La vicenda di Napoli, degli artisti che minacciano di ritirare le loro opere dal Museo di arte contemporanea, i1 Madre, perché non vogliono che tra gli sponsor del Museo ci sia un'azienda, la Mbda, che produce tra l'altro missili da guerra, ha riacceso antiche questioni e antiche dispute. Peccato che non se ne sia poi saputo più niente, e che tutto taccia. Forse, nel caso specifico, la cifra offerta dallo sponsor era così bassa, che non avrebbe comunque cambiato nulla; forse l'azienda ha ritirato l'offerta, e buonanotte! Il Museo resta con le sue opere e il suo deficit. Ma il rapporto arte-soldi avrebbe meritato, ancora una volta, che se ne parlasse in modo non superficiale. Si sarebbe potuta approfondire, per esempio, la distinzione tra soldi puliti e soldi sporchi: quando i soldi possono dirsi puliti? Esistono i soldi puliti? (La risposta a quest'ultima domanda è: non esistono. In un biglietto da cento euro ci sono, concentrate, tutte le attività umane del pianeta, dalle più criminali alle più nobili). Ci si sarebbe potuto chiedere: sono i soldi, il problema, o chi li dà? Io, artista, non posso prendere i soldi di chi fabbrica missili, e invece posso prendere quelli di chi fabbrica computer? Ma i computer, poi, servono a guidare i missili... Si potevano riproporre le vecchie domande, come i personaggi di Beckett in Finale di partita: «Mi piacciono le vecchie domande. Ah, le vecchie domande, le vecchie risposte... Cosa c'è di più bello?».