Ma Berlusconi prepara il colpo: dieci nuovi deputati e a Rutelli il ministero di Bondi ROMA. «Un anno così non lo reggiamo. Come possiamo fare le Riforme con questi numeri?»: Umberto Bossi, ieri mattina, ha bruscamente interrotto la tregua natalizia, per riportare i Palazzi della politica con i piedi per terra. Ed ha anche risposto, direttamente, al premier, Silvio Berlusconi, che solo due giorni fa, in un messaggio di auguri dagli schermi di Canale 5, aveva manifestato tutto il suo ottimismo per la tenuta della maggioranza: «Sono certo che in Parlamento ci saranno le condizioni per portare a termine il nostro programma di governo». Il leader leghista è scettico sulla possibilità di metter mano a qualsiasi tipo di riforma senza essere prima passati per un turno elettorale, ma ieri, in serata, ha parzialmente corretto il tiro dicendosi «abbastanza ottimista» sulle sorti del governo. «Se poi ci sono anche i numeri di santo Berlusconi...» ha aggiunto. E ancora: no all'Udc nel governo, «semmai possono venire eventualmente alcuni uomini ex Udc». Infine, la lettura del Senatur sull'uscita di Fini dalla maggioranza:«Si è allontanato perché sapeva o aveva garanzie che non si sarebbe andati ad elezioni». Intanto, nelle prossime ore, dovrà essere sciolto il nodo che riguarda la forza numerica della maggioranza, soprattutto alla Camera. Il 12 gennaio, alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa di fine anno, a Montecitorio la riunione dei capigruppo deciderà la calendarizzazione della mozione di sfiducia per il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Alla fine del mese altra scadenza cruciale: l'approvazione del decreto Milleproroghe. Il centrodestra parte dal 314 voti raggiunti in occasione del voto di fiducia di metà dicembre. Non sono sufficienti per garantire né il salvataggio del coordinatore del Pdl, e neppure la trasformazione in legge del decreto. Berlusconi, nei giorni successivi alla fiducia, si era mostrato ottimista: si era detto certo che buona parte dei finiani transfughi sarebbe rientrato nella maggioranza, e che altri esponenti dell'attuale opposizione si sarebbero mostrati «coscienziosi». I tam tam di Palazzo Chigi indicano un nuovo apporto di otto, forse anche dieci deputati alla maggioranza. Ma, per ora, nessuna conferma. Anzi: più forti arrivano le voci di possibili dimissioni di Bondi dalla carica di ministro prima di una votazione che potrebbe essergli fatale. In realtà Berlusconi pensa ad un nuovo colpo di scena: l'offerta della poltrona di ministro dei Beni Culturali a Francesco Rutelli. Sarebbe una risposta alla richiesta di dialogo avanzata dai centristi. Al momento l'offerta non è stata ancora formalizzata e, se e quando lo sarà, Rutelli, prima di rispondere, si consulterà con l'alleato Casini. Un "sì" aprirebbe uno scenario nuovo, un "no" lascerebbe le cose come stanno. E darebbe corpo a tutti i dubbi di Umberto Bossi. «Così non credo che il governo possa andare avanti per un anno ha detto "il senatur", ieri mattina, nel primo comizio dell'anno a Ponte di Legno Come fa, ad esempio, il povero Tremonti a fare la riforma fiscale in questa situazione? È inutile fare chiacchiere, ci vogliono i numeri in Parlamento». Per Bossi, il passaggio elettorale appare inevitabile: «Le riforme che chiede il presidente Napolitano sono difficili da fare prima di essere tornati alle urne: per fare grandi cose occorrono grandi numeri. L'uscita di Fini dalla maggioranza, ad esempio, ci creerà gravi difficoltà soprattutto in Commissione Bicamerale e quella Bilancio». Nessun dubbio, invece, sulla riforma federalista. «Su questo non ci sono dubbi: si fa, o la legislatura finisce, perché vengono meno le nostre ragioni di permanenza in Parlamento».