Buon Anno. Finito un decennio ecco che ne inizia un altro: 1-1-11. Quattro volte uno un segno che forse è veramente l'ora di cominciare da capo. Ma capire da dove partire non è così semplice. Proviamo dal valore delle cose. Per esempio l'archivio del Vasari . Stimato dallo stato 2.5 milioni di euro vuole essere comprato da un misterioso gruppo di Russi per 150 milioni. La domanda che sovviene è «Chi fa il furbo?». Certo i russi hanno un concetto del denaro diverso dal nostro. Per loro lasciare 4.000 euro di mancia ad un cameriere al Forte dei Marmi è come per noi lasciarne 40, ma che dico, come per noi lasciare 40 centesimi. Quindi i 150 milioni che sono disposti a sborsare per l'archivio saranno a dir tanto come 150 mila euro per noi. Possibile che i potenziali acquirenti siano però così smargiassamente idioti? Altra domanda: da dove arriva la cifra di 150 milioni ? Chi l'ha stabilita? Perché lo Stato non impone totale trasparenza su una transazione che se andrà a buon fine vedrà il nostro paese privato di un bene culturale unico al mondo ? Il nuovo anno potrebbe iniziare per il Ministero dei Beni Culturali, che esce fuori da un annata non certo positiva, con un gesto di forte chiarezza. Le regole, le leggi, ci sono perché ostinarci a rimanere in una zona giuridicamente e fiscalmente grigia quando tutto può essere fatto alla luce del giorno. I russi vogliono comprare l'archivio Vasari? Ok. Primo. Nomi e cognomi e provenienza dei fondi. Secondo. Cosa vogliono farne visto che in teoria l'archivio non può uscire dalla cassapanca che lo contiene. Certo il compratore russo potrebbe shakespearianamente portarsi via la cassapanca in modo che la legge non venga infranta. L'archivio rimane dove è ma il suo contenitore che forse non è sottoposto alla notifica dello Stato può uscire dall'Italia. Ora a parte gli scherzi il Mibac potrebbe usare un po' di fantasia. Quando fu fatto il restauro della Cappella Sistina un canale televisivo giapponese, i russi di quegli anni, finanziò il restauro per avere in cambio, un tot numero di anni, i diritti sulle immagini del capolavoro di Michelangelo. Una soluzione del genere si potrebbe pensare per l'archivio del Vasari. I russi se ci sono, se esistono davvero, se sono seri, potrebbero acquistare i diritti di riproduzione sull'archivio ad un prezzo più vicino alla realtà che alla fantasia. Mentre in cambio, i restanti fantasiosi milioni di euro, diciamo 145, verrebbero spesi per la costruzione di un centro studi ad Arezzo, una cassapanca più funzionale diciamo, dove l'archivio potrebbe essere digitalizzato e messo a disposizione degli studiosi e del pubblico. I russi, mentre si costruisce il centro, potrebbero anche avere il diritto di mostrare l'archivio in qualche museo del mondo. Se questa strada fosse percorribile si rispetterebbe la legge e si tutelerebbe il nostro patrimonio.