L'ex sovrintendente di nuovo a Trieste, ma come responsabile regionale dei Beni culturali La Galleria nazionale d'arte antica? Se la soluzione fosse quella di farla tornare a palazzo Economo ne sarei felicissimo: preferisco spostare uomini piuttosto che opere d'arte Usa una metafora calcistica per illustrare il modo in cui vuole intendere il proprio ruolo: «Sarei innanzitutto molto felice di riuscire a vedere una partita corretta, con moltissimi gol da una parte e dall'altra. Vorrei poter dire un giorno di essere riuscito a non fischiare quando avrei potuto farlo, ma forse era il caso di vedere una bella azione». Dice così Giangiacomo Martines, che dopo sei anni è tornato a Trieste non da sovrintendente, ma come direttore regionale dei Beni culturali. Per lui dunque «un compito di arbitro e di servizio», giacché «non mi ritengo il generale dei diversi colonnelli: i sovrintendenti sono generali ai quali va conferita e attribuita dignità e autonomia, anche nelle scelte operative. Mio compito sarà,poter garantire la dialettica affinché un sovrintendente si possa esprimere al meglio per la tutela ma anche per gli indirizzi positivi che intenderà attribuire», spiega Martines citando come punto di riferimento Antonio Paolucci, già ministro ai Beni culturali e ora direttore dei Musei vaticani. Direttore Martines come ha visto Trieste al suo ritorno dopo sei anni? Una città bellissima, ordinata, dove si fa gran manutenzione. Dal 2004 non è cambiato molto... Ma gli anni trascorsi sono pochissimi. Comunque delle novità ci saranno e le scoprirò a poco a poco. Intanto la Sovrintendenza è stata declassata in fascia B. Questi giudizi riguardano più la necessità di organizzazione di bilancio a livello ministeriale, tenuto conto delle economie necessarie nella spesa pubblica in Italia. Poi in regione la Sovrintendenza è la Sovrintendenza, indipendentemente dalla sua classificazione... Ma lei trova giusto questo declassamento? Dico che la Sovrintendenza del Friuli Venezia Giulia ha dignità pari a quella di tutte le altre. Ci sono però meno fondi, e il personale - commento ricorrente - è ridotto all'osso... La spesa pubblica non consente di intervenire così come tutti vorrebbero. Quanto al personale è un problema di tutti gli uffici culturali in Italia, non solo a Trieste. Ci si augura che possano venire anni di migliore abbondanza. Più che i numeri risicati, comunque, il problema vero è che ci sono persone di grande qualità che si avvicinano ai limiti di età, ma oggi non hanno al fianco dei giovani ai quali consegnare questa esperienza, 1'esperienza del come fare. Torniamo a Trieste. Uno dei temi più discussi è rappresentato dal Carciotti. Il sovrintendente Caburlotto ha detto che non pensa più a quel palazzo per collocarvi la Galleria nazionale d'arte antica, non avendo assicurazioni sul futuro dell'immobile. C'è davvero il pericolo che i fondi stanziati per il restauro da Arcus, la partecipata del ministero, vadano perduti? Penso che il pericolo sia fondato. Innanzitutto dobbiamo riconoscere al sindaco Dipiazza e all'ex direttore regionale Di Paola di avere avuto un'idea eccellente nell'elevare il Carciotti a destinazione pubblica e museale: per la sua qualità architettonica e la sua collocazione, quel palazzo ha tutte le caratteristiche per divenire un centro di cultura sulle Rive, un piccolo Louvre. E Arcus ha manifestato subito apertura e disponibilità grandi. D'altra parte le preoccupazioni di Caburlotto sono fondate e giuste, giacché la Galleria d'arte antica oggi non è visibile. Vedremo di coniugare le diverse istanze, cioè di capire assieme alla Sovrintendenza cosa si riesca a fare con il finanziamento disponibile, e quando si potrà avere pronto un primo lotto del Carciotti da destinare ad attività museali. E' questo il nodo che a inizio anno andrà