Da oggi a Pompei tredici domus chiudono per carenza di personale e mancanza di fondi. L'accordo sindacale siglato con la soprintendenza è scaduto il 31 dicembre e nelle casse non ci sono più soldi per rifinanziare il progetto di vigilanza. POMPEI. Archiviato un anno difficile, tra crolli e inchieste giudiziarie, il 2011 per gli scavi di Pompei comincia ancora con una brutta notizia. Da oggi tredici domus chiudono per carenza di personale e per mancanza di fondi: insomma, un altro schiaffo al sistema turistico, un altro danno all'immagine non solo degli Scavi ma dell'intera Campania e dell'Italia. L'accordo sindacale, siglato con i vertici della soprintendenza nel settembre 2008, è, infatti, scaduto lo scorso 31 dicembre e nelle casse dell'ente di porta Marina Superiore non ci sono soldi per rifinanziare il progetto. Due elementi che, venuti a mancare, hanno portato alla chiusura: degli Amorini Dorati, del Menandro, di Sallustio, di Marco Lucrezio Frontone, di Obellio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio. Il 22 agosto del 2008 1'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo annunciò, per il primo settembre dello stesso anno, l'apertura di diciannove nuove case della città antica. Dopo una lunga trattativa, sindacati e amministrazione, riuscirono a trovare un punto di incontro e ad individuare più di trenta unità di addetti alla vigilanza da impiegare in una doppia azione: il rilancio degli scavi e il riassetto organizzativi della soprintendenza di Napoli e Pompei. L'accordo, che ha previsto l'utilizzo di personale interno alla soprintendenza a costo zero, in questi due anni, oltre a far registrare un maggiore guadagno sugli introiti per un'offerta maggiore, ha fatto risparmiare alla soprintendenza qualcosa come ottocento-sessantamila euro, soldi reimpiegati per i lavori di restauro dell'area archeologica. La scadenza dell'accordo e il decennale blocco del turnover hanno, dunque, portato alla chiusura di tredici tra le più belle e suggestive domus dell'antica città. La delusione dei turisti, che da questa mattina apprenderanno dagli addetti alle biglietterie che molte delle case per le quali sono volati fino a Pompei sono chiuse, è prevedibile. È successo in altre occasioni e si ripeterà ancora una volta, come quando per anni i turisti hanno improvvisamente trovato chiuse le biglietterie o hanno dovuto attendere per ore sotto il sole d'estate o al freddo d'inverno. Anche se segnate sulla cartina dell'antica città la domus degli Amorini Dorati, la casa dei Casti Amanti e della Fontana Piccola a Mosaico, il Termopolio, l'Ara Massima e altre domus, non sono più visitabili, non perché inagibili, perché non ci sono i soldi e il personale sufficiente per mantenerle aperte. «Una vergogna» dicono gli operatori turistici. La neo soprintendente, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha un'emergenza in più da affrontare e da arginare. Per il sindaco Claudio D'Alessio «limitare l'accesso dell'area archeologica ad un numero minimo di ambienti, dopo i crolli e le inchieste giudiziarie, danneggia ulteriormente l'immagine della città». «Pompei si è candidata a diventare capitale europea del turismo - ha detto il primo cittadino - e come amministrazione stiamo affrontando sforzi economici notevoli per dotarla di tutti i servizi e i comfort necessari per un'accoglienza pari al suo eco mondiale. La soprintendenza dovrebbe fare lo stesso impiegando risorse umane ed economiche per offrire sempre di più ai turisti». Chiudere tredici tra le domus più suggestive non è, di certo, una buona pubblicità. Operatori turistici e imprenditori, la cui economia ruota intorno al business archeologico si dicono pronti a manifestazioni pubbliche per «convincere il governo a intervenire per reperire i fondi necessari per aprire totalmente la città eterna e non vietarla ai turisti».
Mancano i fondi per la vigilanza. Pompei, stop alle visite in tredici domus
Da oggi, tredici domus di Pompei sono chiuse a causa della carenza di personale e di fondi. L'accordo sindacale con la soprintendenza è scaduto il 31 dicembre e non ci sono più soldi per rifinanziare il progetto di vigilanza. Le domus chiuse sono tra le più belle e suggestive dell'antica città, tra cui gli Amorini Dorati, la casa dei Casti Amanti e la Fontana Piccola a Mosaico. La neo soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro ha un'emergenza da affrontare e da arginare. Il sindaco Claudio D'Alessio ha detto che limitare l'accesso all'area archeologica a un numero minimo di ambienti danneggia ulteriormente l'immagine della città.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo