L'assessore ai Lavori pubblici di Lipari: «Salviamo i progetti nel centro urbano» CHISSÀ, forse sarà tutta colpa della votazione notturna che alimenta sospetti e clima da congiura. Chissà, se il problema dello «sviluppo delle Eolie» fosse stato discusso e dibattuto con la serenità che l'argomento merita, invece di relegarlo nelle pieghe della non stop della finanziaria, forse oggi non staremmo a discutere della scandaloso tentativo di consegnare le Eolie alla cementificazione massiccia, strappando quelle «perle» alla tutela del vincolo paesaggistico dell'Unesco. Ma così vanno le cose siciliane ed oggi ci troviamo nel bel mezzo di un confuso assalto alla baionetta dove tutti sono contro tutti, le maggioranze si spaccano, persino il governo regionale non parla la stessa lingua e si fa strada l'idea di aver assistito all'ennesima «furbata». Il dibattito, per dirla con un eufemismo, sulla deroga al vincolo dell'Unesco, approvata dalla Regione Siciliana, sembra avviato a ripercorrere le stesse tematiche (persino in un clima analogo a quello maturato tra i cosiddetti «abusivi») dell'annosa questione delle costruzioni nella Valle dei Templi. Conseguenza, anche questa, dell'incauta collocazione politica assegnata alla questione dalla maggioranza dell'Ars che, maldestramente, ha discusso dello «sviluppo delle Eolie» in concomitanza di altri argomenti «scandalosi» come la proroga del condono edilizio, la riconversione delle strutture agricole in modo che possano anche diventare ville di civile abitazione e l'autentica «novità» dell'assalto ai commissari ad acta, invocati per aggirare i limiti dei piani regolatori e trasformare le aree di verde agricolo in terreni per cooperative edilizie. Ce n'è abbastanza per nutrire qualche sospetto. Adesso che la frittata è fatta, è pure difficile decifrarla. Cosa non semplice, perché nella terra di Pirandello ogni «verità» offre sempre più di un'interpretazione e la cosa semplice finisce per nasconderne un'altra meno semplice. In questo caso sembra di intuire che tutto il trambusto sullo «sviluppo delle Eolie», compresi il dibattito politico e persino la lite all'interno della maggioranza del presidente Totò Cuffaro, nasca da una reale esigenza -cioè elevare la capacità ricettiva alberghiera per far fronte alla richiesta dei turisti- che potrebbe, però, spalancare le porte ad una sorta di assalto senza regole, roba da «le mani sulle Eolie». Già dal 1997 erano state individuate alcune opere -specialmente di ampliamenti di strutture esistenti- inserite nel Patto Territoriale (concordato con tutte le parti sociali) condiviso dalla giunta di quegli anni che era di centrosinistra. L'intervento successivo dell'Unesco, che ha inserito le Eolie nella «World Heritage List», ha ovviamente bloccato ogni possibilità di progresso nella realizzazione dei progetti. Il provvedimento «notturno» della Regione, che concede una deroga seppure «condizionata ai pareri degli assessorati al Territorio e ai Beni Culturali», potrebbe funzionare -e ciò temono i detrattori dell'emendamento- da rottura degli argini per ogni malintenzionato. Un po' come accade in presenza dei condoni, quando si verifica la corsa all'abuso perché possa essere immediatamente sanato. Timori che resistono anche in presenza di posizioni ragionevoli, come quella espressa dall'assessore ai Lavori pubblici e all'Ambiente di Lipari, Mimmo Fonti, che difende la necessità di «fare qualcosa laddove non si va ad un forte impatto ambientale, anche per difendere i trecento posti di lavoro previsti dagli accordi dei Patti Territoriali». «Per esempio -aggiunge- mi risulta che siano ipotizzati molti lavori in zona del centro urbano, cioè non in riva al mare, dove il danno paesaggistico sarebbe indiscutibile». E per quel che riguarda il pericolo di un «liberi tutti» indifferenziato, l'assessore propone: «Invece di di dire no a tutto, si faccia una commissione anche con la partecipazione dell'Unesco. Una commissione che prenda in esame caso per caso e bocci senza pietà i progetti giudicati scandalosi». Di altro tenore la posizione di Nino Beninati, promotore dell'emendamento approvato. Anch'egli, ovviamente, difende la scelta della deroga attribuendola ad una precisa richiesta del sindaco di Lipari e quindi, in ultima analisi, dalla maggioranza della comunità isolana. Ma dalle sue parole, ecco il vizio siculo, traspa-re il dubbio che la posta in palio possa andare oltre gli accordi dei Patti Territoriali. «Ben altri -dice Beninati- sono i motivi che potrebbero indurre l'Unesco a cancellare le Eolie dalla World Heritage List». Si riferisce alle cave di pomice ancora operanti nell'isola? L'onorevole si abbandona al laconico «no comment», ma il tam-tam ha già detto che è quello l'argomento. Cioè il sospetto che la dismissione delle cave e dei magazzini (26000) metri quadri di coperto in riva al mare, possa essere usata come «merce di scambio» per una riconversione che non potrebbe non interessare il settore turistico e quindi gli alberghi, in una zona dove mancano strade, fogne e ogni infrastruttura. Insomma, le Eolie vanno difese: dalle finanziarie e dalle operazioni di «riconversione industriale».
Già nel 1997 ci fu un primo tentativo di lottizzazione edilizia. Le mani sulle isole in una strana votazione.
L'assessore ai Lavori pubblici di Lipari, Mimmo Fonti, ha espresso preoccupazioni sulla deroga al vincolo dell'Unesco per lo sviluppo delle Eolie, approvata dalla Regione Siciliana. Fonti sostiene che la deroga potrebbe essere usata per favorire la riconversione industriale e la costruzione di strutture turistiche, senza considerare gli impatti ambientali. L'assessore propone di creare una commissione con la partecipazione dell'Unesco per valutare i progetti caso per caso.
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