sciolto. Ma l'intesa Comune-Beni culturali era legata al restauro dell'intero palazzo. Poi il Comune sul centro congressi si è tirato indietro. Adesso ha stanziato 900 mila euro per il restauro. Solo per il tetto. E' già una cosa. Ed è importante. In questa nostra economia poco ricca vengono premiati i progetti cantierabili in tempi brevi, che consentono di produrre quanto prima nuova economia dei beni culturali. Il Carciotti, così come Porto Vecchio, è una grandissima risorsa per la città. Indipendentemente dalla Galleria d'arte antica o dal centro congressuale, la destinazione da raggiungere è prevalentemente culturale: cerchiamo di far sì che questo obiettivo sia raggiunto. Mi recherò personalmente a Roma per verificare la situazione con Arcus. Ma come detto, non credo che il problema di Arcus sia di comprendere le destinazioni dell'immobile, ma di vedere obiettivi raggiungibili secondo un cronoprogramma definito. Sentirò i sovrintendenti, e quando avremo fatto chiarezza all'interno della Direzione regionale su obiettivi e oggettive difficoltà del cantiere, vedremo di concordare un itinerario con il Comune. Comune che con i 900mila euro stanziati mi pare abbia fatto una parte molto importante, mentre la Sovrintendenza ha condotto un bel lavoro di restauro delle facciate. Sinora le operazioni sono state positive nella direzione della conservazione del bene. Sui grandi edifici antichi va pensato di consolidare e rendere agibile innanzitutto la parte antica, quello cioè che c'è. Poi andranno viste eventuali integrazioni. A proposito di Galleria d'arte antica, fu un errore a suo tempo sradicarla da palazzo Economo per far spazio a uffici? Io ho vissuto quei momento, c'era allora la necessità di costituire la Direzione regionale che rappresentava il ministero dei Beni culturali e aveva bisogno di una leggibilità immediata: allora forse non la si poteva collocare da un'altra parte. Oggi si sa cosa è la Direzione regionale. E la Galleria d'arte antica a palazzo Economo stava bene, ne era la storia. Ecco, se la soluzione fosse quella di far tornare la Galleria qui in piazza della Libertà ne sarei felicissimo: tra lo spostare uomini, carte e scrivanie e il togliere spazi a opere d'arte, io sono per lo spostare scrivanie. Dobbiamo comunque pensare che la collezione possa arricchirsi con lasciti o anche comodati d'uso, per i quali pure potrebbe essere un punto di riferimento. Veniamo a quello che anni fa ormai il sindaco Dipiazza definiva il "Triangolo delle Bermude" riferendosi alle difficoltà nel pensarne un utilizzo armonico: ex Pescheria, ex Magazzino vini, ex Bianchi. Lei tra l'altro, all'epoca perplesso, volle che sull'abbattimento della piscina fosse Roma a esprimersi. La piscina era un punto di riferimento storico anche nella storia del nostro agonismo. La scelta dell'amministrazione comunale fu di privilegiare il paesaggio delle Rive nel senso della continuità. Del resto, negli anni Sessanta eravamo molto più moderni: l'inserimento di volumi fuori scala ci piaceva, come le macchine con le code. Oggi siamo postmoderni è cambiata la nostra estetica, siamo alla ricerca di una continuità graduale della città. Il risultato in quella zona è di una visibilità continua delle Rive. Uno spazio in attesa di qualche ulteriore invenzione. E l'ex Magazzino vini? Finalmente, dopo anni, i lavori sono partiti. Un progetto che porti a conclusione questo brano di città, che lo inserisca in un circuito di cultura, aperto magari anche ai giovani... Sono tutti elementi positivi. Del resto, è preferibile impiegare un tempo lungo se poi il risultato è quello di Rive più belle di prima, che funzionano bene. Quanto all'ex Pescheria, anche qui vedrei tutto in positivo. E' stata restaurata, e molto bene, e io stesso vi ho visto delle bellissime manifestazioni. Il