Parco etrusco chiuso al pubblico per un crollo in primavera, scavi fermi da anni: la rivolta dei dipendenti Il ministero taglia i fondi, il personale compra giacche scarpe e computer Mal comune. Sono senza divise tutti i dipendenti delle quaranta aree presenti in Toscana Strumenti di lavoro. «II monitor me lo sono portato da casa.. C'è il telefono, ma manca l'Adsl" Il ministero taglia i fondi per gli accessori e il personale compra il necessario di tasca propria. Accade nei siti archeologici della Toscana, dopo che i soldi per le divise promessi dal governo sono rientrati nei tagli alla spesa pubblica. A Roselle, Cosa e Ansedonia, flore all'occhiello dei reperti etruschi della Maremma, il personale della vigilanza dei siti è costretto a procurarsi a proprie spese giacconi e scarpe, a portare il computer da casa e a lavorare senza una linea adsl. Non solo: nel Parco di Roselle alcuni scavi sono fermi da anni e non c'è nessun contributo ministeriale per la tutela dei siti. Due mesi fa, la questione è arrivata fino a Firenze, nella sede della Sopraintendenza ai beni archeologici, dove è stato proclamato lo stato di agitazione del personale, «causa la mancata assegnazione delle divise del personale operante in tutte (quaranta circa ndr) le aree archeologiche della Regione», come recita la vertenza. Le Rsu e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil dell'intera Toscana hanno quindi chiesto all'amministrazione di far pressioni sul ministero per i beni culturali al fine di superare questa situazione. All'appuntamento era presente anche una delegazione delle sigle maremmane. «Prima, il ministero ha promesso i soldi per comprare le divise, dopo i preventivi di circa 30.000 euro forniti dalla Soprintendenza racconta Andrea Mazzi della Uil di Grosseto successivamente un decreto di Tremonti ha tagliato questo accredito». Può sembrare un problema da poco quello delle divise, ma non è così. «La divisa consente di essere immediatamente riconoscibile ai visitatori e ad eventuali malintenzionati, come vandali, tombaroli e bracconieri». Poi c'è anche la questione legata alla sicurezza. «Noi continua Mazzi lavoriamo in un'area di aperta campagna: se notiamo qualcuno mentre danneggia un bene archeologico, o anche soltanto un albero, come vigilanti interveniamo, ma non veniamo presi sul serio. Se chiediamo i documenti le persone domandano a che titolo lo facciamo. Dobbiamo contattare la polizia o la forestale, ma finchè non arrivano siamo noi ad avere a che fare con questi potenziali malintenzionati». Per di più, trattandosi di un'area di campagna, è chiaro che strade e passaggi siano caratterizzati da una folta vegetazione e da terreni sconnessi. Quindi, scarponi e giacconi sarebbero più indicati rispetto agli abiti degli addetti, destinati a rovinarsi durante il servizio. Dato lo stallo della vertenza, i lavoratori non escludono «più incisive forme di lotta». «Torneremo sulla questione entro fine gennaio per valutare il da farsi» dice il sindacalista. Che non esclude la possibilità di uno sciopero. Ma le divise sono soltanto uno dei molti punti nella lista dei problemi dei siti archeologici maremmani. Sebbene esclusa dal tavolo della vertenza («la priorità sono le divise» dice Mazzi), c'è la carenza di materiale tecnologico per far fronte al servizio. Ad esempio, non ci sono i computer. «Il monitor me lo sono dovuto portare da casa» dice Maria Grazia Sbardella, addetta alla vigilanza. L'unico computer presente nella sala operativa, infatti, è stato portato da un dipendente del Parco per metterlo a disposizione di tutti i colleghi. Il telefono c'è, ma manca una linea adsl per accedere a internet. «Sono anni che va avanti questa storia spiega Mazzi La soprintendente ha spesso scritto per portare all'attenzione del ministero questi problemi. Ma dopo tante promesse, non è stato fatto niente. Il ministro ci ha presi in giro». Se questi sono i problemi degli addetti ai lavori, ci sono poi quelli che riguardano l'area archeologica del parco. A primavera è crollata una porzione delle mura ciclopiche a Roselle: il sito è stato chiuso al pubblico per ovvi motivi di sicurezza e ad oggi non è stato ancora riaperto. «Abbiamo chiesto i fondi al governo, tramite la Soprintendenza continua Mazzi ma ci sono stati negati». In più, ci sono alcuni scavi fermi da anni. «Non è possibile che una risorsa come l'area di Roselle, che dovrebbe essere considerata una priorità, venga abbandonata così» dice Laura Bernardini, guida turistica del parco.
A Roselle l'archeologo fai da te
Il personale dei siti archeologici della Toscana, in particolare del Parco di Roselle, è stato costretto a procurarsi a proprie spese giacconi, scarpe e computer per svolgere il proprio lavoro. Il ministero ha tagliato i fondi per gli accessori e il personale ha dovuto acquistare i materiali di tasca propria. I lavoratori hanno chiesto al governo di far pressioni sul ministero per i beni culturali per risolvere la situazione. La divisa consente di essere riconoscibile ai visitatori e ad eventuali malintenzionati, e la sicurezza è un problema importante in un'area di aperta campagna. I lavoratori non escludono più incisive forme di lotta.
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