Il presidente di Confcommercio: «Si penalizza l'indotto». Sindaco e sovrintendente plaudono VERONA «Cari ministri, se strangolate la lirica in Arena finirete per farvi del male da soli, basta fare il conto di quanti milioni perderete per il calo delle tasse che vi paghiamo». Verona fa quadrato attorno all'Arena I tagli ai finanziamenti per la lirica, decisi con il mancato reintegro del Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) sembrano aver convinto l'intera città a scendere in campo in difesa della sua attività culturale più conosciuta nel mondo. Lo aveva fatto il mondo politico, con le dichiarazioni bipartisan di parlamentari del centrodestra (la pidiellina Cinzia Bonfrisco e il leghista Alessandro Montagnoli) e del centrosinistra (Gianni Dal Moro e Giampaolo Fogliami, del Pd). Ora tocca al mondo economico, che va al contrattacco con una presa di posizione di Paolo Arena, presidente di Confcommercio e membro del cda della Fondazione Arena In una lettera ai ministri Giulio Tremonti (Tesoro), Sandro Bondi (Beni culturali) e Maria Vittoria Brambilla (Turismo), oltre che al presidente di Confcommercio-Imprese per l'Italia, Carlo Sangalli, Arena spiega perché quei tagli sarebbero un disastro per l'economia veronese ma anche un boomerang per il governo, visto che i guai causati all'economia veronese si tradurrebbero in milioni di euro di minori entrate fiscali per lo Stato. I rischi Arena spiega che i tagli alla lirica areniana «sono incondizionati e insostenibili: i 16,6 milioni di euro finora stanziati dallo Stato sono infatti destinati a ridimensionarsi a 14,3 milioni di euro nel 2010 e, addirittura, a 9 milioni di euro nel 2011. Un abbattimento pesante - sottolinea Arena - che metterebbe in discussione il Festival lirico areniano e quindi il patrimonio culturale ma anche turistico della città», visto che proprio la stagione lirica «permette a Verona di essere la quarta città turistica d'Italia». Da quei tagli, spiega il leader di Confcommercio, deriverebbero inevitabilmente tagli di posti di lavoro, «con il rischio di iniziative clamorose tali da compromettere irrimediabilmente l'immagine della Stagione lirica». Di qui un inevitabile «effetto boomerang sotto forma di minore gettito trasferito dalle imprese veronesi allo Stato a seguito degli inevitabili minor introiti. Si tenga conto - ricorda Arena . che uno studio effettuato dall'Università di Verona stima che l'indotto garantito dal Festival Lirico si aggira sui 40o milioni di euro e quindi compromettere il funzionamento di una "industria" così florida potrebbe avere conseguenze davvero disastrose». Il sistema implode Di qui la richiesta di un intervento immediato da parte del governo. Richiesta immediatamente condivisa sia dal sindaco Flavio Tosi che dal sovrintendente, Francesco Girondini. Il quale sottolinea come siano cambiate le cose rispetto ad analoghe rivendicazioni partite in passato da Verona. «Quello odierno - spiega - non è più un problema della sola Fondazione Arena, ma di tutte le Fondazioni italiane messe a rischio di chiusura Questo mondo si è retto da sempre sul contributo pubblico e se questo viene meno in misura così rilevante è naturale che il sistema imploda, con buona pace di chi pensa di attribuire al sottoscritto la causa di tale situazione . Milioni in fumo Tosi da parte sua spiega perché «per lo Stato tagliare i finanziamenti alla Fondazione Arena, oltre che ingiusto, è anche, conti alla erano, un boomerang. Attraverso il fenomenale indotto, stimato in circa 400 milioni di euro, generato dal Festival lirico areniano - aggiunge Tosi - lo Stato incassa annualmente circa 40 milioni di Iva, una cifra enormemente superiore ai risparmi (2 milioni e 300mila euro nel 2010 e 7 milioni e 600mila euro nel 2011) che realizzerebbe attraverso i tagli al FUS». Il sindaco ringrazia anche Franco Zeffirelli «per aver ricontato a tutti - dalle pagine del Corriere di Verona - che lo Stato, per giunta, dall'Iva della vendita dei biglietti per gli spettacoli areniani ricava annualmente altri 2,53 milioni di curo». «Il governo deve rendersi conto - conclude Tosi - che l'Arena di Verona rappresenta un caso assolutamente unico, che genera non perdite ma introiti per lo Stato: tagliare per Verona il Fus per far quadrare i conti pubblici equivale a gettar via con l'acqua sporca anche il bambino».