilità dei banconi sabbiosi e delle calcareniti e, infine, stabilità della scarpata a est. Gli scivolamenti che, nei secoli, si sono rilevati nella scarpata, hanno arretrato progressivamente il fronte della frana causando il distaccamento di grossi blocchi fessurati. Un intervento da approntare prioritariamente sarebbe il consolidamento dell'intera scarpata, similmente a come è stato realizzato lungo il fronte limitrofo interessato dalla frana del 1976 e recentemente collaudato. Stesse preoccupazioni possono emergere lungo il versante meridionale della Via Sacra, fino a Porta V e l'Area dei Donari. Una passeggiata lungo la via panoramica dei templi basta per stimare tali instabili condizioni. La zona archeologica, dichiarata patrimonio dell'Unesco, della Valle dei Templi non può essere in alcun modo esposta a danni diagnosticabili e prevenibili con le opportune cautele. Tuttavia, è auspicabile che la complessità e delicatezza degli interventi conservativi siano di ampio respiro e a lungo termine, preferibilmente messi in atto da specifiche professionalità. Sempre in Sicilia, in provincia di Ragusa, la ricca città greca dir Kamarina, che riemerse dalle sabbie africane sulla spiaggia oggi conosciuta come quella del commissario Montalbano, sta per sprofondare in mare. Lasciata all'incuria e al degrado come Pompei, vitti ma dell'erosione costiera amplificata dal porto di Scoglitti, una delle colonie della Magna Grecia più importanti del Mediterraneo, rischia di essere distrutta per la quinta volta nella sua storia lunga quasi tremila anni. Kamarina è una colonia greca, fondata dai Siracusani, nel VII secolo a.C. e cantata da Pindaro nelle sue odi per quanto era popolosa Sorge su un promontorio sabbioso nel comune di Marina di Ragusa. Una spiaggia più famosa per le scene della fiction ispirata dai racconti di Camilleri che per questo tesoro dell'archeologia ancora poco noto. In due settimane, tra marzo e aprile scorsi, sono scomparsi 15 metri di spiaggia, portati via dalle acque in tempesta. A novembre del 2009 la Regione Sicilia aveva promesso uno stanziamento di 50mila euro ma questi soldi non sono mai arrivati. Tutto quello che ha avuto Kamarina sono 3.000 euro per recuperare i blocchi della cinta muraria crollati sulla spiaggia. Ha ragione Salvatore Settis, storico dell'arte della Scuola Normale superiore di Pisa, quando dice che il patrimonio culturale dovrebbe essere l'elemento portante della società italiana. Le vicissitudini della tutela costituiscono la prova più dolorosa dello sfarina-mento del Paese. Un patrimonio è risorsa preziosa a cominciare da quell'equilibrio fra natura e cultura che lo contraddistingue. Basti pensare ai saperi tenuti in vita da tradizioni antichissime. cui. come dimostra la convenzione Unesco per i beni immateriali dei 2003, si torna a guardare. La cultura è da sempre volano di crescita e in tanti settori regala alle imprese italiane una supremazia mondiale. Come la Valle dei Templi e molti altri siti archeologici in Sicilia, anche a Pompei, in Campania, la tutela è diventata un'emergenza assoluta e ci si augura che nel 2011 venga fatto un monitoraggio costante dell'intera area archeologica. Una città resiste all'eruzione del Vesuvio, resiste ai secoli, agli scavi, alle scosse telluriche, alle fiumane di turisti, ai vandali, ai tombaroli, e poi cede perché non c'è tutela. All'apparenza potrebbe sembrare tutto sotto controllo e invece le guide, spesso, ti indicano le pietre da cui spuntano erbacce, cespugli, rami. Sono il sintomo della malattia, la premessa del cedimento. Anni fa un grande archeologo, Amedeo Maiuri, provò a buttare il diserbante ma poi si trasformò tutto in un deserto e, nei giorni di vento, la polvere si alzava e si depositava sugli affreschi danneggiandoli. L'elenco delle emergenze a Pompei è impressionante. Nel 2009, di fronte alla Casa di Giulia Felice, crollò un muro di contenimento; il 18 gennaio una frana tirò giù parte della Casa dei casti amanti; il 2 novembre è