problema forse è inventare oggi una gestione di questo spazio molto attrezzato, bello, centrale. Ecco, così come accaduto per le Scuderie di Miramare, sulle quali fu condotto un restauro di grande abilità e che oggi sono realmente efficienti, serve un cartellone che possa riempire un grande teatro che funziona. E' un problema di industria culturale: mi farò portavoce della nostra disponibilità in questo senso con il direttore generale della valorizzazione del patrimonio, Mario Resca. Altro polo, il castello di Miramare: dalle Scuderie appunto al parco, che avrebbe bisogno di fondi per la manutenzione. Ecco, il parco: qui la risorsa economica è un problema. Sono questi i denari che mancano rispetto alle idee. E arriviamo a Porto Vecchio, su cui l'allora sottosegretario Sgarbi pose dei vincoli. Il sovrintendente Luca Rinaldi ha avanzato perplessità sul progetto, paventando cementificazione eccessiva. Non ho visto nel dettaglio il progetto. Naturalmente il sovrintendente ha espresso il parere dell'ufficio per la tutela dei siti: non ravviso in queste sue parole un atteggiamento contrario, semmai una attenzione ai modi di intervenire soprattutto nelle nuove aggiunte. Mi sembra un atteggiamento corretto, di grande prudenza, perché è giusto fare del nuovo e investire a condizione che non si perda la qualità del paesaggio storico. Il contribuito della Sovrintendenza, ne sono convinto, sarà positivo. Intanto ho visto il Magazzino 26 restaurato: un esempio di come sia stata impegnata una cospicua risorsa pubblica per un restauro conservativo acquisendo un immenso patrimonio che pareva un vuoto a perdere ed è invece diventato modello fondamentale, l'esempio da seguire. Ma mi sembra che da parte di tutte le forze ci sia grande equilibrio. Rinaldi ha detto però che dal punto di vista delle tutele Porto Vecchio non è «in sicurezza». Faremo una verifica, ma ricordo che i vincoli erano operanti ed efficaci. A proposito, in un magazzino di Porto Vecchio il Comune custodisce quantità di masegni. E intanto periodicamente riaffiora la polemica sul loro scarso riuso nelle ripavimentazioni cittadine. I masegni sono sempre stati concepiti come pavimentazione bellissima ma soggetta a consumo, al contrario - ad esempio - dei mosaici romani. Da una parte dunque la loro sola movimentazione comporta una percentuale di perdita. Dall'altra, quando si sostituisce un masegno va trovato del materiale della stessa bellezza e qualità come è stato fatto, con ottimi risultati, in piazza della Borsa. Possiamo pensare a spazi che abbiano una pavimentazione moderna e avere poi un bacino per i masegni laddove vi siano delle parti antiche. Quali, intanto, i temi più urgenti a livello cittadino ma anche regionale? Sono un novizio del ruolo, non ho ancora avuto tempo di vedere. Un tema importante da sviluppare sarà comunque il piano paesaggistico del Friuli Venezia Giulia. Poi c'è Aquileia, una delle rare Fondazioni avviate in Italia: il progetto darà grandi frutti. Tutta la regione del resto è ricca di tantissime testimonianze della storia, anche recente, che le nostre terre non devono perdere: mi adopererò per questo. Non credo comunque ci siano grandi problemi e criticità, in una regione dove il paesaggio è molto bello e curato da amministratori di comuni ed enti locali che si fanno interpreti di esserne essi stessi per primi i proprietari. E Trieste? Devo confrontarmi con il sindaco, vedere in quali argomenti la Direzione regionale possa contribuire ad arrivare al raggiungimento di obiettivi. Io sono pronto a farlo. Giangiacomo Martines bolognese del 1949. Dal 1977 al 2002 ha lavorato alla Sovrintendenza archeologica di Roma. Dal 2002 al 2004 sovrintendente a Trieste, è passato poi ad altre regioni ed è stato ispettore centrale. Da dicembre è direttore regionale dei Beni culturali