Cuffaro la sconfessa. L'assessore al Territorio: "Votata per sbaglio". Bono e Vizzini attaccano la legge. È già pronta una pioggia di ricorsi "Il peggior servizio che si potesse fare all'immagine della Sicilia". Protestano i sindaci dell'arcipelago. Alle Eolie gli Ispettori dell'Unesco Gli ispettori dell'Unesco arriveranno alle Eolie per valutare i progetti dei nuovi otto alberghi autorizzati dalla legge varata dall'Ars. Saranno loro a stabilire se l'arcipelago potrà continuare a essere qualificato come "patrimonio dell'umanità". Intanto è bufera nel centrodestra. Il presidente della Regione Salvatore Cuffaro sconfessa la norma («la scelta del governo resta quella annunciata, ho dato mandato alle sovrintendenze di vigilare per evitare scempi»), l'assessore al Territorio Francesco Cascio dice no alla costruzione degli hotel e rimanda tutto a una conferenza dei servizi. Gli abitanti delle isole si dividono sulle strutture nella zona vincolata. La parola passa al commissario dello Stato che potrebbe impugnare la norma. LIPARI L'Unesco invierà i suoi esperti per valutare i progetti di nuovi alberghi autorizzati dalla Regione nelle Isole Eolie, che fanno parte del Patrimonio dell'umanità dell'organizzazione culturale dell'Onu. Il pool di tecnici avrà il compito di controllare, insieme ai rappresentanti della commissione italiana dell'Unesco, se gli otto interventi previsti dall'Ars in deroga al piano paesistico rientrano nelle aree tutelate dall'organizzazione. Ma sulla questione lo scontro politico nel centrodestra, con l'assessore al Turismo Fabio Granata leader della protesta, resta aperto. «La norma era stata ritirata. Questa era ed è la linea del governo che presiedo» dice secco il governatore Salvatore Cuffaro, bocciando così il voto dell'aula, che per Cuffaro però «resta sovrana». «Alzeremo, se possibile ancor più, il livello di vigilanza prosegue Cuffaro e non consentiremo che alcuno scempio venga consumato né alle isole Eolie, né in altri luoghi della Sicilia. Ho già allertato l'assessorato all'Ambiente e le sovrintendenze». E il numero due di Palazzo d'Orléans, l'assessore al Territorio Francesco Cascio, afferma che «ai voti doveva essere messo l'emendamento che sopprimeva la norma. In realtà, nella concitazione dei lavori d'aula, il presidente ha chiesto di votare sul mantenimento dell'articolo. Ecco perché anche esponenti dell'opposizione, presi alla sprovvista, hanno votato a favore della deroga». Pippo Naro, parlamentare Udc alla Camera, gli dà man forte e parla di «allarmismo eccessivo», mentre il senatore forzista Carlo Vizzini, afferma che la norma sia «uno dei peggiori servizi resi all'immagine della Sicilia», alla luce dell'ipotesi di uscita dell'arcipelago dal patrimonio dell'Unesco. Plaude a Vizzini il rappresentante siciliano di Italia dei Valori, Salvo Raiti, mentre An ribadisce la sua posizione contraria: il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono si dice pronto a intervenire anche con le vie giudiziarie per «impedire gli effetti perniciosi della norma». La via del ricorso al commissario dello Stato sarebbe quella che vorrebbe percorrere anche l'Unesco, alla quale ha rivolto un appello il presidente nazionale di Legambiente, Roberto Della Seta. Anche Wwf e Italia Nostra chiedono alla Regione di tornare sui propri passi. Il centrosinistra si scaglia compatto sul provvedimento. Il responsabile per l'Ambiente dei Ds, Walter Bellomo, punta il dito sulla norma che non rende obbligatoria la valutazione di impatto ambientale per i piani regolatori in itinere. «Un'offesa a quell'ambiente che tutto il mondo ci invidia» dice il diessino Giovanni Villari. «Il governo Cuffaro mente ai siciliani. Da una parte dice belle parole sul turismo e sull'ambiente, dall'altra porta avanti soliti affari e clientele giocate a scapito del nostro paesaggio», attacca un altro diessino, Roberto De Benedictis. Per Egidio Ortisi, capogruppo della Margherita per l'Ulivo all'Ars, «la lobby dei cementificatori ha solo fatto la prova generale per il riordino delle coste, che sistemerà tutte le porcherie commesse in questi ultimi decenni». «I deputati che siedono sugli scranni di Palazzo dei Normanni non meritano le straordinarie bellezze della nostra isola e sono indegni di rappresentare il popolosa storia e il patrimonio artistico e ambientale della Sicilia» afferma Giusto Catania, segretario regionale di Rifondazione Comunista. Ma cosa dicono gli eoliani di questo provvedimento? Felicino Famularo, maestro elementare simpatizzante di Forzaltalia, è sintetico: «Bisogna costruire. Costruire ovunque. La dobbiamo smettere di considerare l'arcipelago mummificato. Sembra un ospizio. Che ben vengano gli alberghi». La sua è una delle poche voci in disaccordo rispetto a quanto si sostiene nel resto delle Isole. La stragrande maggioranza sostiene che «sarebbe delittuoso mortificare ancora di più il nostro arcipelago». «Siamo schiacciati dal cemento. Ora dice Patrizia Palamara pare proprio vogliano affogarci in questo cemento. Le Eolie sono patrimonio dell'umanità, e se costruiamo quegli alberghi, rischieremo di essere cancellati». Tantissimi i giovani non favorevoli all'edificazione di quegli alberghi. E i tre sindaci di Salina, Livia Coppola, Virgilio Ciampi e Antonio Podetti, rifiutano ogni ipotesi di cancellazione dell'arcipelago dalla lista del patrimonio dell'umanità: «Che c'entriamo noi? Qui non è prevista alcuna costruzione. Perché dobbiamo fare le spese di scelte sbagliate compiute da altri?», si chiedono.
la Repubblica
24 Ottobre 2004
Le Eolie spaccano il centrodestra
LU
Luigi Barrica
la Repubblica
Il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro ha sconfitto la norma che autorizzava la costruzione di nuovi alberghi nelle Isole Eolie, che fanno parte del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco. L'assessore al Territorio Francesco Cascio ha votato a favore della deroga, ma Cuffaro ha bloccato il provvedimento. I sindaci delle isole si sono divisi sulle strutture, con alcuni che sostengono che sarebbe delittuoso mortificare ancora di più il loro arcipelago. L'Unesco invierà i suoi esperti per valutare i progetti di nuovi alberghi autorizzati dalla Regione.
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