stato il turno della via dell'Abbondanza, travolta di acqua, terra e lapillo, e si dovette chiudere una casa; il 6 novembre il celebre collasso della Scuola dei gladiatori, cioè della Scuola darmi della gioventù aristocratica pompeiana e il collasso provocò il franamento del muro della taverna della Casa del Moralista. E avanti così, sino agli ultimi episodi. Se Pompei si sbriciola, come si sbriciolano Roma e molti altri siti, è perché i nostri beni archeologici mancano di manutenzione e tutela. E la manutenzione non si fa perché non sono beni immediatamente spendibili e perché non c'è la mentalità del prendersi cura dei beni culturali. Gli strumenti per contrastare il degrado dei beni archeologici ci sarebbero e come ha più volte ribadito Salvatore Settis sono tutti nella Costituzione, anzi l'Italia è stato un Paese pioniere nel dotarsi di strumenti giuridici per la tutela del proprio paesaggio. Lo sviluppo del concetto di tutela e l'affermarsi idi una coscienza in tal senso, dal Cinquecento fino ai giorni nostri, sembrano messi da parte. La riflessione sulla conservazione dei beni culturali e paesaggistici oggi subisce un'impasse drammatica, soprattutto a causa dei conflitti di competenza fra Stato e Regioni, e di quello che Settis definisce il conflitto irrisolto fra urbanizzazione e tutela del paesaggio. E auspicabile che quest'anno, il 2011, siano messi al centro dell'at-tenzione tutte le emergenze dei beni culturali promuovendo delle iniziative che abbiano al centro la convinzione, moralmente e giuridicamente fondata, che l'ambiente, il paesaggio, il territorio sono un bene comune sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione ma un attivo diritto-dovere di protezione e di difesa. Il Palatino è un'emergenza perpetua da anni e i crolli avvenuti negli anni scorsi non sono solo episodi di cronaca. Sono il sintomo di una situazione di fragilità del nostro patrimonio artistico e archeologico, davanti alla quale abbiamo ormai fatto il callo, ci siamo abituati a chiudere gli occhi. Domina la perpetua litania del turismo portatore di ricchezza, delle patrie bellezze come fonte di orgoglio nazionale. Ma chi ha il dovere di mantenere queste bellezze intatte per le prossime generazioni? La culla di Roma, il Palatino, quel colle che custodisce tutta la storia remota della città, compresa la capanna di Romolo, e i suoi grandi trascorsi imperiali da Augusto a Nerone rischia di venir giù da un momento all'altro ormai da anni. Il rischio è che di smottamento in smottamento il Palatino scivoli verso il Foro trascinandosi dietro i monumenti: la Domus Tiberiana in primo luogo e le capanne romulee al seguito. Si tratta di un luogo assai importante per la società occidentale eppure così trascurato. Romolo e Remo lo scelsero come territorio per la fondazione di Roma, poiché posto al centro delle colline che si protendevano verso il Tevere. Fin dall'età arcaica, il Palatino fu il luogo preferito per le ricche dimore di notabili, imperatori e papi che vi costruirono palazzi e templi ancora oggi arredo di un "riserva archeologica consacrata alla storia e alla memoria della città. Oggi, oltre 2700 anni dopo la sua "colonizzazione", il colle più sacro di Roma è in grave pericolo. Il rischio di crolli è reale, il degrado ha raggiunto livelli di non ritorno. Alcuni affreschi e strutture pregiate appartenenti alle antiche dimore sono terribilmente danneggiate dalle intemperie e dall'abbandono. Nazioni ben meno fornite dell'Italia, in termini di Beni culturali, stanno incrementando il turismo in maniera entusiasmante, valorizzando appunto ogni piccola chiesa, ogni roccaforte e ogni piccolo museo. Nessun Paese ha le potenzialità di cui dispone l'Italia nel campo dei Beni Culturali, è necessario perciò tutelare quest'immenso patrimonio. Il 2011 potrebbe essere l'anno in cui iniziare a fare un passo in avanti ed entrare nell'ottica che se non si tutelano i beni archeologici questi finiscono per crollare. Il degrado non è più accettabile.